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n.17 novembre 2011
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E' tutta questione di comunicazione
Gli scambi all'interno della scuola
di Damiano Maria Antonietta - Sotto la lente
Non credo ci sia nessuno che possa negare che tra i bisogni primari dell'uomo c'è quello di comunicare, di entrare in contatto con un altro essere per dare o ricevere qualcosa: un sorriso, uno sguardo, una parola, una informazione...

E se la comunicazione è importante nella vita e nei luoghi di tutti i giorni, nella scuola essa riveste un ruolo ineludibile perché si stabilizzi la relazione che è alla base della crescita di ogni bambino, fatta di osmosi di idee, di empatia, di comportamenti, di informazioni, di reciprocità.
La comunicazione a scuola è così intenzionale e fondamentale che necessita davvero di una cura e di una riflessione particolari perché si realizzi nella sua completezza.

Chi vuole comunicare qualcosa ed essere certo di realizzare il suo scopo, deve innanzitutto porsi in ascolto dell'altro, porsi sulla sua stessa lunghezza d'onda per modulare i contenuti della comunicazione, il tipo di linguaggio da adottare, l'atteggiamento da tenere.
Detto così in due parole può sembrare che l'intenzionalità della comunicazione costringa l'emittente ad una forzatura continua di scelta. Ma non è così. Se riflettiamo bene, spesso ci capita nella vita di ogni giorno di interagire e quindi di comunicare con persone che rivestono ruoli diversi, che appartengono a ceti diversi o ad etnie differenti. Senza accorgercene noi "moduliamo" la nostra comunicazione (linguaggio, scelta delle parole, atteggiamento, tono di voce, mimica...) a seconda se abbiamo a che fare con un figlio o con il medico di famiglia o con un'amica o con un extracomunitario.

A scuola, a mio avviso, dove alla comunicazione è affidata gran parte della costruzione del sapere e dell'educazione di un bambino e dove la gestione del rapporto comunicativo è affidata a formatori della relazione, la comunicazione deve essere "studiata anche nella sua modularità".
Perché nulla, o molto poco, sia lasciato allo spontaneismo del momento e tutto possa essere ricondotto ad una intenzionalità educativa capace di attivare il processo di incontro e di scambio.

Un docente che vive profondamente la sua professione sa quanto è importante curare la comunicazione con i genitori affinché questi lo percepiscano come un loro alleato e non come un loro accusatore (è facile che i genitori sentano sotto accusa sé stessi prima dei figli), quanto sia importante curare la comunicazione con i colleghi perché si stabilisca una relazione collaborativa e non di rivalità professionale, quanto sia importante curare la comunicazione con i bambini affinché questi imparino...a comunicare fra loro in maniera corretta.
Una relazione interattiva, lo ribadisco, che si affidi solo all'estemporaneità e all'istinto è esposta al rischio di fraintendimenti, di diffidenza se non addirittura di ostilità che ne segnano il fallimento.
Gli articoli contenuti in questo numero della rivista proveranno a dare alcune risposte alle sollecitazioni che ho riportato in questo breve contributo.

Maretta Damiano, Dirigente scolastico, IC Nobiliore - Roma
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