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n 36 ottobre 2013
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Articolo 'E se il sistema salta?'  >>>
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E se il sistema salta?
Entra in scena il Registro Elettronico in versione "cartacea"!
di Poli Roberta - Scuola & Tecnologia
"11 settembre 2013, ore 8, suona la campanella della prima ora, entriamo in classe. Sulla cattedra un notebook acceso e collegato con il programma predefinito per il nuovo registro elettronico. Nei giorni scorsi ho avuto dalla segreteria username e password, mi sono esercitato con la demo per capire come funziona ma ora, davanti a 25 ragazzi sconosciuti, devo ammettere che temo di non riuscire a cavarmela se insorgesse qualche difficoltà. Aspetto che tutti prendano posto, mi presento e poi ecco arrivato il momento fatidico del primo "appello tecnologico".
Sono già entrato nella schermata della classe e comincio a spuntare gli assenti, per ora tutto bene, non mi sembra vero e infatti dura poco. Improvvisamente salta il collegamento e non posso completare l'operazione, non avevo nemmeno salvato i dati inseriti quindi, appena ritorna la linea, dovrò ricominciare da capo.
Mi viene il dubbio che sia un problema del notebook, chiamo il collaboratore scolastico e gli chiedo di informarsi nelle altre classi. Scopro che è un problema comune, quando tutti ci siamo collegati contemporaneamente, il sistema è saltato. Forse abbiamo precorso i tempi, per introdurre la tecnologia in classe ci vuole ben altro che un notebook sulla cattedra, sarebbe necessario garantire che tutto il sistema funzioni nella maniera migliore. Bussano alla porta, il collaboratore scolastico entra, mi porge un quaderno con scritto sopra I C e mi dice: "Professore, per ora si arrangi con questo, speriamo che nei prossimi giorni si riesca a risolvere il problema tecnico!"
Rimango interdetto, dalle stelle alle stalle, credo che questo quaderno rappresenti il simbolo concreto del nostro fallimento, mi appresto a scriverci qualcosa, tanto per documentare la mia presenza nella classe ma ho la netta sensazione che questo "surrogato" di registro ci accompagnerà per un bel po', in attesa che la scuola possa supportare concretamente le nuove tecnologie. Per un attimo mi torna in mente il "vecchio" registro rosso, con l'elenco da compilare il primo giorno e con tutte le sue caselle predefinite.
Un terreno "spianato" sul quale ci siamo avventurati per anni scrivendo, nel bene (viaggi e uscite didattiche) o nel male (note disciplinari), il diario di bordo di un viaggio che dura ben 9 mesi, il tempo giusto per far crescere e maturare un gruppo di adolescenti sconosciuti trasformandolo in una vera e propria "classe" pronta per il passaggio all'anno successivo.
Mentre ripenso con nostalgia al passato la vista del notebook sulla cattedra mi evoca un senso di vuoto: sono io che non voglio cambiare e accogliere il nuovo o sarà che la scuola non può fare un salto di qualità se non ha le prerogative per farlo? Mentre mi soffermo su questi pensieri, mi accorgo dello sguardo interdetto dei ragazzi, loro con lo smartphone non hanno problemi a fare una visita su facebook, anche durante l'intervallo tra una lezione e l'altra, si contattano su whatsApp per scambiarsi in tempo reale le impressioni sul primo giorno di scuola e io ho la spiacevole sensazione di essere un dinosauro pre-tecnologico!"


La recente normativa ha introdotto l'uso del registro elettronico nella scuola italiana, non era ben chiaro se quest'anno fosse realmente obbligatorio utilizzarlo, di sicuro in via sperimentale è stato adottato in molti istituti, non senza qualche inevitabile difficoltà.
L'introduzione delle nuove tecnologie, però, deve fare i conti con un "sistema" che non sempre è adatto a supportarle da un punto di vista tecnico e a volte basta avere lezione alle ultime ore per non poter usare il notebook di classe, perché nel frattempo si è scaricato e non sempre ci sono prese elettriche in classe per permettere di ricaricare le batterie.
Accanto a queste difficoltà di natura tecnico/organizzativa, occorre considerare il grosso problema del cablaggio delle reti scolastiche, che in molti casi non è ancora in grado di supportare l'accesso al sistema operativo contemporaneamente in tutte le classi dell'istituto ad ogni cambio dell'ora.

