Torna nella homepage
 
n. 28 dicembre 2012
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:17 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'DSA: L'esperienza di Lorenza'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Organizzazione Scolastica 2 Organizzazione Scolastica
Pagina Orizzonte scuola 3 Orizzonte scuola
Pagina Didattica Laboratoriale 7 Didattica Laboratoriale

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
DSA: L'esperienza di Lorenza
Liberata dalla condanna di essere "guasta"
di D'Agosta Luciana - DSA e...dintorni
Lorenza è una bravissima logopedista che, come scoprirete leggendo, ha scoperto di essere un DSA" da adulta, quando...

Luciana: Com'è stato vivere avendo "un DSA" senza saperlo?

Lorenza: Ho avuto una carriera scolastica tendenzialmente al limite del casino. Ho incominciato a "leggere" da sola a metà della seconda elementare, unico anno di quel ciclo in cui ho avuto un'insegnante fantastica che poi e' andata via.
Alle scuole medie ero una delle migliori in una classe disastrata ma, in quel contesto, giocarono a mio favore l'ambiente culturalmente alto della mia famiglia, un insegnante di italiano che badava ai contenuti più che alla forma e un'insegnante di matematica che non mirava a niente di eccezionale.
 Il peggio e' arrivato alle superiori (liceo scientifico) quando, in una brutta classe e con un pessimo corpo insegnanti, ho vissuto anni da incubo dove la matematica, il latino e i versi della divina commedia erano arabo. E più passavano gli anni e piu' diventavo "svogliata": studiare era l'ultima cosa che facevo, se la facevo! Il mio senso di inadeguatezza era diventato talmente alto, che gli ultimi due anni adottavo sistematicamente la regola di entrare alla seconda ora o di non andare a scuola, chiaramente all'insaputa dei miei genitori.
L'ultimo anno volevo assolutamente ritirarmi, ma mio padre me lo impedì, monitorando strettamente ogni mia mossa per tutto l'anno (aggiungo ora, fortunatamente!).

La mia situazione non era così grave da avermi impedito di saper leggere o di apprendere le regole base della matematica, ma una lettura corretta di un testo mi richiedeva così tante energie che la comprensione e la memorizzazione di un testo più complesso, ad es. di filosofia, mi richiedeva almeno tre letture. E così in matematica: ero in grado di comprendere formule anche complesse di trigonometria, ma non riuscendo a sapere bene le tabelline o mettendoci sempre molto tempo per svolgere dei calcoli base - di cui spesso sbagliavo il risultato - non arrivavo mai ad una soluzione corretta.

Arrivata all'università tutta questa situazione si era strutturata in un blocco totale su cosa volessi diventare "da grande". Inoltre mi chiedevo quale corso di studi avrei potuto intraprendere senza sacrificare tutte le mie energie vitali e, soprattutto, cosa avrei potuto studiare per riuscire a provare finalmente un po di soddisfazione e motivazione, sentimenti a me sconosciuti nell'ambito dell'apprendimento e della conoscenza.
  Sono andata allo sbando per quasi 4 anni, rinforzando la percezione di me come quella di una ragazza inadeguata e inespressa, senza strumenti per trovare il modo di "aggiustarmi".
Solo grazie ad un amico che, con enorme pazienza e determinazione, mi ha portato e costretto a studiare in biblioteca per mesi, ho sostenuto 5 esami alla facoltà di psicologia ottenendo, tra l'altro, il massimo dei voti.
Questa esperienza se da una parte mi aveva  fatto sperimentare che io "potevo", dall'altra mi aveva fatto comprendere che dovevo trovare un campo di studio dove le mie motivazioni fossero alte abbastanza da sostenere il grande sforzo che, comunque, avevo dovuto affrontare per ottenere i risultati avuti all'università.
Fu li che compresi di avere bisogno di un percorso di studi che mi consentisse di confrontarmi anche con un' applicazione pratica delle cose che studiavo sui libri.

