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n.18 dicembre 2011
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Due film per augurarvi Buone Feste
Uno ha 24 anni, l'altro 24 giorni...
di Paci Lucia Giovanna - Dedicato a te
Ho colto al volo, con entusiasmo, l'idea di offrire con il numero di dicembre, un nostro film, in dono ai lettori, perché ne ho ben due da regalare al pubblico attento di questa rivista.
Il primo è una chicca, un piccolo capolavoro, di grazia delicata e senza clamori, da cineteca, piuttosto introvabile (io stessa ho una vecchia video cassetta, che non posso più vedere e non sono mai riuscita a trovare la versione in dvd): IL PRANZO DI BABETTE, premio Oscar 1987 per il miglior film straniero, tratto dall'omonimo lungo racconto della scrittrice danese Karen Blixen.

La storia è molto semplice: Babette è una chef francese, in fuga dalla Francia, perché accusata di aver simpatizzato con la Comune di Parigi, del 1871, e approdata in un piccolissimo villaggio di un fiordo norvegese, dove vivono due anziane sorelle, figlie di un pastore protestante, a cui si presenta su consiglio di un loro antico conoscente. Qui, Babette vive in sintonia con le abitudini molto frugali delle sue ospiti, per le quali è peccato ogni concessione a qualcosa che esuli dall'austerità in cui vivono. Un giorno, Babette vince 10.000 franchi ad una lotteria e decide di organizzare un pranzo in onore delle sue benefattrici e dieci loro amici. Fa venire dalla Francia tutti gli ingredienti, i vini più pregiati, le tovaglie di lino finissimo, vasellame e candelieri, per un pranzo degno del primo ristorante di Parigi, il famoso Café Anglais, dove appunto Babette era chef. Oltre a un raffinato brodo di tartaruga, per il quale è stato fatto venire un esemplare enorme di animale, il piatto forte sono le cailles en sarcophage , le quaglie in sarcofago, in cui gli uccelletti sono adagiati in vol-au-vent, che hanno appunto la funzione di bara, insieme a salse varie e fette di tartufo.



Molta attenzione e molto tempo viene dedicato al "racconto" della preparazione di quest'elaboratissimo pranzo che Babette è "capace di trasformare in una specie di avventura amorosa, dove non si distingue tra appetito carnale e appetito spirituale" ed è quasi commovente, nel senso proprio della spinta all' identificazione, la narrazione del pranzo vero e proprio, in cui gli austeri, diffidenti, anestetizzati commensali pian piano si lasciano sedurre loro malgrado, con emozione e meraviglia, proprio come in'avventura amorosa, dal cibo e dal vino e si trasformano, acquistando colore e calore, sorriso e occhi lucidi, in una sorta di estasi radiosa, di cui non avranno un ricordo chiaro.


senz'altro il video più bello, anche se in inglese

Finito il pranzo, cadute le accuse su di lei, ci si aspetta che Babette se ne torni in patria, ma lei afferma di non potere, perché senza più un soldo: tutti i 10.000 franchi, infatti, sono stati spesi in quel pranzo, esattamente come se si fosse stati al Café Anglais. Di fronte all'incredulità delle due sorelle e alla protesta per il fatto che quei soldi siano stati spesi per loro, Babette replica che lei l'ha fatto perché è un'artista e "un grande artista non è mai povero"; con la sua arte, infatti, lei "può rendere felici" coloro a cui la dona e di questa ricchezza si riempie.



Questo gioiello di film INTIMISTA e CORALE, LEGGERO e PROFONDO, IRONICO, STRUGGENTE e POETICO è da sempre il mio film cult, che mi piacerebbe trovare sotto l'albero, per gustarmelo in un pomeriggio post sbornia da festività.
Trova spazio, inoltre, su queste pagine, perché, guarda caso, il suo messaggio sull'essere artista, calza a pennello con quello che dico sempre ai miei figli: è la passione che muove le persone, le sostiene, le motiva e dà loro senso, la passione e ciò che essa produce sono la vera ricchezza di ciascuno di noi, ancora di più se utilizzati per offrire ciò che si possiede e si sa fare agli altri ... riflessione natalizia per ragazzi, per genitori, per insegnanti!

