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n. 49 gennaio 2015
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Dare forza ai giovani
"Un uomo così" intervista ad Agnese Moro
di Riccardi Barbara - L'intervista
Circa quattro anni fa ricevo l'invito per andare alla presentazione del libro "Un uomo così" di Agnese Moro, quel cognome mi riportava alla memoria storie ascoltate che i miei genitori e mio nonno mi leggevano e raccontavano e che da sempre avevano suscitato in me un grande interesse, così non ho perso l'occasione nel poter rifocillare la mia curiosità, all'epoca ancora non avevo iniziato la fase di consapevolezza del cambiamento verso il mio interesse.

Un mese fa è stato chiesto a me e ad altre persone: "Quale eroe dei fumetti vorresti essere per poter usare i suoi super poteri?" - Più che un eroe di fantasia voglio scegliere un eroe in carne ed ossa, vissuto e vero, perché la fantasia e l'immaginazione la uso sempre nel mio quotidiano lavoro e nel mio modo di fare, così preferisco focalizzare la mia attenzione in qualcosa che posso veramente realizzare. Si, io vorrei essere Aldo Moro.
Ho impiegato un po' nel dare la mia risposta perché cercavo un'eroina, un corrispettivo al femminile italiana che avesse svolto con lo stesso impegno e dedizione il proprio lavoro verso la crescita del nostro paese. Poi ho pensato che forse non ho trovato una donna perché in passato non si dava spazio e modo di emergere al mondo femminile nella versione politica. Così, Aldo Moro è il mio Eroe, quello che veramente vorrei poter "fare" usando la sua stessa tempra e capacità di metter in luce l'importanza di ridare il ruolo e la funzione allo Stato, quella di un servizio che rispetta tutte le persone umane, gli uomini e i cittadini e il loro diritti, attraverso il giusto equilibrio politico: in una sola parola, ALLEANZA POLITICA.

Così a chi mi aveva chiesto quale eroe e quale suo super potere volessi, ho spiegato che la figura di Aldo Moro è spiccata sulle altre per il suo modo di fare attività politica, nella costante ricerca di un compromesso e un accordo tra le varie parti politiche, una convergenza per ottenere il risultato che l'essere uniti tutti verso lo stesso obiettivo porta al "bene comune" di tutta la comunità e di tutti i suoi membri facenti parte di uno Stato democratico, uno Stato in funzione dei cittadini e non il contrario.

Papa Pio XI lo definì "un uomo buono e mite", questo avvalora ancor di più che il suo pensiero politico, in questo momento storico, sarebbe più utile che mai all'Italia di oggi, in quanto il suo concetto di unione, in contrasto a quello che si vive ora di frammentarietà, sarebbe la soluzione per poter tornare nella giusta direzione di crescita sociale, culturale ed economica che ci meritiamo.

Mi sarebbe piaciuto conoscerlo e frequentarlo per carpire ed imparare il suo segreto di tanta forza e passione con cui si dedicava alla ricerca e allo studio di strategie comunicative comunitarie per i diritti di tutti, così ora come ora posso solo chiedere ad una delle persone più vicine a lui, a sua figlia, Agnese conosciuta giustappunto, quattro anni fa.


Cosa ha significato e cosa significa essere la figlia di un "Eroe della storia"?
Non è una cosa leggera né simpatica. C'è un continuo mescolarsi tra dimensione privata e dimensione pubblica, una cosa piuttosto faticosa. Significa vedere poco una persona che ami molto. Ogni volta che cadeva un governo di cui papà faceva parte per me era un bel momento, perché stava un poco più con noi. Per contro ho imparato che la vita non è solo una cosa che ci appartiene, ma anche una occasione per fare qualcosa a favore di tutti. Per me, comunque, Aldo Moro è sempre e solo mio padre.