Fortunatamente, ho trovato negli studi di logopedia quello che cercavo, essendo questo corso di laurea impostato metà su materia teoriche e metà sul tirocinio in ospedale o in strutture di riabilitazione.
La mia esperienza di quegli anni e' stata di una grandissima fatica, ma anche di un'enorme soddisfazione.
Ho avuto infatti la possibilità di sfruttare il mio "handicap" nella lettura - di cui ancora ignoravo l'esistenza! - a mio vantaggio.
Infatti, l'aver bisogno di leggere più volte un testo per comprenderlo a pieno (figuriamoci se poi i testi passavano da medicina, psicologia, pedagogia a neuropsicologia cambiando costantemente stile comunicativo..) mi faceva approfondire talmente tanto il contenuto di quello che leggevo, che la mia comprensione delle materie era quasi sempre ottimale.
In breve questo ha suscitato l'interesse dei mie compagni e ed ha portato alla formazione di un gruppo di studio del quale io ero elemento portante, in cui a turno gli altri leggevano i testi ed io, ascoltando, riformulavo e facevo l'analisi dei contenuti o ponevo le domande necessarie ad un approfondimento dei vari argomenti.
Durante tutto il corso di laurea sono riuscita ad avere agli esami la media più alta di tutti i miei compagni e, la nostra classe, e' stata la migliore che ci fosse stata fino ad allora.

Luciana:Cosa hai provato a scoprire di essere dislessica?

Lorenza:Questo e' avvenuto dopo un paio d'anni che già lavoravo come logopedista, presso lo studio di una Neuropsicologa canadese. Quando mi chiese di leggere ad alta voce le prove di un test di verifica  per la diagnosi di un tipo di dislessia che mi aveva richiesto di ideare, durante la lettura ho fatto così tanti errori che la Dottoressa si e' allertata e, approfondendo con altre indagini, ha individuato una dislessia di tipo misto ed una discalculia.
Come mi sono sentita? Inizialmente in colpa di essere "guasta", umiliata di non essere integra. Dopo... liberata dalla condanna di essere una svogliata e indolente, incapace di concentrarsi per ben studiare; in dubbio di poter fare bene il mio lavoro (il paradosso di essere una logopedista dislessica e discalculica!); arrabbiata con i mie genitori e con tutto il mondo per non aver compreso le mie reali difficoltà, non averle sostenute ed averle mal giudicate.
Ma alla fine mi sono sentita finalmente ...Lorenza.

Luciana: Quanto e come questa "scoperta" ha inciso sul tuo lavoro?



Lorenza: Direi che sarebbe più corretto, nel mio caso, dire: come il mio lavoro ha inciso sul mio DSA? Infatti, avendo io valutato e trattato numerosi casi di DSA ed avendo come metodo quello di creare esercizi che sono dei giochi di sfida tra me ed i miei pazientini, mi sono, in questi anni, allenata costantemente con loro e la mia dislessia e discalculia sono nettamente migliorate.
Se poi invece, penso in che modo il DSA ha interferito sul mio lavoro, posso solo dire che ho dovuto porre piu' attenzione quando correggevo dei test dove i bambini facevano errori che anch'io avrei fatto, che nello scrivere le numerose relazioni sui pazienti, mi facevo aiutare dal correttore ortografico del computer o che ho sempre scelto corsi di aggiornamento dove la parte pratica fosse portante e non ci fossero solo da ascoltare e leggere "chili" di dispense.

Luciana: Sapere in cosa consistevano le tue difficoltà ti ha aiutata a cercare/trovare strategie più efficaci per migliorare le tue prestazioni?


Lorenza: Si, la consapevolezza mi ha aiutato ad utilizzare dei mezzi di compenso (ad es. come dicevo prima, l'uso del correttore ortografico del computer) o a porre più attenzione quando leggevo dei testi o a scegliere dei percorsi di approfondimento che non frustrassero troppo le mie motivazioni perché eccessivamente "stancanti".
Ma più di ogni altra cosa, la consapevolezza mi ha consentito di sapere che ogni successo valeva doppio e che io ce la facevo.

Luciana: Ritieni che col tempo sei migliorata? E in più: da adulti si può migliorare?

Lorenza: A entrambe le domande rispondo:SI!
Si, con il tempo sono migliorata, ma anche perché in qualche modo non ho mai smesso di "allenarmi" e di mettermi in gioco rispetto al mio DSA.
Si, io sono la dimostrazione vivente che si può migliorare anche da grandi. Il quanto e il come e' influenzato da molte variabili, compreso il grado e il tipo di DSA che si ha.Anzi dirò di più: un certo tipo di miglioramento si può avere solo da grandi, quando la maturazione e consapevolezza attiva di certi processi ce ne consente il controllo e la trasformazione.
Un esempio: da piccola e da ragazza giovane,  tranne in rari periodi, il massimo che leggevo erano chili di fumetti, oggi leggo una media di quattordici libri all'anno, a volte anche di più.