Delizioso momento di riflessione condivisa, esperienza da poter vivere insieme nelle feste, genitori-figli, studenti-insegnanti (mia figlia è andata a rivederlo con la classe e la prof, l'ultimo giorno prima delle vacanze), è SCIALLA, uscito da un mese e ancora nei cinema, che, a dispetto di quanto il titolo potrebbe far immaginare (scialla è una parola del gergo giovanile romanesco che significa "rilassati, stai tranquillo") narra in modo tenero e delicato, partecipato ma non critico, divertente perché vero, il rapporto tra generazioni.

E' la storia di Bruno, professore disilluso e demotivato, che ha "mollato", non solo nella professione, ma proprio nella vita e tira a campare facendo il ghost writer di personaggi più o meno famosi, con i quali entra in amicizia (come con la ex pornostar russa Tina, la riuscitissima Barbara Boboulova) e dando ripetizioni e Luca, quindicenne ignorante e irriverente, ma vitale e intelligente, desideroso di vivere molto più che di studiare, che s'incontrano proprio perché l'uno va a lezione dall'altro, che poi scopre di esserne il padre, per un amore giovanile finito come tutte le sue cose, nel torpore del dimenticatoio. Costretto a occuparsi a tempo pieno del ragazzo, perché la madre deve accettare un lavoro che la manda sei mesi in Africa, Bruno (un meraviglioso Fabrizio Bentivoglio) mette in piedi un rapporto con Luca che, se difficilissimo al principio, per la distanza pure linguistica con il ragazzo (lui parla veneto, Luca un romano gergale), poi si rivela possibile e salvifico, direi, per entrambi.

Il bisogno di dialogare, anche solo per stabilire regole e confini, porta i due a entrare l'uno nel mondo dell'altro e trasformarlo, TRASFORMANDOSI. Bruno si riscopre uomo e professore nello scoprirsi padre e ritrova la voglia e il motivo di dare senso alla sua vita, le sue energie sopite si risvegliano anche sferzate dalle logiche di vita vissuta e non teorizzata o idealizzata di Luca; il ragazzo impara a incanalare le sue energie vitali nello studio e nella voglia di imparare e di farcela, tanto da chiedere ai suoi insegnanti, alla fine di un anno scolastico che si era aperto disastroso ma che era terminato in forte ripresa, di essere bocciato, perché dopo aver scoperto quanto era bello imparare, voleva avere l'opportunità di riprovarci senza tralasciare nulla!

Non è banale, non è retorico, non è bacchettone o moralista, è una commedia d'amore, di sentimenti, vera, perché commuove a delle considerazioni sulla scia dell'identificazione. Bruno mi somiglia, nel senso che è uno della mia generazione: nutrito di sogni e di ideali, che non ce l'ha fatta nell'impatto con la realtà che ti vuole in un altro modo e vive nella precarietà, sopito nella superficie, ma non nel cuore (con quanta passione si rivolta, infuriato, contro l'insegnante che ha bocciato il figlio, sottolineando sprezzante, che sicuramente ha tenuto presente solo le famose "competenze non raggiunte", senza considerare il percorso fatto!), Luca ha pure il nome di mio figlio e potrebbe essere benissimo uno dei suoi amici, parla come loro, ragiona come loro e, soprattutto, ha gli stessi bisogni: essere amato e guidato, compreso e spronato, ascoltato ma disciplinato, dalla Scuola, dalla famiglia, dagli adulti.

La scuola diventa il terreno di scambio tra i due, nel riaffermare la centralità della cultura e il valore della figura del maestro come di colui "che ci prova", come dice Bentivoglio, a educare e a insegnare.
E' il film ideale per la scuola possibile, andrebbe proprio messo in calendario nelle scuole: tenero, divertente, intelligente, dove si ride perché ci si ritrova, un po' come allo specchio, e allora, il riso diventa sorriso!

Per vedere l'intervista ai protagonisti e la presentazione del film, nella trasmissione di Fazio "che tempo che fa", clicca qui

Buona visione e Buone Feste a tutti!

Lucia Giovanna Paci, genitore
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