La sua educazione, "il clima familiare" come e in che cosa l'hanno indirizzata nelle sue scelte di vita?
Non saprei. Certamente ci sono delle convinzioni, dei valori e degli esempi che influenzano le nostre scelte, come comportarsi nella vita. Ma ci sono poi tante persone e tante esperienze, al di fuori della famiglia, che ci aiutano a capire cosa vogliamo fare di noi. E' difficile distinguere da chi venga cosa; e cosa ci fa essere ciò che siamo.

Quali cose, tra modalità e "credi" vissuti in famiglia, ha ritrovato quando andava a scuola, esisteva all'epoca una condivisione e una coerenza di stile educativo?
Mia madre Eleonora credeva nel metodo montessoriano, era impegnata nella diffusione di questo metodo, e dalla scuola materna alle medie ho frequentato scuole Montessori. Quindi sì, c'era una certa continuità. Ma anche alle superiori una sinergia c'era. L'amore per la cultura era una caratteristica forte di entrambi i miei genitori, e anche a scuola si aveva la medesima tensione.

Com'è nato il suo fare ricerca creando un laboratorio di scienze sulla cittadinanza?
Ho solo partecipato con altri al tentativo di studiare tutto ciò che riguarda la cittadinanza, soprattutto nelle sue forme più nuove. E' un esperienza finita per me molti anni fa.

Come dovrebbe essere promosso "l'insegnamento della storia" a scuola per non perdere "la memoria" delle tracce di tempi attuali?
E' difficile insegnare la storia in una società che al momento ha interrotto il suo legame con il passato e non riesce - forse anche per questo - a immaginare e a creare il proprio futuro. Mi sembra che una cosa che rimette in moto l'interesse dei ragazzi e degli insegnanti per questa dimensione sia l'incontro con testimoni - gente che ha vissuto direttamente degli avvenimenti significativi - che possono fare capire come la storia non sia una cosa lontana, ma che tutti noi ne facciamo parte e la determiniamo. E' la passione che mette in moto la voglia di imparare; la prima cosa è rimettere in moto quella.

Babbo Natale le offre la possibilità di scegliere due regali, uno per lei e un altro per il nostro paese, quali vorrebbe avere?
Per quanto mi riguarda i miei desideri sono decisamente troppo personali. Per il nostro Paese più che chiedere qualcosa a Babbo Natale mi piacerebbe poter dare a tutti noi, e ai giovani in particolare, la certezza di valere qualche cosa e di avere la forza e le capacità per costruire cose nuove e belle.




Ho 62 anni, tre figli e anche un cane e un gatto. Mi sono laureata in psicologia, ma poi nella mia vita ho fatto tante cose diverse. Curo ogni domenica sul quotidiano La Stampa una rubrica che si chiama "Costruire cose buone", e sul mensile Madre un'altra "Dizionario dei giorni nostri". Come si fa ad avere e dare giustizia è la domanda della mia vita, alla quale, negli anni, ho cercato di dare tante diverse risposte. Che rimangono per me tutte valide. Ho tantissimi, meravigliosi amici che, ovviamente, non merito, ma dei quali non potrei davvero fare a meno.


Agnese, il solo grazie non basta per le vibrazioni che le sue parole ci hanno regalato con il loro essere vere e pure, piene di significato. Parole che risuonano dentro di me come mie, la sua forza trapela per la sua bellezza di animo, un animo portato a darsi agli altri per trasmettere saperi verso la consapevolezza di quanto ognuno di noi vale e sa fare. La sua una forza positiva ed ottimista di quanto SIAMO, una forza portata a contaminare. L'aspettiamo nella nostra scuola per lasciare traccia delle sue esperienze tra i nostri ragazzi per creare il giusto collegamento nella trasmissione di fatti tra ieri e oggi per essere e fare tutti il proseguimento della nostra...STORIA!!

Barbara Riccardi docente IC Via Frignani - Spinaceto - Roma e Counselor della Gestalt Psicosociale
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