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Numero: 10- giugno 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'Diario di un viaggio'  >>>
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Diario di un viaggio
Nel Cerchio Magico
di Minestrella Luciano - Didattica Laboratoriale

Quando Marga ed io abbiamo preso in mano il libro "Il Cerchio Magico" di Susanna Tamaro ci siamo lasciati trasportare dalla leggerezza del racconto.

Dopo una breve perlustrazione di quel mondo visto dall'alto abbiamo espresso il desiderio di intraprendere quel viaggio con i ragazzi che si sarebbero stati affidati, un viaggio vero, un viaggio che per affrontarlo devi lasciare il peso delle azioni che ripetiamo ogni giorno e della giornata ogni istante.



Laboratorio di recitazione

E' venuto il giorno della partenza ma nessuno, sia i ragazzi che le insegnanti, sapevano quale fosse la meta. Si doveva solo partire.
In ogni viaggio c'è uno spazio fisico da attraversare e un tempo reale da trascorrere. Chiusi dentro una stanza, dove la luce entrava uniformandola all'esterno, i ragazzi stavano scalzi. Neanche sapevano di partire e che quella stanza poteva essere la carlinga di un aereo, il vagone di un treno, la pancia di una nave...
Una leggera musica si espandeva e i viaggiatori erano invitati a lasciarsi andare a movimenti che questa melodia in loro sprigionava.
Piano piano la distrazione della luce che non separava l'interno dall'esterno si affievoliva, quelle quattro pareti che circoscrivevano i movimenti erano come dilatazione dello spazio, e il corpo diveniva sempre più leggero.
Ognuno si muoveva dando coreografia alla risposta a quella melodia.
La ripetizione per più lezioni e nella fasi successive ripetuta all'inizio di ogni incontro, portava i ragazzi a relazionarsi con gli altri, non più movimenti singoli come se in quel luogo si fosse soli, ma tanti che si muovevano ognuno seguendo il proprio istinto che piano piano relazionavano con quello degli altri.
Questa consapevolezza era stimolata da azioni che si proponevano loro, azioni che nella mente dell'operatore erano gli embrioni delle scene dello spettacolo.

Acquisiti i basilari strumenti di un simile viaggio, quello del teatro, si è raccontata loro la storia del "Cerchio Magico". Non tutti hanno la stessa sensibilità, non tutti lo stesso coraggio di lasciarsi andare senza sapere dove arrivare. Allora ci si fermava, e seduti a cerchio per terra, si ascoltavano le ragioni non sempre facili da esternare da chi vedeva ancora la luce che veniva da fuori e percepiva le quattro pareti come prigione.
Si ripartiva sperando che quel cerchio avesse messo in moto quell'energia capace di dare conferme a chi già le aveva e coraggio a chi si sentiva ancora non sufficientemente motivato.
Io me ne stavo attento ad interpretare ogni loro azione, ogni risposta che singolarmente davano alle domande poste con un brano musicale, con la richiesta di un'azione, lo stimolo di una improvvisazione, la lettura di un brano staccato da tutto il resto del libro proposto.
Le insegnanti-collaboratrici divenivano in questa fase interlocutrici necessarie. Erano loro che, vivendo ogni giorno e per più ore con i ragazzi, conoscevano soprattutto l'entità delle loro difficoltà. Non dovevano conoscere il percorso che io andavo individuando, perché anche loro dovevano dare ad esso tracce e senso.

Dovevamo tutti essere pellegrini in questo viaggio, anch'io che me lo andavo definendo e iniziavo a scrivere le pagine che avrebbero costituito dello spettacolo il canovaccio.
Le difficoltà individuali dovevano divenire potenzialità, la presunta capacità di qualcuno il segno della sua non ancora acquisita libertà...

Poi, come sempre, è venuto il momento di dire basta all'improvvisazione, di chiudere lo spazio, di seguire il tempo della successione. Mi sono trovato con la paura addosso... la paura di aver osato troppo... di aver dato ai ragazzi uno strumento che nelle mie intenzioni doveva essere di libero gioco della fantasia, ma che invece poteva apparire a loro di un peso insopportabile. Il giorno della prima è venuto e me lo ricordo come la verifica che tutto quello che avevo cercato di seminare era germogliato e che non c'era nessuno che avesse usato parsimonia nel dare, ma tutti il massimo avevano dato.
Un ragazzo non dà a comando, racconta solo quello che ha elaborato.
Un grazie alle insegnanti che con tanta disponibilità e costanza mi hanno affiancato.

Laboratorio di scene e costumi

Nel laboratorio di scene e costumi ho seguito un altro percorso, il percorso della conoscenza.
I ragazzi dovevano entrare subito nella storia, dovevano carpire il senso degli accadimenti e il colore degli ambienti. Hanno iniziato così a immaginarsi gli spazi, a tracciarli su fogli, a dare a loro corpo con la realizzazione di modelli.
Per relazionare quanto da loro progettato al percorso dei loro compagni di recitazione, abbiamo avuto delle lezioni in cui ogni laboratorio proponeva il proprio percorso...
Ai ragazzi del mio laboratorio è servito per avere quella sicurezza di progettare qualcosa che fosse il contenitore esatto di quanto i loro compagni andavano realizzando nel loro viaggio.
La soddisfazione grande è aver constatato che lo spettacolo finale è stato l'unico punto di arrivo di due percorsi e la storia narrata era di tutti senza la prevaricazione di uno sull'altro.

Luciano Minestrella e Marga Barbaresi Registra e scenografa - Magliano Sabina

Dall'esperienza del laboratorio decentrato Piero Gabrielli della scuola Angeli della città - 196°CD -Roma
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