Torna nella homepage
 
n.47 novembre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:14 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'E' strano che un alunno strani... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Didattica Laboratoriale 2 Didattica Laboratoriale
Pagina Orizzonte scuola 3 Orizzonte scuola

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
E' strano che un alunno straniero sia considerato estraneo
Non è strano che un alunno italiano possa sentirsi straniero
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola
NEL PENSIERO
Tre parole nel titolo che si assomigliano e creano un effetto che alcuni percepiranno cacofonico e ridondante, altri poetico e musicale; il problema sorge quando al risultato stilistico poco gradito ai primi si fa corrispondere l'aderenza nel significato, a maggior ragione se il tutto è riferito ad una persona.

Strano è chi si mostra nei suoi aspetti stravaganti, bizzarri, fuori dal comune, dall'ordinario, da quello che si è abituati a vivere nella quotidianità, ma può essere anche percepito come colui che genera disordine, che scombina i piani, che rompe gli schemi.

Estraneo è chi si pone fuori da un contesto per svariati motivi, che non ha punti in comune con un ambiente omogeneo, quindi sconosciuto e che può rivelarsi anche fastidioso, impegnativo, disgregante, quindi soggetto ad allontanamento e separazione, se non addirittura ad emarginazione.

Straniero
è l'individuo che appartiene ad una nazione estera, rispetto a quella di chi la considera tale (ognuno è straniero per qualcun altro), ma può essere anche visto come invasore, nemico, seminatore di discordia, usurpatore, attentatore.

Ma in una società mista, multiculturale, che comunica e si sposta velocemente e con mezzi che consentono di ridurre le distanze in modo considerevole, la Scuola, che è il riflesso di una comunità che vive in un territorio globale difficile da definire nei confini (semmai ce ne fossero davvero), non può lasciarsi andare a giudizi né valutazioni che propendono per la seconda parte delle definizioni fornite sopra, anche se spesso è la società stessa e i mezzi di comunicazione a spingere verso tali riflessioni, perché la paura cattura di più l'attenzione e perché le categorie semplificano la vita.


NELLA SCUOLA ITALIANA
Negli ultimi anni sempre più alunni di origini non italiane popolano le aule e spesso contribuiscono a rinfoltire classi altrimenti scarne in termini numerici
, dati i bassi tassi di natalità del nostro "Belpaese". L'Italia, nonostante tutto, per molti, è meta di immigrazione, dunque non c'è da meravigliarsi se nelle città così come nei piccoli centri, realtà diverse si trovano ad integrarsi, nel migliore dei casi, o comunque a convivere e a condividere spazi e momenti.
Per la scuola italiana ciò rappresenta sicuramente una grande possibilità ma anche un banco di prova, basta saper cogliere il lato positivo e porsi con la giusta mentalità: questo sarà tanto più facile e possibile se a disposizione ci saranno sempre più mezzi e risorse adeguate.
Non è semplice fare una disamina che possa essere rappresentativa di tutto il territorio italiano, perché esistono differenze evidenti tra nord, centro e sud, in termini quantitativi, qualitativi e di provenienza geografica; le differenze sono riscontrabili anche all'interno di una stessa regione, tra città e paesi, e all'interno di una stessa città, tra quartieri (ce ne sono alcuni con scuole ad altissima frequentazione di alunni stranieri, in cui gli italiani sono la minoranza). In generale, però, si può confermare che sempre più alunni provenienti da varie parti del mondo imparano e si formano nelle scuole italiane e quindi la Scuola Italiana, intesa come Istituzione, deve prendersene cura in modo effettivo, concreto, adeguato e contingente, e consentire a chi opera sul campo di assicurare il diritto all'istruzione sancito e ribadito da varie fonti legislative, ed evitare così di alimentare discriminazione o addirittura creare discriminazione nella discriminazione o discriminazioni al contrario.


IN AULA (CHI SONO I VERI STRANIERI)?

È importante che gli insegnanti riconoscano nell'alunno straniero le caratteristiche proprie della sua normale diversità, nel senso che ognuno rappresenta un mondo a sé, prodotto delle esperienze e dei vissuti personali, nonostante si possa inserire comunque in un quadro linguistico, culturale e religioso di riferimento, dal quale si attingono elementi e spunti di interesse e di orientamento educativo e pedagogico.
Per dare prova di quanto affermato, si possono individuare tante tipologie di casi presenti nelle classi italiane, ognuna delle quali richiede attenzioni e interventi adeguati e pertinenti:

-Alunni nati in Italia da genitori stranieri;

-Alunni nati in Italia da un genitore italiano e uno straniero;

-Alunni nati in Paesi stranieri e adottati da genitori italiani nei loro primi anni di vita;

-Alunni nati in Paesi stranieri e adottati da genitori italiani in età scolare (nei primi anni della scuola dell'Infanzia se non addirittura in età più avanzata);

-Alunni nati all'estero da genitori stranieri ma trasferitisi in Italia nei primi anni di vita;

-Alunni nati da genitori stranieri, vissuti all'estero e trasferitisi in Italia nel periodo appena precedente l'inserimento nella scuola italiana;
-
-Alunni nati in Italia da genitori italiani, vissuti all'estero per un periodo più o meno lungo e trasferitisi in Italia dopo l'esperienza fuori dalla nazione natia.

Ecc.

All'interno di queste che si possono considerare le categorie più rappresentative, ma non esaustive della popolazione effettiva e reale, vanno fatte ulteriori distinzioni, relative alla cultura, alla lingua e alla religione di appartenenza:

-Alunni bilingui, dunque con buona padronanza della doppia lingua;

-Alunni con padronanza o conoscenza di più di due lingue;

-Alunni appartenenti a comunità chiuse e poco integrate, con utilizzo della lingua italiana limitatamente all'ambito scolastico;

-Alunni appartenenti a religioni diverse e non accoglienti nei riguardi della religione di Stato (come gli alunni di area islamica);

-Alunni appartenenti a religioni diverse ma scolasticamente partecipi e accoglienti;


-Alunni proveniente da Paesi culturalmente distanti con abitudini, sistemi e regole di vita e di comunicazione lontane da quelle vigenti in Italia (un esempio sono gli alunni dell'estremo oriente);

-Alunni provenienti da Paesi più vicini alla cultura italiana (soprattutto europei, ma anche sud-americani);

In un contenitore così ampio e variegato, poi, vanno considerati anche altri aspetti dell'alunno che sono propri della sua personalità e della sua persona; vanno valutate didatticamente le eventuali difficoltà, se non addirittura i disturbi, magari diagnosticati o certificati, che non rientrano nel quadro di appartenenza socio-linguistico-culturale, ma in quello di funzionamento globale; quindi potrebbero essere presenti carenze, deficit, bisogni speciali che vanno trattati in modo a se stante e allo stesso tempo combinato alle esigenze proprie della prima condizione, cioè quella di alunno straniero.

Tutto questo discorso per giungere ad una conclusione: è compito della comunità educante, osservare ed operare valutando il singolo visto nella sua totalità, prendendo spunto dalle informazioni e dai dati oggettivi, ma cercando di intervenire nel modo più opportuno e consono alle sue esigenze, nel contesto e nel momento in cui vive e si forma, partendo dai punti di debolezza ma anche da quelli di forza, fare in modo che si compensino e si integrino e da ciò trarne un valore, che può arricchire il singolo e il gruppo.


NELLA DIDATTICA

La Direttiva Ministeriale del 2012 contempla il bisogno educativo speciale derivante da condizione di svantaggio socio-culturale e linguistico, per cui il team docenti o consiglio di classe può, in modo concorde, decidere di attivare un piano personalizzato, comprensivo di strategie compensative e dispensative, qualora fossero efficaci e necessarie. La successiva Circolare Ministeriale del 2013, per quanto concerne gli alunni con difficoltà di apprendimento della lingua italiana, parla di possibilità di intervenire nello specifico sui problemi linguistici con metodologie e materiali appropriati e di redigere un piano didattico personalizzato qualora alle problematiche puramente linguistiche si aggiungano altre difficoltà sempre derivanti dalla condizione socio-culturale di partenza. Gli interventi programmati comunque dovranno essere considerati elementi di non discriminazione e dovranno avere carattere transitorio, a meno che non sussistano difficoltà non riconducibili allo svantaggio culturale e linguistico, per cui gli interventi avranno altra natura e tempistica. I piani didattici personalizzati, o comunque le scelte didattiche che verranno adottate, non dovranno consistere in un mero elenco di attività rivolte esclusivamente al singolo e non dovranno avere come obiettivo quello di abbassare i livelli di apprendimento, anzi dovranno consentire di creare e strutturare ambiti di apprendimento alternativo con progetti di apertura, sia all'interno della classe stessa che tra classi appartenenti alla medesima realtà scolastica. Si può pensare a progetti annuali di apprendimento della L2, a cui partecipano gli alunni stranieri, accorpati per livelli, da integrare con progetti di lavoro a gruppi misti.

Inoltre è opportuno proporre una serie di materiali e di mezzi, varia e articolata, costituita da materiale librario ad hoc (pensiamo ai testi pensati per l'apprendimento della L2) che hanno un'impostazione spesso diversa dall'apprendimento della lingua italiana per nativi, perché basata più sull'induttività, sulla scoperta e sull'uso reale dei fenomeni linguistici, oltre che sulla regola e sulla sua applicazione meccanica e decontestualizzata, e da materiale audio-visivo, tecnologico, e comunque più pratico e concreto. Oltre ai materiali, anche le metodologie e le strategie educative dovranno orientarsi verso l'apprendimento cooperativo, il tutoring, il role play, lo scambio e il confronto ecc.

Il tutto all'interno di un contesto che parte dall'inclusione e ha come obiettivo l'inclusione.

Per finire vorrei porre un interrogativo-indovinello che vuole provocare e allo stesso tempo far riflettere sul significato di ordinaria diversità:

È UN ALUNNO ITALIANO, NATO IN ITALIA, DA GENITORI ITALIANI, CHE VIVE IN ITALIA MA NON PARLIA ITALIANO. COME È POSSIBILE? PROVATE A DARE UNA RISPOSTA PLAUSIBILE.


La soluzione e la spiegazione saranno fornite nel prossimo articolo.

Marco Pellegrino-insegnante di sostegno-I.C."Viale Adriatico, 140", Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional