Numero: 2 -Gennaio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci Web
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Dare a tutti un'altra possibilita'
Non è anche questo il compito della scuola?
di Rossini Simonetta - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola
L'anno in cui conobbi A . avevo una seconda a Tempo Pieno.
Lui stava nella classe di fronte alla mia, una terza.
Veniva da un'altra scuola e non si era mai inserito nella nuova. Le insegnanti dicevano che non sapeva fare quello, non sapeva fare questo...
Se ne stava lì seduto senza partecipare. Ad un certo punto ha iniziato a "farsi notare": botte, tentate uscite dalla finestra, ore passate fuori dalla porta sputando o minacciando quelli che passavano per andare in bagno.
Aveva due fratelli "handicappati" (allora non si chiamavano "diversamente abili") e viveva in una situazione familiare difficile: diventò pure lui un caso e passò l'anno così...
Una volta riuscii a farlo entrare nella mia classe e lo feci "giocare" ad incollare dei chicchi di riso colorati per formare un disegno...Il giorno dopo entrò di nuovo....mi aveva portato delle foto: c'era lui vestito da angelo durante una recita dell'asilo. Era bellissimo ...così diverso dal "caso" che era diventato adesso...
Alla fine dell'anno fu bocciato.

Fu inserito in una terza a "tempo normale": 3 volte a settimana, alle 14, seguiva una terapia, come i fratelli. Il primo giorno di scuola, alle 10, lo vidi uscire con la madre, arrabbiatissima. Non era voluto neanche entrare in classe. L'insegnate aveva detto alla signora, davanti a lui, che aveva già tanti bambini che andavano seguiti e che lui, si sapeva, era un caso difficile... Neanche con le botte la madre era riuscita a farlo entrare in classe.
I giorni seguenti entrò spostando il suo banco davanti al muro così da guardare la parete piuttosto che tutti gli altri.
Dopo una settimana il Dirigente Scolastico lo portò senza preavviso in classe mia anche se non avevo ancora una collega definitiva e quella era una classe a TP non adatta, come orario, ad un bambino che 3 volte a settimana usciva alle 13,30.
Mentirei se non dicessi che mi spaventai: spiegai comunque ad "A" che ero contenta di averlo in classe ma anche che in quella classe c'erano delle regole che anche lui doveva rispettare. Disse che lo avrebbe fatto....e lo fece... Per parlare dei tre anni che abbiamo passato insieme ci vorrebbero ore. Quando arrivò non sapeva ne leggere ne scrivere. La prima volta che ha letto a voce alta , con mille incertezze, la classe ed io non sapevamo se ridere o piangere: è stato commovente...
È riuscito a "fare" , anche se lentamente, perché non è stato mai lasciato solo, le sue difficoltà sono state "accettate" e si è lavorato insieme per superarle.

Talvolta i bambini si comportano come erroneamente "noi li vediamo": dei casi irrecuperabili. Anche in situazioni "normali" dobbiamo evitare di "etichettarli": "sei sempre il solito", "sei sempre tu.." " lo sapevo che avresti sbagliato"..
Se vogliamo fare a pezzi la loro autostima continuiamo a fare così: se sbagliano una, due, tre volte facciamogli intendere che non sanno e non possono fare di meglio....
E' questo che vogliamo come "formatori" ? Spero proprio di no...
Come possiamo aiutarli? Quale strategie adottare in classe per farli crescere?
Prima di tutto vanno date delle regole ben definite e deve essere chiaro per tutti che vanno rispettate. Ma come si riesce a farle interiorizzare e come agire nel caso non siano rispettate come naturalmente accade? Accettando la trasgressione come "errore" con molta naturalezza. Se fanno qualcosa che non va, con i miei alunni non alzo mai la voce. Mi fingo sorpresa di quanto hanno fatto e do per certo che hanno "commesso un errore". "Hai dato una spinta al compagno? Ti sei sbagliato vero? Non ti preoccupare, capita, sono sicura che puoi evitare in futuro di ripeterlo..".
Gli eventuali "provvedimenti" nel caso che il fatto si ripeta vanno "menzionati" con calma e con una certa ironia.
"Forse non hai avuto tempo per pensare a come fare meglio? Puoi usare il tempo della ricreazione per riflettere...stai tranquillo: i tuoi compagni riusciranno, anche se a malincuore, a giocare senza di te..".
Dopo un po' viene a dirti che ha capito...chiede se può tornare a giocare con gli altri....e tu , come insegnante , gli dai un'altra possibilità.
Se dovevo uscire un momento dalla classe, dopo aver chiesto chi si sentiva così in gamba da riuscire a stare composto , a non alzarsi dal banco, mi sentivo sempre chiedere da qualcuno se poteva scrivere i cattivi alla lavagna?
"Come cattivi? Che vuol dire?"
"Quelli che parlano.. quelli che si alzano!!" ti senti rispondere in coro.
"Che me ne faccio dei loro nomi alla lavagna? Non li voglio proprio vedere quelli che non rispettano le regole.. Avrei bisogno, invece, dei nomi di chi sta proprio composto così avrò una lista di aiutanti per quando dovrò fare le fotocopie, cercare una collega o distribuire i libri e i quaderni.. "
Immediatamente si fa silenzio....sono tutti attenti... Si mettono lì, tutti fermi, tutti composti. Dimenticavo.. non devono stare zitti.. anzi... devono però riuscire a parlare a voce bassa.

Anche gli insuccessi nel lavoro vanno gestiti da noi insegnanti con molta attenzione.
A volte si deve ricominciare da capo con pazienza , adottando tutte le strategie possibili...dal piano di lavoro individualizzato alla semplificazione delle consegne....
Quando A. è venuto in classe mia avevo una terza ma con lui ho ricominciato dalle sillabe...e se non gli avessi dato un'altra possibilità avrebbe vissuto le sue successive esperienze scolastiche da " fallito"...come qualcuno aveva cercato di farlo sentire.
Ogni nostro intervento educativo deve evitare di "etichettare" i bambini : ogni errore gli deve essere " restituito" perchè lo possano rielaborare in qualcosa di positivo. L' errore è qualcosa che gli appartiene : hanno il diritto di riaverlo indietro per " aggiustarlo" come se gli restituissimo un gioco rotto per farglielo riparare, affinché funzioni di nuovo.

Ad ogni bambino dobbiamo rispetto: a nessuno dobbiamo rimandare il ruolo dell'incapace, del non essere bravo a far niente....
In fondo tutti i bambini si comportano come pensiamo che siano: pieni di capacità e risorse!!

Simonetta Rossini Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi - Roma
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