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n.21 marzo 2012
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Dimensionamento: paura di perdere la propria identità!
In attesa dei cambiamenti prossimi futuri
di Melchiorre Antonia - Orizzonte scuola
Come molti istituti della regione Lazio, anche il mio è stato "colpito" dall'intervento di riorganizzazione della rete scolastica.

Non voglio qui discutere sulle modalità o necessità che muovono tali decisioni, non voglio entrare in merito a certi argomenti, anche perché non cambierebbero le decisioni ormai prese da chi è più in alto di me, ma piuttosto provare a descrivere che cosa significa per un'insegnante tutto questo.

Non posso nascondere però che l'idea che ci siano (pochi) individui che decidano del futuro di (molte) PERSONE attraverso azioni contabili (arrivare a 1000 alunni per scuola) e per far quadrare questi conti debbano spostare e accorpare plessi come se stessimo giocando a "monopoli" ... mi disturba molto!

Angeli della Città, come tante altre scuole, non è stata vista come un luogo vissuto da bambini, genitori, insegnanti, AEC, collaboratori, cuochi, inservienti, insomma da PERSONE, ma solo un edificio che si trova in una certa zona della città e che per far quadrare "i conti" è stato spostato!
E per chi sta dentro ancora non è chiaro come "il gioco" continuerà!

Costruirsi un'identità non è cosa da poco: è il lavoro di anni di scontri, di tentativi e di errori, di passioni e di paure, di confronto continuo con se stessi e con gli altri, tutti!

Perché ho deciso di affrontare tale questione questo mese in cui l'argomento della nostra rivista è l'integrazione, la diversità? La risposta mi è sembrata chiara! Vivere in una comunità significa confrontarsi continuamente con le "diversità" di ognuno cercando di "integrarle" tra loro per costruire, appunto, un'identità che rappresenti il più possibile tutti.
Il nostro plesso scolastico, come è stato detto più volte, ha cercato sempre di organizzarsi per far fronte alle difficoltà di numerosi alunni con certificazione e con disagi in genere.
Questo ha significato per noi docenti la necessità di riprogrammare la nostra visione rispetto all'insegnamento.
Sappiamo tutti quanto sia difficile ... far "cambiare" la scuola!

Pur avendo avuto da diversi anni a disposizioni leggi che ci permettevano una certa autonomia di organizzazione, solo da poco tempo ne abbiamo fatto tesoro. La scuola dovrebbe fare davvero un salto enorme per recuperare il tempo che impiega a metabolizzare i cambiamenti che il mondo esterno chiede di fare! È come se tutto ciò che ruota intorno al mondo scolastico andasse più veloce e noi ... rimaniamo sempre indietro! Probabilmente è un problema generazionale: i genitori sono sempre un passo indietro ai propri figli! Ma questo è un altro grande capitolo della nostra storia e non è ora il momento di affrontarlo!

Accogliere il Teatro integrato Piero Gabrielli, avviare il progetto dell'Inviato Speciale, il nostro giornalino scolastico, lavorare per classi aperte con i LARSA, organizzare laboratori di manipolazione e di psicomotricità, musica e danzaterapia, per i più piccoli o per i bimbi in difficoltà, attivare con la dott.ssa D'Agosta interventi di logopedia all'interno della scuola per bimbi in attesa da tempo di una valutazione, sono state conquiste belle ma non facili, hanno richiesto molta apertura da parte di tutti, impegno, collaborazione, attriti inevitabili per metterci d'accordo. Tutto questo da una parte ci ha resi più forti come gruppo e più competenti come insegnanti; dall'altra però, questo modo di lavorare ha fatto sì che i bambini con difficoltà aumentassero proprio perché le famiglie sapevano che i loro figli nella nostra scuola avrebbero avuto .... UN'ATTENZIONE PARTICOLARE!
Con la riduzione delle ore di compresenza molto del lavoro possibile prima, ora è difficile portarlo avanti, siamo costrette a ricercare continue strategie per poter continuare a lavorare in un certo modo. Sicuramente la presenza in classe dell'insegnante di sostegno e di un AEC sono diventate risorse preziose per tutti i bambini, perché resta l'unico momento di compresenza.

A questo proposito è importante riconoscere il valore che ha avuto in questi anni il gruppo di lavoro sull'integrazione, formato da tutte le insegnanti di sostegno (in passato anche dalle docenti curricolari) e coordinato da Manuela. In questi anni il collegio docenti e la direzione hanno ritenuto importante investire su questa figura, sollevandola dalla classe, e sul gruppo di lavoro, proprio per organizzare percorsi d'integrazione adeguati alle sempre maggiori richieste di inserimento nel nostro istituto. Organizzare i numerosi GLH, che si ripetono almeno due volte l'anno e per i casi più delicati anche 3 o 4 volte l'anno, tenere i contatti con gli specialisti delle ASL e con i centri dove i bambini sono inseriti per le terapie, sostenere i genitori e noi insegnanti nel quotidiano lavoro con i bambini, tutto questo se fatto bene, come è stato, richiede tempo che non è mai abbastanza!
Per quanto riguarda me, ma credo di parlare anche a nome di tante mie colleghe, la figura di un coordinatore è stata fondamentale per il lavoro fatto sull'integrazione in questi anni, e grazie a tale percorso sono cresciuta sia come persona, sia come insegnante. Ma riconosco anche che senza la nostra collaborazione tutto questo non si sarebbe potuto realizzare: è stato un bel lavoro di squadra!

In prossimità dell'accorpamento ad un altro istituto con una sua identità ... è inevitabile avere dei timori, porsi delle domande. Che cosa accadrà il prossimo anno? Quali colleghe rimarranno, chi andrà via? Che ne sarà dei progetti portati avanti in questi anni, a cui teniamo tanto? Ci sarà un gruppo di sostegno e una coordinatrice?

Come alla fine di una storia o di una esperienza significativa si fa il bilancio di cosa ha funzionato e cosa no, e cosa ci si porta via. Personalmente sono dispiaciuta innanzitutto di lasciare le colleghe degli altri plessi con le quali si è condiviso molto lavoro, idee ed emozioni: spero che continueremo a trovare spazi d'incontro! Mi dispiace abbandonare progetti a me cari come il teatro Gabrielli e l'Inviato Speciale, ai quali ho dedicato tanto tempo e nei quali credo fermamente. Ed inoltre ciò che sicuramente mi mancherà di più il prossimo anno è lavorare con il gruppo delle mie colleghe di sostegno, sicuramente anche con loro ci vedremo fuori dall'ambito scolastico ma non sarà la stessa cosa affrontare i problemi senza il loro SOSTEGNO!

Anche io, come tutte, ho timore dei cambiamenti ma contemporaneamente sono curiosa di ciò che il futuro ci può riservare. Ho fiducia che la nostra identità conquistata ci sosterrà in questo passaggio, ma sono anche consapevole del fatto che in una fase di fusione, sarà inevitabile un lavoro di "integrazione" di due mondi diversi che dovranno trovare un nuovo equilibrio.
Spero ci sia accoglienza e rispetto per noi nuove arrivate e contaminazione reciproca delle buone pratiche, necessarie per la crescita e il miglioramento di ognuno.

Antonia Melchiorre, docente di sostegno, IC Perazzi (ancora per un po'!) - Roma
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