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n.40 febbraio 2014
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Articolo 'Dei limiti e dei confini...'  >>>
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Dei limiti e dei confini...
ovvero come una comunicazione adeguata può insegnarci a relazionarci con gli altri
di Presutti Serenella - Long Life Learning
alla ricerca del limite
alla ricerca del limite
Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all'Università di Paris-sud, ci ha regalato un "libercolo" di rara profondità e utilità: "LIMITE"
Il destino, anzi la "dannazione" del nostro tempo sembra essere "andare oltre" sempre e comunque, rispettando un solo ed unico dictat: superare ogni confine naturale, geopolitico, etico, antropologico e simbolico.
Latouche ci dimostra come l'antico peccato, per cui riconosciuto nel suo valore etico, che gli antichi temevano e sanzionavano sia stato rovesciato in una sorta di prometeico furore che ha sopravanzato lo spirito di sovversione.
Da economista lo sguardo del limite è stato rivolto soprattutto verso il problema della "crescita" economica illimitata, concetto liberista che ha sdoganato qualsiasi confine in materia di lavoro ed occupazione, rispettando logiche globali e globalizzanti che hanno sortito il risultato che è sotto gli occhi di tutti: il depauperamento mondiale delle risorse, umane e naturali, sfruttate nella logica del profitto per pochi e non per lo sviluppo delle comunità locali.

La speranza per il mondo, secondo Latouche, è puntare ad un modello di sviluppo che promuova la de-crescita, la ricerca strategica del limite e dell'eco-sostenibilità

La lettura di questi pensieri, i ragionamenti profondi che li sottendono, hanno rappresentato per me una sorta di parabola morale e concettuale.
Il senso del non-limite infatti ha attualmente pervaso tutte le manifestazioni umane e sociali, per cui trovo che sia un punto di riflessione molto opportuno ed adeguato da trasferire in contesti educativi, senza per questo essere tacciati di "luddismo"(*1 vedi nel bunner laterale) pedagogico. Vado a spiegarmi meglio.

Per esempio, pensiamo ai paradigmi di comunicazione in uso attualmente: negli ultimi anni perfino i famosi assiomi della scuola di Palo Alto(**2 vedi nel bunner laterale) credo siano stati superati da una sorta di deregulation relazionale che faticosamente cerchiamo di decifrare nelle sue forme e manifestazioni, ma che ci ha investito velocemente ed inesorabilmente.

La comunicazione on-line, l'utilizzo dei blog e dei social-network sono stati e sono i maggiori veicoli e totem di queste trasformazioni, anche se non solo....
La smaterializzazione dell'interlocutore (posso parlare con chi non è davanti a me), la valicazione dei confini geografici (comunico con una persona anche di un altro continente e posso farlo senza limiti temporali, quando decido di farlo....scrivo una mail, ti invio un messaggio chat, non necessariamente in tempo reale!) ha cambiato le opportunità e i contesti comunicativi nei parametri spazio-temporali, e la valutazione che il limite ormai sia dettato soprattutto dal proprio "sentire" personale, la percezione dell'altro viene modificata senza regole condivise, appunto, secondo le diverse sensibilità.

La comunicazione on-line, come altre scoperte dell'evoluzione tecnico-scientifica degli ultimi 20 anni, mostra aspetti molto positivi e vantaggiosi per la vita sociale delle diverse comunità nei diversi luoghi del mondo, che sono indubbiamente irrinunciabili.

Le nuove generazioni sono nate e cresciute in questo contesto permeato di "logiche di globalizzazione" e ne hanno velocemente assorbito modi, tempi e forme facendole proprie ;
IL PROBLEMA CENTRALE E' CHE COSA NE HANNO FATTO E NE FANNO GLI ADULTI DI TUTTO QUESTO!

Gli adulti hanno reso possibili questi cambiamenti di prospettiva, ma nel passaggio dal vecchio al nuovo non c'è stato l'adeguato assorbimento di regole che ne garantissero la sostenibilità; nessun cambiamento sociale e politico, per quanto profondo e radicale, ha spazzato via valori e sentimenti comuni così velocemente come stiamo assistendo negli ultimi 20 anni....

Non è sufficiente definire e sottoscrivere una "POLICY" di comportamento perché questa sia davvero attuata; i comportamenti delle persone si fondano essenzialmente sul pensiero agito, sull'esempio dettato da chi ci precede, delle regole dei padri e dei figli, da quelle che si perpetuano a quelle che si cambiano.
MAI NESSUNA COMUNITA' E' SOPRAVVISSUTA SENZA REGOLE, e difficilmente SENZA REGOLE CONDIVISE.

