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| Disabilità ed esame di licenza media |
| C'è ancora tanto da costruire |
| di Ruggiero Patrizia - Integrazione Scolastica |
E' il mio primo articolo di quest' anno e, stranamente, parto dalla fine, da alcune considerazioni su un traguardo: l'esame di licenza media e il raggiungimento del diploma.
Mi ha spinto l'articolo di Manuela Rosci sulla nota (non a caso è questa l'unica parola usata?!) di Nicola, apparsa sul numero di giugno della rivista.
Mi sono sentita chiamata in causa: mi ha colpito il racconto, molto forte, di una "cronaca annunciata" e allo stesso tempo di una delusione cocente, di uno spettacolo straziante (Michela che cerca di scappare ) e di una prassi ottusa (la commissione schierata).
Sono mortificata e dispiaciuta e vorrei dare il mio contributo, condividendo qualche riflessione su quello che è successo, idee, suggerimenti su quello che si può fare e che può cambiare, o meglio che deve cambiare per evitare sbagli così clamorosi.
La prima considerazione riguarda il trattamento, in classe, delle situazioni di grave disabilità: l'unica integrazione possibile, in questi casi, è una sorta di integrazione al contrario, nel senso che i risultati sono più visibili su gli altri alunni che sul bambino/ragazzo con disabilità.In maniera ancora più specifica che in altre situazioni meno conclamate, si tratta di guidare gli alunni a sviluppare empatia, affinare l'ascolto dell'altro, imparare a vedere, a cogliere i particolari, conoscere a fondo la persona.
Stimolare interesse, "curiosità" e responsabilità, scoprire strategie, strumenti e azioni possibili di relazione e sostegno.
Ampliare il mondo della conoscenza riflettendo sulle diversità.
Sperimentarsi e imparare da un'esperienza così importante e sicuramente difficile, porta l'altro a entrare in contatto con se stesso in maniera più significativa e apprendere una enorme lezione di vita.
Questa operazione, sicuramente complessa e articolata acquista dignità e senso nella misura in cui si centra sulla reciprocità: così Michela diventa risorsa per la classe e gli altri per lei.
È per questo che l'unica richiesta da parte di Nicola è la richiesta legittima: che i compagni entrassero con lei. Vedere come sugli altri ragazzi ha funzionato l'integrazione, quello che loro hanno imparato dalla presenza e dal lavoro con lei e quanto li ha segnati un'esperienza così diversa, è quello che anche il papà e la mamma si aspettavano in questa situazione.
E' evidente che qualcosa in qualche modo era stato fatto, perché i compagni volevano restare , ma certamente tutto ciò non è stato reso abbastanza consapevole e non è stato articolato in modo sufficiente, visto che è stata negata la loro presenza.
L'esame di licenza media è un momento importante, un punto di arrivo e, proprio per questo, il risultato di una serie di azioni messe in atto durante un triennio, una testimonianza pubblica, ufficiale di ciò che è stato fatto.
Così anche l'esame, in questo caso, sarebbe un esame al contrario: ciascun alunno dimostra, in forme e modi diversi e a lui congeniali, quanto ha imparato dalla convivenza in classe con un compagno in grave difficoltà (in questo i ragazzi, correttamente e opportunamente guidati, possono essere veramente straordinari).
Sarebbe, quindi, il resoconto di un percorso, per dare voce a chi non ne ha, testimoniando anche su eventuali progressi e traguardi raggiunti.
A questo proposito penso che sia necessaria una chiarezza su questo diploma che rilasciamo, a seguito di un esame di stato, con valore legale e con il quale vengono accertate delle competenze specifiche. Bisognerebbe individuare dei criteri condivisi di assegnazione e adottare, in alternativa, l'attestato di frequenza, anche nella scuola secondaria di primo grado. In seguito ad accordi presi nel PEI con tutte le persone coinvolte, nel caso in cui se ne creino le condizioni, bisognerebbe avere la convinzione e il coraggio di non conferire il diploma.
Un altro aspetto riguarda la difficoltà che abbiamo noi insegnanti nel creare un ambiente adatto alla diversificazione. Ogni alunno ha diritto al suo percorso e noi abbiamo il dovere di aiutarlo lì dove si trova. Eppure siamo così preoccupati di trattarli tutti nello stesso modo, cosa tra l'altro impossibile e inadeguata, che addirittura facciamo le cose un po' di nascosto.
È indispensabile e urgente un lavoro mirato, strutturato e curato da tutti i componenti del consigli di classe che vada in questa direzione.
Sicuramente c'è ancora tanto da costruire e questa breve analisi non è certo esaustiva, ma è il mio modo di manifestare vicinanza e impegno, non solo professionale ma anche personale, nei confronti delle persone che si trovano ad affrontare prove così difficili.
Il mio proposito d'ora in poi, non è di battermi, scontrarmi, come ormai è da troppo tempo che faccio (e anche quest'anno ho già cominciato a fare), ma di intervenire a tutti i livelli per me possibili, decisamente, diplomaticamente, saggiamente, in modo che tutto questo non accada.
Patrizia Ruggiero, Docente di sostegno SMS "Fellini" - Roma
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