Ancora deficitario è il collegamento con le famiglie che dovrebbero avere una connessione internet per poter consultare i dati resi accessibili dalla scuola, anche solo per conoscere i compiti assegnati dai docenti ai loro figli.
Senza contare tutte le criticità collegate all'accesso diretto delle famiglie al sistema: fino a che punto possiamo spingerci nel fornire loro informazioni in tempo reale? Se può essere utile la comunicazione diretta rispetto alla frequenza irregolare del ragazzo, quanto invece conviene permettere loro di conoscere tempestivamente le valutazioni? Se vogliamo offrire all'allievo la possibilità di recuperare una valutazione gravemente insufficiente come conciliamo con la necessità di comunicare il voto negativo alla famiglia?
I docenti si stanno confrontando, non senza difficoltà, sui vantaggi dell'apertura di un canale di comunicazione diretto scuola-famiglia e sui limiti che esso presenta, soprattutto in termini relazionali.
Se la frequenza irregolare e il rendimento scolastico insufficiente possono essere dei chiari segnali di disagio del ragazzo rispetto alla scuola, quanto è utile ridurre il tutto ad una segnalazione in termini puramente quantitativi delle assenze, dei ritardi reiterati e delle valutazioni? Dove va a finire lo spazio di confronto tra il coordinatore e i genitori, solitamente mediato da una comunicazione telefonica o da un colloquio diretto nei casi più delicati?

Il rischio grosso è che la tecnologia, che favorisce l'accesso diretto e non mediato ad alcune informazioni, possa di fatto snaturare la relazione come strumento principe di confronto tra scuola e famiglia, le due fondamentali agenzie educative che dovrebbero condividere strategie e strumenti per sostenere e favorire la crescita dei ragazzi.
A tutto questo si somma un'altra variabile decisiva costituita dal "fattore umano": quanto il corpo docente è pronto ad affrontare e a risolvere le piccole grandi difficoltà che inevitabilmente comporta il funzionamento del registro elettronico?
Non basta un corso di aggiornamento per risolvere la miriade di dubbi dei "casi particolari": dove faccio firmare un genitore che viene a prendere il figlio prima della fine delle lezioni? Dove firmo la presenza mentre accompagno i ragazzi al cinema se nella mia classe alla stessa ora c'è un docente che mi sostituisce?
A tutt'oggi persistono molte perplessità, a fronte dei vantaggi che il sistema offre.

Sicuramente c'è la comodità di aggiornare unicamente un registro perché i dati inseriti su quello di classe passano automaticamente su quello personale, se c'è bisogno di sapere quanti maggiorenni ci sono in classe, il sistema ci fornisce automaticamente l'informazione, le assenze accumulate sono colorate e ben evidenti, favorendo l'individuazione delle situazioni a maggior rischio nella classe.
Tutto questo però, costituisce un vantaggio solo se il docente è in grado di accedere con facilità al sistema, se invece c'è un'idiosincrasia verso le nuove tecnologie o un'incapacità di gestire il registro "virtuale" la situazione si complica, rendendo ancora più stressante il lavoro in classe.
Allora ecco che prevale il senso di impotenza, che può spingere a regredire verso il cartaceo, il "buon vecchio registro" di cui qualcuno non può proprio fare a meno.
Si vedono in giro fotocopie rilegate del vecchio registro, quaderni riadattati all'uso, qualcuno azzarda a comprare a proprie spese un registro vero e proprio. Paura della novità? Incertezza di fronte a qualcosa di virtuale che non si riesce ancora a gestire? Probabilmente è il "not me", lo sconosciuto che mette paura, che evoca resistenze, fino ad arrivare ad irragionevoli regressioni.

Forse, almeno per i primi tempi, sarebbe opportuno pensare ad una soluzione transitoria, che aiuti a familiarizzare con il sistema senza rievocare necessariamente i "fantasmi cartacei" del passato.
All'inizio basterebbe una stampa settimanale del registro elettronico a richiesta, che possa guidare il docente permettendogli di familiarizzare con il nuovo sistema, colmando le lacune di un ingranaggio che non riesce a partire da subito in maniera adeguata.
Ancora più importante sarebbe garantire la disponibilità di un device per ogni docente: che sia un notebook o un tablet, in ogni caso sarebbe opportuno che la scuola preveda delle agevolazione per consentire ad ogni docente di avere uno strumento con cui accedere autonomamente al sistema per tutti gli usi didattici che esso prevede.
Questa soluzione permetterebbe di inserire i dati nell'arco della mattinata, superando alcune difficoltà tecniche che ancora sussistono nelle reti wireless delle scuole.

Abbattere i costi e lo spreco di carta, è ormai un imperativo per il mondo della scuola, mettere in rete i docenti, avere un quadro reale della situazione "classe" in termini di rendimento, frequenza e comportamento sono ormai indispensabili se vogliamo realmente "attrezzarci" anche per affrontare i BES, la nuova sfida all'individualizzazione dell'insegnamento, nel rispetto delle differenze e delle caratteristiche personali di ciascun alunno.
La scuola non può più permettersi di ignorare che il suo futuro passa attraverso la dematerializzazione e la gestione virtuale di tutte le incombenze che afferiscono alla funzione docente; però non bastano delle circolari per sancire realmente il cambiamento, occorre adottare strategie mirate per fare in modo che il registro elettronico, questo "sconosciuto", diventi un valido alleato a portata di notebook, smartphone o di tablet anche per il docente!

Dr.ssa Roberta Poli, psicologo scolastico, docente, presidente dell'Associazione "Crescere Insieme"
(www.crescere-insieme.com)
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