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n.44 giugno 2014
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Dislessia e dintorni
Considerazioni metodologiche sulle peculiarità degli studenti con dislessia
di Traversetti Marianna - Inclusione Scolastica

"La dislessia è una delle grandi sfide del mondo dell'educazione, e non solo: il desiderio di comprendere cosa comporta la dislessia, di cosa si tratta, in una parola capire il dislessico, dovrebbe essere al centro delle intenzioni di genitori, compagni di classe, medici, psicologi ed educatori di ogni grado e genere. Immergersi, con entusiasmo e desiderio di aiutare, in questo universo è il primo passo e il più importante verso il mondo dell'apprendimento stesso." (E. Rialti, Sull'apprendere e sul non apprendere: perché garantire un diritto, in "O.S. Dislessia, Organizzazione a sostegno della Dislessia", 1 febbraio 2009)


L'appello sentito e competente di Rialti ci offre l'opportunità di riflettere sul tema della dislessia, ampiamente dibattuto dalla letteratura scientifica sull'argomento fin dai tempi precedenti la Legge 170/ 2010 ma che, ancora oggi, risulta non essere stato indagato abbastanza, per lo meno in maniera soddisfacente a fornire tutte le risposte coerenti e concrete alle diverse sfaccettature che la pratica clinica e didattica contemplano e rendono evidenti.
Sappiamo che leggere significa, innanzitutto, attivare diversi processi mentali, quali: la visione, la motricità, il linguaggio...Per questo, gli studi sulla dislessia sono ancora in corso, molto si è conosciuto, ma molto altro si dovrà conoscere, proprio in virtù del fatto che la difficoltà a cui essa stessa fa riferimento comprende ed annovera molteplici problematicità di ordine, origine e struttura diversi.
In questa sede, ci occuperemo di inquadrare la dislessia nell'ambito più squisitamente scolastico e di delinearne le peculiarità in termini di didattica applicata.

Che cos'è la dislessia?
La dislessia è un disturbo specifico dell'apprendimento della lettura, più precisamente è un disturbo del coordinamento spaziale dei dati visivi; esso è caratterizzato, appunto, dalla difficoltà nel leggere, in un contesto in cui lo sviluppo intellettivo della persona è nella norma. La dislessia è presente tra il 3 ed il 5% dei bambini in età scolare, che evidenziano un grado di lettura inferiore alla norma (in termini di età anagrafica e di classe frequentata), entro una deviazione standard nella velocità di lettura (calcolata in numero di sillabe lette al secondo), o nell'accuratezza (calcolata in base al numero di errori commessi).

Quali sono le possibili cause?
I quattro principali modelli teorici delle possibili cause della dislessia evolutiva (DE) sono:
1. la teoria del deficit fonologico secondo la quale alla base del disturbo vi è una persistente compromissione del linguaggio dal punto di vista fonologico, che interessa i processi di: rappresentazione dell'informazione fonologica, mantenimento di questa nella memoria di lavoro, consapevolezza della struttura fonologica delle parole e delle frasi;
2. la teoria del deficit di automatizzazione secondo la quale il deficit comprometterebbe non solo l'abilità di lettura, ma anche quella delle sequenze motorie e dell'apprendimento implicito;
3. la teoria del deficit visivo/uditivo secondo la quale il dislessico riceverebbe una sovrapposizione di stimoli visivi ed uditivi, con conseguente difficoltà a mantenere le sequenze in modo corretto;
4. la teoria del deficit attentivo secondo la quale alla base della dislessia vi sarebbe una carenza attentiva tra spazio visivo e temporale nel momento in cui avviene la processazione delle informazioni. "Come è noto questo spazio nella lettura è in parte simmetrico rispetto al punto di focalizzazione, in parte asimmetrico con allargamento verso destra nei sistemi di lettura in cui si procede da sinistra verso destra, mentre risulta asimmetrico in direzione opposta nei sistemi in cui si legge da destra verso sinistra." (G. Stella, Le ricerche eziologiche, in < Annali della Pubblica Istruzione>, MIUR, 2/2010)