Luciana: Hai avuto paura che i tuoi figli potessero incontrare le tue stesse difficoltà?


Lorenza: Si. So per esperienza lavorativa che la dislessia ha una familiarità e, quindi, vigilo sull'apprendimento dei miei figli, non per paura che siano dislessici, ma per riuscire a sostenere immediatamente la loro eventuale fatica o frustrazione e per proteggerli dalla ancora diffusa ignoranza del significato che questa difficoltà assume nel mondo scolastico.

Luciana: Ad una studentessa che dovesse decidere quale scuola superiore fare o quale facoltà scegliere, cosa diresti, nella duplice veste di persona con disturbo specifico di apprendimento e logopedista?


Lorenza: In linea generale penso che ognuno debba fare ciò che ama e che gli piace, fermo restando che, ad esempio, se un diascalculico desidera intraprendere degli studi di tipo scientifico, deve essere ben consapevole dei propri limiti e, quindi, attrezzassi con ottimi mezzi di supporto, non lamentarsi del lavoro costante ed impegnativo che si troverà ad affrontare, cercando di sviluppare al massimo le capacita' su cui ha più competenza a sostegno di quelle in cui ha più difficoltà.
E'importante confrontarsi con qualcuno che abbia delle competenze specifiche (ad es il logopedista o lo psicopedagogista) che possa aiutare a tracciare il percorso più idoneo ai propri interessi e alle proprie capacita' e ad individuare i mezzi necessari per affrontarlo.

Luciana: Ci regali qualche consiglio?

Lorenza: Non vergognarsi di essere ciò che si è, di chiedere aiuto e di far valere i diritti che la legge tutela.
Tenere costantemente a mente che  le cose si modificano, evolvono e cambiano sempre. Che noi lo si voglia o no. E che in questo processo fisiologico, abbiamo la possibilità di  decidere se la direzione dell'evoluzione sara' costruttiva o meno.
Quindi, quello che oggi ci fa disperare può sempre essere trasformato, con lavoro, ottimismo e pazienza (ogni cosa ha un suo tempo, a volte lungo, dal quale non si può prescindere), e questo è vero anche quando pensiamo che tutto e immobile o impossibile.

Luciana: Grazie a Lorenza per la sua preziosa testimonianza.




OCCHIELLO SUI DSA
"Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l'intera vita a credersi stupido".
Albert Einstein


Questa volta metteremo l'accento sui punti di forza che generalmente caratterizzare lo stile di apprendimento delle persone con DSA. Se conosciuti, valorizzati e potenziati, possono diventare gli alleati sui quali appoggiarsi per sostenere gli ambiti nei quali si evidenziano le maggiori difficoltà.
L'elenco che segue è tratto dal libro "Come leggere la dislessia e i DSA" a cura di G. Stella e Luca Grandi, edito dalla Giunti Scuola nel 2011:

INTELLIGENZA
CAPACITA'DI MEMORIZZARE PER IMMAGINI
APPROCCIO INUSUALE E DIVERSO ALLE MATERIE SCOLASTICHE
CAPACITA' DI FARE COLLEGAMENTI NON CONVENZIONALI
CREATIVITA' E CAPACITA' DI PRODURRE FACILMENTE NUOVE IDEE
PROPENSIONE ALLA SELEZIONE DI ARGOMENTI IN UNA DISCUSSIONE
ABILITA' DI SOLUZIONE DEI PROBLEMI CHE RICHIEDONO DI IMMAGINARE SOLUZIONI POSSIBILI.

Sempre nello stesso libro viene citato il dato - riportato dalla rivista Fortune (Morris, 2002) - che mette in relazione l'alta percentuale di top manager dislessici con il permanere, anche da adulti, di una caratteristica tipica dell'età infantile: un alto livello di pensiero divergente che consente di trovare più soluzioni alla stessa situazione.
"In altre parole, il successo di questi manager diventa rilevante grazie al loro modo di "funzionare", e non malgrado la loro difficoltà".

L'esperienza di Lorenza sembra confermare questa ipotesi. Non vi pare?

Auguri di buona fine e miglior inizio d'anno a tutti!

 Luciana D'Agosta, logopedista - Roma  
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional