Torna nella homepage
 
n.61 marzo 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Descrivere, raccontare, commen... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Descrivere, raccontare, commentare
Esprimersi dal disegno al testo, con passione
di Giovinazzi Anna - Orizzonte scuola
neuroscienze.net
neuroscienze.net
Trovo molto vivace l'articolo della collega Liliana Bono (sul numero precedente) che, nel suo delineare alcune situazioni della pratica didattica quotidiana in una scuola di Torino, è riuscita a darmi la suggestione di essere in aula con lei ed anche di divertirmi molto. E' importantissimo divertirsi a scuola, lo dicono gli scienziati del cervello: si impara molto prima e si ricorda meglio, soprattutto se ci si muove insieme ai compagni e si opera su di un compito condiviso.
Le acquisizioni tratte dalle neuroscienze, infatti, guidano oggi il nostro modo di fare scuola dato che, insieme a studi specifici delle varie agenzie di monitoraggio, hanno influenzato il Parlamento Europeo da alcuni anni, promuovendo emissioni di documenti, iniziative mirate, redazione di raccomandazioni, orientamenti, indicazioni, con ricaduta sulle legislazioni scolastiche.

La lettura dell'articolo mi ha molto stimolata e indotta a considerare tutta quella serie di passaggi sull'atto dello scrivere che non è, per così dire, "a comando", trovandomi pienamente concorde. Cercando nella memoria, però, ho notato che a tutt'oggi non mi sono ancora imbattuta in affermazioni simili a quella riportata nel titolo; essendomene chiesta il motivo, ho scartato l'ipotesi di una mancanza di confidenza e/o sincerità da parte degli alunni nei miei confronti, allora per la sua individuazione ho passato in rassegna le mie prassi: proverò qui a tracciare le linee essenziali delle attività che svolgo negli anni con i bambini a partire dalla classe prima.

Posso intravedere una spiegazione plausibile, alla non lamentata mancanza di idee da parte dei miei scolari, in una serie di variabili tra le quali ne ipotizzo la rilevanza di due: il contesto socio-economico e culturale dell'utenza con la quale interagisco, in una zona centrale di Roma, per lo più "facilitante" per la competenza linguistica di base diffusa tra la maggior parte di essi, e l'allenamento al pensare congiuntamente, in "brain-storming" avviati sin dalla classe prima, promuovendo sistematicamente l'attivazione della "molteplicità cognitiva" del gruppo-classe. Ma non soltanto: la sollecitazione dell'espressione delle emozioni personali, per il riconoscimento delle somiglianze con l'altro-da- sé utile allo sviluppo della capacità empatica, potrebbe rappresentare un'ulteriore variabile, attivata attraverso iniziali momenti conoscitivi con la tecnica del "circle time" e proseguita con l'espressione di commenti individuali successivi alla visione di filmati dal contenuto mirato, sulla convivenza, utili (educazione all'affettività) anche al superamento della fase di egocentrismo.
A ciò si potrebbe aggiungere una precoce valorizzazione delle differenze individuali, messe in evidenza dalle varie opinioni espresse che vengono registrate e riproposte, proprio a sottolineare l'unicità di ciascuno che diviene, dunque, assolutamente "prezioso", una ricchezza da proteggere. Fattore cardine per un'efficace inclusione. Presupposto per lo sviluppo della resilienza; premessa per l'attuazione di auspicabili strategie di "coping attivo", secondo una serie di attività svolte come "laboratoriali".

omnama.it
omnama.it
Nelle fasi iniziale della scuola, allora, mi concentro sull'attribuzione dell'identità personale al singolo bambino, già a partire dal momento dell'appello, e sulla corrispondenza di ciascuno ad un gruppo di riferimento, contenuto nella medesima aula, che viene da subito designata quale "spazio condiviso". Effettivamente, sin dai primi giorni di scuola espongo i bambini a tutta una serie di termini "nuovi", opportunamente spiegati e fatti coincidere con un vissuto, individuale e collettivo, utile alla loro assimilazione, all'apprendimento. In questo mi aiuto moltissimo con la prossemica, le intonazioni vocali anche decisamente suggestive, i disegni alla lavagna, le attività di gruppo, le situazioni divertenti, anche le battute di spirito. Ed i piccoli ridono, mi trovano buffa, mi spogliano di connotazioni giudicanti, persecutorie e punitive, comunque lasciandomi ammantata di autorevolezza.
La consegna dei loro primi libri di testo, nel tempo, è divenuta un'autentica cerimonia: chiamo per nome e cognome ciascuno alla cattedra; pronuncio per ognuno una formula degna dell'investitura di un Nobel, abbastanza dissimile nella forma ma del tutto sovrapponibile nel contenuto, mentre porgo i testi enfatizzando il momento solenne; m'inchino; scatta l'applauso, spontaneo. Mancano solo i fotografi e l'Eurovisione. Ognuno è felice, e riporta al proprio banco quel piccolo tesoro di carta che andrà capitalizzandosi, contribuendo a produrre un patrimonio di conoscenze spendibili, nelle competenze disciplinari, nelle "life skills".

Intanto avrò raccomandato a tutti di fornirsi di un evidenziatore, perché nelle pagine dei libri si trovano "indicazioni operative" e, per fare quanto richiedono, vanno ricercate le "parole chiave", che indicano le azioni da compiere. La ricerca di queste ultime, allora, diviene gioco: indovinare quante e quali cose sono da fare. L'intento è quello di avviare alla logica, primariamente distinguendo il significato di "quale" da quello di "quanto", intanto si introduce il verbo e la "frase minima", discriminando i nomi, si indirizza l'attenzione all'analisi del messaggio (inizialmente letto da me e trascritto alla lavagna, fornendo la corrispondenza col testo e, secondo il metodo globale, la registrazione visiva e cognitiva dello stimolo grafico, la "parola-capitale", cui corrisponde un preciso significato), si fanno paragoni con le "istruzioni per l'uso" degli elettrodomestici ed altri apparecchi tecnologici, delle ricette di cucina come dei farmaci, dei giochi da tavolo e non, avviando la classe anche al riconoscimento di sequenze ordinate di azioni per uno scopo (algoritmo), soprattutto focalizzando l'attenzione sul consapevole atto del pensare, pure attribuendo alla situazione di esercizio la valenza di un gioco, del mettersi alla prova accettando la"sfida". Suggestioni. Spunti. Strategie. Occasioni per praticare da subito una serie di attività volte alla costruzione delle competenze - chiave trasversali: competenze sociale e civica, spirito d'iniziativa, imparare ad imparare, non da ultima consapevolezza ed espressione culturale.
Di rilievo è la realizzazione di occasioni varie e diverse che consentano di praticare le competenze disciplinari, in primo luogo comunicare nella madre lingua, cui si andranno gradualmente affiancando la competenza matematica e in campo scientifico e tecnologico, quella digitale, il comunicare in lingua straniera.
Insegno da trent'anni, la mia formazione accademica e professionale si delinea però su due distinti fronti che, comunque, hanno alcuni punti di contatto fondamentali per l'espressione autentica del proprio Sé nell'auto-riconoscimento, nell'autostima, nell'autorealizzazione e nel conseguimento del benessere, personale come nella relazione con gli altri. Il trucco c'è, allora, e lo svelo: sono specializzata in psicoterapia, con gli adulti, sofferenti per disfunzioni di vario genere, espresse a livello individuale ma anche con ricadute nella relazione interpersonale, per "incidenti di percorso" in età infantile spesso connessi a "sistemi educativi" (come il confronto in perdita, la repressione, la mortificazione, per citarne alcuni) che talvolta li hanno profondamente condizionati, limitati, arrivando a deviare decisamente il corso del loro "progetto di vita" possibile. Le loro vicende esistenziali arricchiscono umanamente e sono, per me, monito continuo e spunto di riflessione per azioni educativo-didattiche in un'ottica olistica e sistemica, declinando il "positive thinking" con l'incoraggiamento, per la prevenzione del disagio e la promozione dell'armonico sviluppo della persona, la tutela della salute, il successo formativo, il "welfare dello studente".

Tornando alla scuola, non mi è stato assegnato l'insegnamento della lingua italiana da circa quindici anni, dunque per questa materia la mia esperienza è un po' datata, ma nel processo d'insegnamento-apprendimento, in cui assume carattere nodale il "feed-back" per lo sviluppo della consapevolezza - e successiva capacità di autovalutazione - propongo la redazione di testi di vario genere e su tematiche tanto diverse per storia, geografia, lingua inglese, cittadinanza, tecnologia. Sottesa alla proposta di scrivere un testo, che presento secondo modalità differenti e relative all'obiettivo che intendo far conseguire, definendone anche la tipologia, è la trasversalità disciplinare, ferma restando la competenza comunicativa, non solamente per quanto riguarda la scelta dei "significanti" utili ad una migliore espressione, ma nella pratica di uno schema prefissato per un'efficace esposizione che, per gli americani, risponde alle 5 "W" (When, Where, Who, Wath, Why) e che si ritrova in apertura di ogni fiaba che si rispetti ("c'era una volta, in un paese lontano, lontano, una regina, che era molto triste, perché non aveva principini").
menteolistica.blogspot.it
menteolistica.blogspot.it
Intanto ogni momento significativo nella vita della classe, che sia prettamente formativo oppure d'evasione e rilassamento, viene analizzato dal gruppo e se ne cominciano a scrivere alla lavagna le definizioni che ciascuno dà, in termini di opinioni, di quanto accaduto.
E' la storia condivisa, ma è un prendere coscienza che si provano anche emozioni, positive o meno, sulle quali potersi confrontare.
Sono personali proprio come le opinioni, dunque di tutto rispetto e non suscettibili dell'attribuzione di giudizi di valore come giusto/sbagliato, vero/falso. Un pretesto ulteriore per considerare l'alterità ed apprendere che esistono le differenze individuali, proprio per le quali tutti ci somigliamo.
La sintesi di tale lavoro collettivo è costituita, inizialmente, da una breve frase (negoziata), composta da parole, pure scelte dal gruppo a votazione, scritta sulla lavagna e registrata sul quaderno. Col passare dei mesi, e la graduale acquisizione della letto-scrittura, la composizione della frase si articola e i bambini ormai padroneggiano non solamente i significati di alternativa, sinonimo, opzione, ma anche voto, maggioranza, elezione, democraticamente; soprattutto vivono l'esperienza della ricerca di soluzioni possibili al problema di esprimere un vissuto, progredendo nella consapevolezza di sé nell'atto di pensare. Sono molto seri i bambini quando lavorano. Chi insegna conosce lo sguardo di chi sta lavorando "dentro", sembra meno attento a ciò che sta intorno, magari un po' fisso sul volto del docente, sui suoi occhi, poi... c'è una mano che si alza di scatto, come se il braccio fosse a molla: è l'insigh.

Col trascorrere del tempo ed il passaggio alle classi superiori, le definizioni sulla lavagna sono sintetizzate da un termine, che esprime un concetto o la categorizzazione di azioni, un vissuto, un contesto, insomma divengono "parole-chiave", suscettibili di essere tra di loro connesse in base a criteri di funzionalità descrittiva: nasce un diagramma logico utile alla stesura. E' sulla falsa riga di quello che i bambini hanno imparato a costruire con quanto sottolineato ad hoc nel testo di storia (geografia, scienze), o nel racconto, evidenziandone proprio le parole-chiave, per trascrivere sul quaderno una sintesi dell'argomento, ma anche per ricercare approfondimenti sul web, magari in piccolo gruppo, riunendosi a casa di qualcuno.
Sempre "giocando", in prima classe riveste un ruolo molto importante la ricostruzione di storie, a partire da immagini fornite in disordine e da mettere in sequenza secondo un criterio cronologico. Occasione per introdurre la discriminazione di momenti - iniziale, intermedio, finale - la scansione delle azioni, secondo criteri temporali e/o causali, quindi la trasformazione di una situazione, potendo mettere in luce un cambiamento. Qui il raccordo è con le matematiche, ma anche con arte ed i colori, primari e secondari.
Importante, infatti, è focalizzare l'attenzione sulla categorizzazione, fornendo pretesti per discriminare con immagini, che rappresentano insiemi di elementi classificati in base ad una proprietà comune, l'intruso oppure l'elemento da includere, individuandolo in una serie situata all'esterno dell'insieme. Attività che mi consente di far verbalizzare i bambini sulle scelte operate, ed in questo cogliere espressioni di un eventuale "pensiero divergente", situazione da monitorare e, se confermata, da valorizzare. I giochi con le "vignette" sono gradualmente più complessi, si prestano a far immaginare la situazione che potrebbe situarsi a livello intermedio, collocarsi alla fine della storia o esserne il principio. Introducono l'acquisizione della sequenza dei corrispondenti termini in L 2 "first - then - after - finally", sin dalla prima classe, definita non a caso "preparatoria" così come "propedeutica". Forniscono l'occasione dell'avvio alla redazione di testi per la didascalia che va scritta in calce, semplice ed efficace, anche in L 2, a "passo di valzer": soggetto, predicato, complemento. Anche la "visualizzazione creativa" è avviata, utile all'interpretazione dell'enunciato di un problema, così come alla stesura di storie create in modalità laboratoriale, anche in gruppi di diverso livello, praticando il "tutoring".

Mai fermi con l'attività cognitiva, i bambini avvertono che il tempo insieme passa rapidamente quando la campanella suona in modo inaspettato, il più delle volte. Si divertono. Vivono l'esperienza scolastica con piacevolezza. Imparano a relazionarsi in modo costruttivo tra di loro perché insieme sentono di essere più forti e capaci di realizzazioni apprezzabili, valide, brillanti. Incrementano la competenza comunicativa anche in forma scritta... perché serve, al gruppo.

di Anna Giovinazzi
I.C. "Piazza Winckelmann" - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional