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E se poi chiedi chi erano i Beatles?
Cosa si intende per competenze digitali?
di Crasso Antonella - Orizzonte scuola
Da una rapida ricerca sul WEB emerge che il fenomeno dei nativi digitali è stato ed è nel corso degli ultimi anni, oggetto di numerosi studi che hanno cercato di analizzare le caratteristiche dei giovani nati nell'era digitale, cercando di individuarne le caratteristiche "antropologiche" e le abilità.
Naturalmente il tema si intreccia fortemente con gli interrogativi che la scuola si pone riguardo ad una generazione che sembra avere degli stili di apprendimento multiformi, rapidi e superficiali e a come la scuola stessa può porsi oggi nei loro confronti.
Ecco una panoramica di questi studi più recenti, contributo in particolare del mondo anglosassone.

In uno studio del 2001 M.Prenski sosteneva che i giovani della generazione digitale possiedono una conoscenza sofisticata della tecnologia, manifestano abilità tecniche e rivelano stili di apprendimento particolari rispetto alle precedenti generazioni di studenti.
Studi più recenti sia a livello internazionale che nazionale (Rapetti-Cantoni del 2010) affermano che la generazione considerata non è omogenea al suo interno ma manifesta una elevata variabilità di abilità rispetto al problema considerato; inoltre emerge come i contesti educativi influiscano notevolmente su come i giovani oggi si approprino delle tecnologie durante il processo formativo.
In un saggio del 2008 alcuni studiosi (S.Bennet, K.Maton e L.Kervin ) discutono sulle caratteristiche dei nativi digitali e pongono l'accento anche sul fenomeno dell'academic moral panic che colpisce i docenti non particolarmente ferrati sui metodi e insicuri delle proprie capacità tecniche.
Curioso questo concetto di "moral panic", che più in generale viene definito come un problema sociale costruito in modo fittizio, caratterizzato da una reazione dei media sproporzionata rispetto alla minaccia reale, problemi che spesso non hanno una base scientifica ma si basano su statistiche che si rincorrono da media a media: il panico dunque non si verificherebbe sulla base di una valutazione razionale di una minaccia ma come risultato di timori indistinti che alla fine sfociano in uno stereotipo, che fornisce un oggetto tangibile di discussione.
Questo concetto si intreccia con il fenomeno dei nativi digitali in quanto quest'ultimo sembrerebbe enfatizzato dai media senza il supporto di reali dati scientifici e presentato con accenti drammatici sull'attuale inadeguatezza della scuola e degli insegnanti davanti a questa generazione nuova, in possesso delle cosiddette competenze digitali. Ma cosa si intende per competenze digitali?

Le definizioni sono moltissime: una delle più recenti (Calvani -Ranieri- Fini del 2008) afferma che la competenza digitale consiste nel saper affrontare in modo flessibile situazioni tecnologiche nuove, nel saper analizzare e selezionare criticamente dati ed informazioni, nel sapersi avvalere delle tecnologie per la soluzione dei problemi e la costruzione della conoscenza.
Sempre in uno studio del 2008 ancora Bennet, Kevin e Maton sostengono però che, malgrado le nuove generazioni vivano immerse nella tecnologia, l'USO REALE che ne fanno è di tipo tradizionale (scrittura, email, web),la produzione di contenuti è un fenomeno limitato.
Alla stessa conclusione è giunto anche uno studio dell'Università di Melbourne, secondo il quale l'uso delle tecnologie per scopo personale o nel tempo libero non è immediatamente trasferibile come utilizzo competente nell'ambito dello studio, anzi,l'enorme quantità di materiale audio, video e testuale disponibile on line e utilizzato senza regole o con competenze insufficienti da parte degli studenti, crea condizioni che vengono metaforicamente paragonate ... ad un oceano globale infestato da squali.

Infine, nel 2011 l'OCSE ha pubblicato il rapporto PISA relativo alle competenze digitali dei quindicenni, con dati risultanti dalla partecipazione di 16 paesi, Italia esclusa.
Tra le principali linee di intervento suggerite dall'OCSE troviamo quella di
? potenziare l'accesso alle tecnologie per le fasce più deboli della popolazione
? assistere gli studenti nello sviluppo delle competenze digitali
? favorire un uso appropriato delle tecnologie nella scuola (poiché compito della scuola è quello di formare intelligenze differenziate capaci di selezionare)
? organizzare e trasformare le informazioni
? educare intelligenze in grado di scegliere i valori e le intenzioni che guidano i progetti personali.

Le tecnologie dunque, devono essere inserite nel processo di apprendimento ed è allora necessario che i docenti promuovano azioni nelle quali la competenza digitale non viene data per scontata, ma venga considerata un elemento determinante per il processo di costruzione delle conoscenze, per simulare contesti reali e significativi per l'apprendimento, per incoraggiare negli studenti l'assunzione di responsabilità individuali e sociali.

E per finire, noi, per lo più immigrati digitali, generazione cresciuta prima delle tecnologie e che le ha adottate in un secondo tempo, che rapporto abbiamo con questa generazione che vive in simbiosi con cellulari, tablet, internet in contemporanea interazione?
Un nuovo mondo e una nuova cultura che non manca di "rischi" o sorprese, come questa capitata a me, in classe, all'ora di musica. L'insegnante legge un articolo su un evento: il film "cult" dei Beatles "Magical Mistery tour" viene proiettato a Roma in occasione dei 50 anni dall'esordio discografico dei "Fab four". L'insegnante chiede chi erano i Beatles .....e sembra di entrare nella canzone degli Stadio "i Beatles non li conosco neanche il mondo conosco..." E poi chiede cosa sono i dischi in vinile... il silenzio scende sulla classe.
Pochissimi sanno rispondere.
Indubbiamente qualcosa ci siamo persi per strada.
E anche questi, però, sono i nativi digitali.

Antonella Crasso, docente di sostegno IC Piazza Minucciano - Roma
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