Moltissimi adulti hanno vissuto (e vivono!) questi cambiamenti rinunciando a dire la propria; assistiamo spesso ad un allineamento su posizioni e comportamenti appartenenti ai figli e non ad una propria rielaborazione, oppure alla rinuncia di entrarne a farne parte, se non al rifiuto completo di tutto quello che viene percepito come nuovo e sconosciuto.

Così i figli, le nuove generazioni, hanno iniziato percorsi di crescita in solitudine....senza avvalersi di esempi e di indicazioni.

Se riflettiamo bene al modo di comunicare i propri sentimenti e desideri, performati alla dimensione virtuale, con il confronto ridotto al minimo e con codici di comportamento confusi, se non addirittura inesistenti, non è poi così strano ed insolito assistere a "performance in presenza" senza espressione del limite, del confine con l'altro, in quanto l'idea, l'esperienza concreta di tutto questo è stata di molto ridotta, fino a renderla residuale.

Qualche giorno fa, a seguito di un grave episodio di violenza in una scuola secondaria italiana, il Presidente del Tribunale dei Minorenni di Roma, Melita Cavallo, intervistata sull'accaduto dal quotidiano "La Repubblica" ha dichiarato :
"Il problema è che oggi i giovani non hanno limite, non sono in grado di fermarsi e basta nulla per arrivare alla violenza....e ancora.....Non credo che non sappiano cosa sia un reato, lo sanno eccome. Il problema è che quando sono insieme non si rendono conto, non capiscono che avere avuto un ruolo, anche se marginale, è comunque avere partecipato....dicono: "Ma io ho fatto solo quello !....come se fosse una parte e non il tutto. E per questo non si sentono colpevoli......e spesso poi accade che le famiglie o le comunità in cui vivono li giustifichino...Sembra che i ragazzi ormai vivano in un'altra dimensione, scollegati dalla realtà...i ragazzi spesso fanno quello che vogliono. Sono su internet notte e giorno. E questo non va bene. Torniamo sempre allo stesso discorso: ci vorrebbe un limite che spesso non c'è"

Serge Latouche
Serge Latouche
Appunto....un limite che spesso non c'è, ma forse perché anche l'adulto lo ha valicato e non si pone il problema di insegnare ai ragazzi il perché non farlo....

Le modalità individuali del vivere senza limiti e confini è sicuramente la realtà più inquietante e pericolosa, espressioni concrete delle società globalizzate che hanno dissolto, liquefatto tempi e spazi, e con questi un sistema di valori ancora non trasformato in altri nuovi e condivisi.
Le logiche del massimo profitto per pochi, la svalutazione del lavoro individuale, del concetto di sostenibilità nei tempi e nei modi, sta producendo effetti devastanti sulle persone, molto più che sulle economie dei loro Paesi.
Ogni persona sperimenta l'esistenza del confine e ricerca le dimensioni dei propri limiti e quelli degli altri fin dalla nascita; il taglio del cordone ombelicale rappresenta il primo passo di questo percorso, che si prospetta lungo tutta una vita.

I nostri ragazzi stanno sperimentando invece l'abbandono e la solitudine, anche rimanendo apparentemente circondati dagli altri, e vivendo in nuclei affettivi, famigliari e non, che vedono però la presenza di adulti senza limiti.

Gli altri animali viventi addestrano più velocemente degli uomini i propri piccoli all'autonomia, alla conoscenza delle proprie possibilità e del proprio destino; gli adulti guidano con l'esempio i giovani, che imparano a distinguere il giorno dalla notte, il momento per mangiare e per dormire e per difendersi, nel rispetto dei luoghi dove vivono. Se così non fosse non potrebbero sopravvivere.

Anche per la razza umana è stato lo stesso e per lungo tempo, nel protrarsi della linea evolutiva dei secoli; è necessario però ora ritrovare le linee di nuovi limiti e confini per continuare a sopravvivere, pena l'estinzione.

"Darsi dei limiti è il gesto che distingue la civiltà dalle barbarie"
Serge Latouche

Serenella Presutti

Dirigente scolastico dell'I.C. VIA FRIGNANI di Roma
Psicopedagogista e counsellor

Riferimenti:

(*)1. http://www.treccani.it/enciclopedia/luddismo/

(**)2. http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Palo_Alto

http://it.wikipedia.org/wiki/Paul_Watzlawick
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