Numero: 2 -Gennaio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci Web
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Articolo 'Dov'è finita l'integrazione?'  >>>
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Dov'è finita l'integrazione?
Il ruolo dell'insegnante di sostegno
di Zeus Natalina Giovanna - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola
Talvolta verifichiamo che il processo di integrazione viene delegato unicamente all'insegnante di sostegno che opera da solo, in un angolo della classe o peggio nell'"aula di sostegno", con la conseguente emarginazione dell'alunno interessato.
Ciò che mi porta a riflettere ogni giorno è che leggo e rileggo nelle nuove indicazioni ministeriale, di giornate mondiali, di corsi di formazione e di aggiornamento, stage su come affrontare l'integrazione scolastica, come favorirla, come renderla reale.
Ma chi partecipa?
L'insegnante di sostegno!
Che è pure giusto, per una formazione continua e costante, ma credo che sia necessario che siano anche gli insegnati di classe a frequentare spazi di formazione perchè anche loro devono favorire processi di integrazione nella classe. Lo sottolineo perché ancora oggi ci sono situazioni in cui un insegnante di sostegno quasi non rientra nel numero effettivo degli insegnanti di una scuola perché ..."tanto è di sostegno"!
Spesso assisto ad atteggiamenti di scarsa corresponsabilità dei docenti curriculari. I percorsi a favore di questi alunni non devono essere differenziati o individualizzati esclusivamente ad opera del docente di sostegno: la personalizzazione deve riguardare l'attivazione di percorsi di apprendimento per tutti i bambini, non necessariamente separando le iniziative di recupero dalle normali attività della classe, anche perché può capitare che le lezioni di recupero e sostegno siano molto più stimolanti degli interventi per gli alunni normali!

Con il coinvolgimento attivo di tutti gli alunni si ottengono benefici sia in termini di apprendimento che di integrazione e motivazione. Il clima scolastico è determinato soprattutto dagli atteggiamenti educativi dei docenti e dal tipo di rapporto che essi stabiliscono in una classe. Se è l'insegnante curriculare ad attivare atteggiamenti di emarginazione dell'insegnante di sostegno che, dal suo punto di vista, deve far lavorare l'alunno, sedere accanto a lui o portarlo fuori dalla classe, come fare a migliorare tale situazione?
Certo ammetto che dipende anche dalla realtà territoriale, dal numero degli alunni, dalle insegnanti di sostegno, ma è davvero difficile accettare che l'integrazione a volte viene concepita solo quando l'alunno sa fare come la classe...

Bisognerebbe puntare sulla forza dell'insegnante, sul suo operare in modo creativo, vicino agli altri alunni, con i loro alunni che debbono essere al centro della riflessione quotidiana e far si che l'integrazione scolastica sia reale, con tutte le difficoltà che un alunno può avere o incontrare! E' necessario però che i docenti vengano formati e informati, dove l'innovazione ha le porte (e le teste) aperte. Forse si può pensare che sono retorica o esalto troppo la possibilità di successo, senza dare spazio agli aspetti negativi, che ovviamente ci sono, perché per ottenere buoni risultati occorre l'impegno, la dedizione, la ricerca, la sperimentazione e questo comporta lavorare forse troppo, o essere troppo attenti a tutti gli eventi, o fare troppe attività ma vi assicuro ...i colleghi che si trovano in queste condizioni di innovazione, formazione e varietà sono solo fortunati (e te ne accorgi di più o solo quando perdi queste condizioni)! Se gli stimoli per noi e per gli alunni sono praticamente inesistenti, si rischia l'impoverimento mentale, di idee e di motivazione personale.

I cambiamenti veri sono quelli che si possono realisticamente attuare, non quelli solo annunciati, ed andrebbero sostenuti con un piano di azioni concrete. Laboratori che valorizzino la creatività, gli interessi, programmazioni individualizzate e mirate, l'interdisciplinarietà, aprire le porte alle altre classi, scambiare opinioni, strategie, confrontarsi, lavorare in gruppo, collaborare, provare delle novità, ampliare la conoscenza con varietà di informazioni ed esperienze, dove un insegnante di sostegno può essere solo una risorsa in più che aiuta a portare avanti svariate attività coinvolgendo gruppi classi, organizzando laboratori, intervenendo in quelle situazioni di svantaggio e difficoltà che non sono scritte su un pezzo di carta ma sono reali e tangibili e bisogna affrontarle, perché le difficoltà non sono solo cognitive o fisiche ma possono essere sociali, relazionali, personali.
Una forza in più che può lavorare nel team della classe e con la classe, non è forse solo d'aiuto?

Quest'anno sono alla mia prima esperienza in un'altra scuola, in un nuovo ambiente e ancora non conosco bene la realtà qui ma credo che molto dipenda anche dal modo di pensare, dalla voglia e dall'impegno di un insegnante di sostegno, e non solo dalla realtà e dall'ambiente di lavoro.
Negli anni trascorsi al 196° Circolo didattico di Roma ho sempre lavorato in gruppo cercando di garantire sempre il successo personale degli alunni, non considerando "questo alunno è mio, quello no", ma creando gruppi di lavoro, svolgendo lezioni in classe, proponendo attività creative, di recupero, dando opinioni, dove la mia parola era considerata una riflessione sulla quale si può discutere. Non servono circolari che attestano che questa deve essere la realtà o per sottolineare ai colleghi di classe che noi insegnanti di sostegno non siamo solo del nostro bambino, ma bisogna crederci e provarci, uscire dalla nicchia dei "miei bambini", la "mia classe" e fare protagonisti del processo educativo e formativo gli alunni e non gli insegnanti e la loro programmazione. Non basta far partecipare ogni tanto l'alunno alle attività di classe...bisogna essere attivi, alzarsi le maniche per costruire reali esperienze di integrazione per tutti gli alunni.
E' talmente facile favorire l'emarginazione e non l'integrazione...eppure a volte basta così poco...

Natalia Zeus insegnante di sostegno Istituto Compresivo S.Angelo di Brolo - Messina
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