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n 75 settembre 2017
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Oggi è il giorno:22 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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E adesso come faccio?
Il "potere" delle domande nella ricerca di soluzioni creative
di Croene Alexandra - Formazione
Il percorso sulla didattica per competenze seguito quest'anno e tenuto dall'Associazione Sysform in collaborazione con Giunti Scuola ha acuito una consapevolezza che gli stessi alunni sollecitano quotidianamente: la necessità di agganciare i saperi trasmessi a un vissuto personale.
La ripetuta provocazione "ma questo a che serve?", che ogni insegnante avrà ricevuto almeno una volta in ogni classe, punta ogni volta il dito sull'insensatezza di una modalità di trasmissione dei saperi che non rimanda all'esperienza concreta della realtà.
Ho sempre riconosciuto la legittimità della domanda, difendendo gli alunni dalle osservazioni di alcuni colleghi che, in casi simili, sono subito pronti a sostenere che "non c'è più rispetto per l'insegnante...".
È forse irrispettoso mettere in discussione ciò che appare privo di senso? Dipende certo dalle modalità con cui viene presentata l'obiezione, ma altro è il rispetto che desidero dai miei studenti.
Non ho mai lasciato cadere tali richieste, limitandomi però a fornire esempi di "applicazioni" delle conoscenze proposte. Quando però anche gli esempi sono percepiti come estranei alla propria vita (perché magari fanno parte della mia e non della loro), il senso rimane ancora una volta lontano.

"L'approccio per competenze evita la decomposizione dei saperi e la loro perdita di senso agli occhi degli alunni": ecco, finalmente una strada! Da qui si parte per un nuovo viaggio.

Il corso appena terminato mi ha permesso di focalizzare l'attenzione sulla necessità di mettere gli alunni in situazioni problematiche concrete affinché la ricerca del sapere sia percepita come necessario strumento per la soluzione dei problemi proposti.
Fin dalle prime sperimentazioni in classe, ogni sollecitazione in questo senso ha provocato reazioni positive che hanno superato qualsiasi aspettativa.
In un tempo in cui per molti ragazzi l'apatia sembra la condizione "default" in cui viene recepito qualsiasi tipo di proposta (persino un'uscita escursionistica!), gli alunni si sono dimostrati fortemente motivati a cercare soluzioni creative e personali. Le situazioni proposte hanno anche fatto emergere in modo costruttivo alcuni di quelli che abitualmente si nascondono nel ruolo del "disturbatore".

Nonostante l'abitudine a preparare le attività di verifica in modo quasi maniacale, affinché tutto sia perfettamente chiaro e gli alunni non abbiano bisogno di chiedere spiegazioni o aiuto durante il compito assegnato, ho trovato molto utili le "5 domande per la consegna operativa": uno strumento in più per verificare la fruibilità di quanto preparato e per orientare meglio il lavoro degli studenti.
Durante la preparazione dell'unità didattica e nelle sessioni di lavoro condiviso con colleghe di corso, è emersa l'inderogabile necessità di sollecitare e mantenere aperto un costante confronto con i colleghi di plesso, anche e soprattutto quelli non ancora coinvolti nella formazione specifica da noi seguita: senza orientamenti didattici e prassi condivisi si corre il rischio di uscire da un "guscio" per crearsene uno nuovo, magari più bello e stimolante, ma ugualmente limitato.

Il corso mi ha fatto toccare con mano che la certificazione delle competenze non è semplicemente un adempimento burocratico in più, per il quale è sufficiente leggere il manuale di istruzioni, ma è l'ultimo passaggio di un processo che ci chiama a trasformare completamente la visione dell'insegnamento/apprendimento che ci ha orientati finora (e qui comprendo le resistenze dei colleghi!).

Da ultimo, ma non meno importante, l'entrare man mano in questa nuova visione ha evidenziato la necessità di continuare a sviluppare qualità personali, soprattutto sul piano comunicativo (lo faccio da sempre perché credo che la crescita personale vada coltivata per la propria realizzazione - ora mi sembra che la formazione di un insegnante non possa prescindere da questo aspetto).
E poi... le otto competenze!
In che modo io stessa ho acquisito o sto maturando ciò che vado a valutare nei miei alunni?
Dal momento che non sono chiamata a valutare soltanto la competenza disciplinare, non posso esimermi dal coltivare e migliorare l'uso della lingua madre (in tutte le sue declinazioni, compresa l'intonazione della voce, la comunicazione corporea), dall'affinare la mia personale espressione artistica (coltivo la musica da sempre, sento la necessità di praticare il disegno per...educare l'occhio), dal riconoscere e dare spazio a quelle parti di me che possono dire qualcosa di unico e personale, per poter aiutare gli alunni a riconoscere e sviluppare le proprie.
Non posso non cercare situazioni in cui imparare qualcosa di nuovo (si tratti di didattica per competenze o di costruzione di muri a secco poco importa...) e non posso esimermi dall'osservarmi nel processo di apprendimento: ritrovarmi nel ruolo di discente mi aiuta a comprendere meglio ciò che motiva, ciò che permette di superare l'iniziale frustrazione del "non sono capace", ciò che rinforza quanto appreso e stimola ad andare avanti in modo creativo.
Ho difficoltà nel vincere l'inerzia, nell'uscire dal mio guscio, da tutte quelle abitudini più o meno consolidate che mi permettono di svolgere un lavoro che, bene o male, "funziona" (funziona sì, secondo parametri riconosciuti validi da chi mi sta intorno ma non più da me).
La fase in cui più sento il peso della pigrizia è quella della progettazione, non perché non abbia capito come si procede ma perché mi richiede una quantità di tempo che al momento appare sproporzionata al tempo di effettiva realizzazione del lavoro con gli alunni (immagino che la pratica aiuterà a snellire questo passaggio).
La necessità di elaborare "compiti in situazione" mi ha comunque reso più attenta all'osservazione della realtà che mi circonda: cerco di cogliere aspetti che possano coinvolgere gli alunni in lavori stimolanti e congruenti con il percorso didattico prefissato.
Come ha evidenziato qualche collega, difficile è anche stare nel disorientamento e nell'instabilità della fase di cambiamento, accettare un periodo di confusione e di lavoro "sporco" e apparentemente disordinato.

Gli incontri in presenza del corso appena concluso sono stati, tra le altre cose, un continuo rinforzo della motivazione: uno scoprire che ciò in cui mi sembra di fallire è proprio il punto di appoggio per il nuovo passo - e questo passo mi porta decisamente avanti e non indietro.
La realizzazione dell'unità di apprendimento ha evidenziato un equilibrio non ancora raggiunto tra controllo del percorso e apertura di spazi di ricerca autonoma per gli alunni.
Vorrei usare la valutazione come vero strumento formativo e evitare che venga percepita come "etichetta". Questo comporta scardinare non soltanto le abitudini ultradecennali di me come insegnante, ma anche quell'attenzione al voto vissuta spesso in modo morboso da parte di famiglie e studenti.
Vorrei essere guidata nella scelta e nell'elaborazione delle evidenze: non sempre riesco a discriminare quelle che mi permettono di valutare le competenze da quelle che valutano semplici abilità o, se pure le riconosco, ho difficoltà a calibrare i quattro livelli di competenza.


Alexandra Croene, insegnante di Matematica scuola secondaria di primo grado dell'IC Leonida Montanari, Rocca di Papa (RM)
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