Quali sono le caratteristiche peculiari dell'allievo dislessico ?
(su questo tema, consulta anche: Traversetti M., "Premessa" in Disturbo del linguaggio e DSA, ADHD e difficoltà relazionali" - classe terza (a cura di L. Chiappetta Cajola), Istituto Didattico, Teramo).
L'allievo con dislessia può presentare varie tipologie di caratteristiche nell'apprendimento della letto-scrittura, a seconda della gravità del disturbo e della frequenza o meno di una terapia logopedica, nonché di un trattamento didattico appropriato e competente. Alcune peculiarità sono riassumibili in:

- Difficoltà nell'apprendimento della lettura strumentale (omissioni di parole o frasi, errori di trasposizione grafemica, ecc.)
- Incapacità di combinare le lettere in sillabe e in parole nella scrittura autonoma
- Inversione della sequenza dei grafemi
- Grafia eterogenea
- Errori di ortografia (e di compitazione)
- Deficit di percezione visiva (capovolgimento dell'orientamento spaziale di lettere e numeri)
- Difficoltà nell'esecuzione di procedure/algoritmi aritmetici
- Deficit di percezione uditiva (rumori forte o bassa intensità)
- Deficit dell'attenzione all'interlocutore
- Eventuali difficoltà di: movimento, equilibrio e coordinazione

Quali strumenti compensativi e misure dispensative da adottare?
La principale e più efficace metodologia di trattamento didattico per un alunno con dislessia è, senza dubbio, quella di porlo nelle condizioni ottimali per ridurre le difficoltà nella sfera, appunto, dell'apprendimento, ma anche quella di accompagnarlo nella ricerca e nell'acquisizione di strategie compensative, tali da consentirgli di superare gli ostacoli eventuali che gli si pongono davanti e di compensare così le difficoltà, attraverso un proprio modus di apprendere, per guidarlo alla consapevolezza che: "Si può leggere, ... nonostante le difficoltà!".
Fin dalla scuola primaria, le metodologie di facilitazione dell'apprendimento più appropriate prevedono la proposta di: libri illustrati, storie animate, libri cartonati, audiolibri, libri digitali, sintesi vocale: le mediazioni didattiche primarie riguardano, infatti, l'ancoraggio alle capacità visuo-percettive e cinestetiche.
Il computer è lo strumento per eccellenza, che consente al dislessico di leggere il mondo intorno a sé, di leggere le parole scritte in modo "personalizzato", semplificato ma attivo. L'uso delle nuove tecnologie, inoltre, si presta particolarmente anche al monitoraggio delle proprie prestazioni, al controllo dei progressi e ciò si riflette in modo assai efficace anche sull'autostima e sul senso di autoefficacia.
Uno strumento compensativo molto diffuso è il Tachitoscopio, che serve a velocizzare la lettura e che propone all'allievo con dislessia la lettura di parole e non parole, e di parti di brani selezionati sullo schermo di un computer. Questo mezzo insegna a leggere con un unico puntamento oculare, per evitare che l'allievo perda "il segno o le fila del discorso".
Per quanto riguarda la lettura in funzione della comprensione del testo, per il dislessico le soluzioni da adottare in classe sono molteplici e vanno dalla semplificazione e riduzione del contenuto da leggere (disciplinarmente significativo), all'organizzazione delle informazioni lette ed al loro recupero nella memoria per l'esposizione orale in: schemi, mappe, categorie.
Risulta necessario, inoltre, da parte dei docenti, l'impiego di tecniche specifiche per lo studio individuale, quali: la presentazione di informazioni anticipate, l'elaborazione di resoconti, mappe concettuali, schemi di sintesi, l'evidenziazione di informazioni selezionate e razionalizzate dal punto di vista concettuale e grafico, ecc.

La questione fondamentale, di cui gli insegnanti devono tener conto, infatti, è che l'allievo dislessico ha le medesime necessità formative del suo compagno di banco privo di difficoltà, vale a dire, la necessità di imparare strategie di pensiero, di ragionamento, di operatività che gli permettano di giungere, in autonomia, a qualsiasi contenuto disciplinare. Insegnare strategie di apprendimento, allora, deve essere l'anello portante dell'intendimento dei docenti al cospetto dell'allievo con dislessia e di tutti gli altri."

Marianna Traversetti, docente IC Bruno Munari, Docente nel Master di I livello in "Didattica e Psicopedagogia dei disturbi specifici di apprendimento", Università RomaTre. Autrice di numerose guide didattiche per la scuola primaria, edite dalla casa editrice Istituto Didattico di Teramo
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