Torna nella homepage
 
n.85 settembre 2018
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:20 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Diventare insegnante di sosteg... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Diventare insegnante di sostegno
Una scelta fatta di amore, generosità e professionalità
di Tani Stefania - Inclusione Scolastica

Eccomi alle soglie del nuovo anno scolastico e chissà il buon vento dove mi porterà; ogni anno cerco di affrontarlo con grande professionalità.

La mia vita è stata un intrecciarsi di circostanze che mi hanno portato a essere quella che sono.
Diventare insegnante di sostegno è spesso per molti l'inizio della propria carriera, infatti è possibile che siano contattati per incarichi insegnanti che non hanno l'abilitazione.
Io sono una di quelle che per anni è stata incaricata sul sostegno.
Oggi direi... sostegno per scelta.
Non tutti si comportano allo stesso modo. Infatti, l'aspirante insegnante può prendere l'incarico con superficialità e non approfondire le problematiche dell'alunno di cui si dovrà occupare e della sua classe. Altre volte, anche l'insegnante più inesperto, se prende a cuore il problema, può approfondire le tematiche necessarie per affiancare un alunno, ad esempio tramite corsi di formazione o documentandosi.
Per diventare insegnante di sostegno dunque non è necessario solo aver frequentato dei corsi specifici: bisogna essere predisposti all'aiuto e all'ascolto; occorrono buone dosi di pazienza, amore e generosità.

L'anno scorso mi fu affidata un'alunna con sindrome di Down.
Entrai nell'aula e subito la riconobbi... stava lì, proprio dinanzi a me; timore e disagio furono le prime sensazioni che provai. Che fare? Come aiutarla? Imparai a conoscere i suoi atteggiamenti, a volte un suo sguardo, le sue reazioni oppositive esprimevano più di molte parole. L'alunna spesso reclamava l'attenzione da parte di tutti affermando la sua presenza ed esprimendo così il suo diritto a dire "ci sono anch'io". Presto riuscii ad essere in sintonia con lei che sin dai primi giorni di scuola accettò la mia presenza e talvolta la ricercò come figura rassicurante. Privilegiai attività adatte al suo sviluppo funzionale e metodi che, nel rispetto del suo stile cognitivo, fossero attenti, nei limiti del possibile, ai suoi processi metacognitivi, attraverso esercizi centrati sul fare-riflettere-fare tali da stimolare, in modo naturale, l'alunna a "imparare ad imparare".

Nei miei percorsi didattici ho sempre amato le piccole e grandi sfide: personalmente non credo in un metodo di insegnamento immutabile nel tempo, esiste, invece, un metodo adattabile alla classe in cui si opera. Non si deve mai parlare di un modello o metodo unico, ma di metodologia sempre aperta, dinamica, in continua evoluzione. Le esperienze didattico-educative hanno valore se si ha il coraggio di frantumarle giorno per giorno per produrne altre nuove ed originali .
Una didattica così intesa è indubbiamente più impegnativa della cosiddetta didattica tradizionale, non consente routine.
Insegnare è un'esperienza straordinaria, a volte dura e difficile, ma ricca di gioie e gratificazioni. Nel mio lavoro ho sempre cercato di dare il massimo, di poter essere una maestra attenta, disponibile, ma anche autorevole e professionale.
Da sempre ho personalizzato il mio stile d'insegnamento in base agli alunni che mi trovavo di fronte e questo mio impegno si è concretizzato nell'organizzare il materiale da utilizzare e le attività da svolgere.
Quando noi docenti entriamo in relazione con l'alunno, non incontriamo un caso, un problema, incontriamo una PERSONA. L'esperienza da me vissuta, in questi anni, mi porta a dire che l'opera educativa per gli alunni con bisogni educativi speciali non si può dire mai compiuta per la natura stessa che essi rivestono; infatti c'è sempre in loro qualcosa da riscoprire e far emergere perché "ognuno brilla di luce propria".
Il mio modo di insegnare è quello di permettere ad ogni alunno di "sviluppare un proprio progetto di vita futura". Per realizzare ciò bisogna vivere la scuola come un intreccio di emozioni e condivisioni: questo è ciò che mi fa amare il mio lavoro e me lo fa scegliere ogni giorno. Credo nella scuola di tutti e per tutti. Credo in una didattica basata sulle otto competenze chiave europee. Credo nella didattica metacognitiva, nella realizzazione dei lapbook, dei compiti di realtà, nei progetti, nell'uso razionale delle tecnologie digitali, a cui non riesco a rinunciare.
Credo che niente capiti totalmente a caso, ogni alunno è una potenziale occasione di arricchimento, che ci viene data per condividere con altri esperienze, in quanto uniche e speciali.


Stefania Tani, docente di scuola primaria
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional