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n.15 settembre 2011
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E tu ...come stai?
Inizio di anno scolastico "difficile"... tra (dis)-continuità e cambiamento
di Presutti Serenella - Long Life Learning
...si torna a scuola...
...si torna a scuola...
In queste prime settimane di scuola la domanda che mi è stata rivolta con più frequenza è del tipo: "Come staaa Preside?" "...si è riposata durante le vacanzeee?" "Come va la ripresa delle attività quest'anno?"

Io provo uno strano e nuovo disagio tutte le volte, anche quando chi mi rivolge la domanda lo fa spinto da motivazioni più formali che sostanziali.
Rispondo comunque, soprattutto per esorcizzare questo stato d'animo e pensieri non positivi, RISPONDO:" Mi faccia una domanda di riserva!..." memore della migliore tradizione delle trasmissioni con quiz a premi nostrane.

Abbiamo chiuso l'a.s. 2010/2011 non proprio con i migliori auspici e anche qui, nello spazio della"scuola possibile"non sempre ci sembrava possibile quanto abbiamo sostenuto, appunto, come possibile...

Alcune scelte governative in materia di Istruzione ci hanno lasciato perplessi; si è trattato di scegliere quanto investire sulla formazione delle giovani generazioni, quindi quanto scommettere sullo sviluppo del futuro del nostro Paese.
Siamo andati in ferie tutti noi operatori della scuola con una sorta di magone in gola e con le stesse domande in testa: "Come riapriremo le scuole? Cosa potremmo ritrovare? Cosa dovremmo cambiare? Cosa è prioritario ed irrinunciabile?....???"

Vorrei condividere con voi le domande e le risposte, con l'assoluta convinzione che sia le une che le altre non sono le uniche che si possono porre all'attenzione.
Si sa. Siamo entrati in un'era di crisi profonda, anzi profondissima.
Crisi economica, socio-culturale di enormi ed inedite dimensioni per l'Occidente.
Siamo però anche da molto tempo abituati a muoverci in situazioni di EMERGENZA, situazioni dove si ravvedono difficoltà, deficienze o problematiche emergenti da conflitti strutturali o no, ma comunque temporanei.
In queste situazioni siamo stati chiamati a cercare soluzioni e ad andare avanti.

PERCHE' INVECE HO LA SENSAZIONE DI COVARE UN DISAGIO DIVERSO?
Intendo dire di diversa entità e portata....
E' paura del cambiamento?
Si tratta di una eccessiva prudenza E NON FIDUCIA NEL DOMANI?

La prima risposta è quella che identifica la "trasformazione" della sensazione in CONSAPEVOLEZZA di essere protagonisti di una svolta epocale, della fine di alcune certezze e di un inizio abbastanza ignoto

Mi sembra importante fermarsi a riflettere sopra due assi portanti per l'apprendimento e l'istruzione, i due pilastri pedagogici della CONTINUITA' e del CAMBIAMENTO, che solo apparentemente possono sembrare contrastanti, in realtà sono due facce di una stessa medaglia.

La CONTINUITA' EDUCATIVA /DIDATTICA è stato un punto di riferimento molto forte e qualificante nella storia del nostro Sistema scolastico; in particolar modo nell'INTEGRAZIONE SCOLASTICA e per quanto concerne la Scuola dell'obbligo, è opportuno sottolineare quanto tutto ciò sia connesso con la "qualità" dei processi di istruzione e di apprendimento.
La Continuità più importante è data dalla costruzione, continua e costante, di un sistema interno agli Istituti scolastici. Come sarà chiaro alla maggioranza di noi, i processi educativi sono in mano alle persone, agli operatori della scuola che per far sedimentare i processi avviati hanno bisogno di un tempo ragionevolmente congruo e non di azioni "spot", stile mordi e fuggi, più conforme alla comunicazione del marketing.

Partendo da questa consapevolezza il legislatore ha emanato una serie di norme specifiche sulla continuità che ricordo a tutti noi (indicate a fine articolo)

L'introduzione della normativa sull'Autonomia delle Istituzioni scolastiche (DPR.275/'99) ha poi ereditato questo processo normativo e pedagogico, introducendo importanti rielaborazioni, risultati di anni di ricerca educativo-didattica molto spesso di grande pregio.

Vorrei chiarire ulteriormente che il c
l'insegnamento del Dalai Lama
l'insegnamento del Dalai Lama
oncetto di CONTINUITA' non deve venire inteso come uno scudo a baluardo dei cambiamenti, perché ripeto, il CAMBIAMENTO è parte del processo di crescita e di sviluppo ; già nelle teorie psicologiche e psicoanalitiche tra gli anni '30-'40 si parlava di CAPACITÀ DI INTEGRAZIONE DEL SÉ come di una competenza umana fondamentale, quella per intenderci che non ci fa rimanere annichiliti di fronte agli inevitabili scossoni della vita, che ci da la possibilità di decentrare il proprio pensiero e il proprio io. Una competenza sociale di estrema importanza, mai abbastanza esplorata dai modelli educativi proposti nelle nostre scuole.

Il disagio delle persone, soprattutto delle personalità in formazione ma non solo, sorge quando non si riesce a mettere in equilibrio ciò che si è acquisito con ciò che ci si presenta come "nuovo"; le difficoltà nel ritrovare le linee di continuità, il continuum dei nostri percorsi e dei nostri processi.
Secondo il modello di analisi psico-sociale della Gestalt, per esempio, l'integrazione del sé passa attraverso un "continuum" di questo tipo, lo sviluppo risultante tra continuità e cambiamento, tra l'apprendere il nuovo nella rielaborazione di schemi conosciuti.

Piaget ci ha consegnato in seguito un modello duraturo di riferimento per le teorie dell'apprendimento: ASSIMILILAZIONE E ACCOMODAMENTO, i due poli a garanzia del processo di apprendimento, nell'assimilazione del nuovo che viene rielaborato, accomodato negli schemi precedenti in possesso di ogni individuo.

La DIS-CONTINUITA' con cui ci stiamo misurando attualmente non assomiglia a questi processi, non sembra misurarsi con nulla di conosciuto che valga la pena portarsi dietro nel CAMBIAMENTO; abbiamo appunto quella sensazione di "PERDITA" che è foriera soprattutto di PAURA , paura del domani e quindi dell'ignoto.

DOBBIAMO PERO' CONTINUARE A PORCI DOMANDE E A CERCARE LE RISPOSTE, secondo lo "stile " della RICERCA DI MODELLI "SOSTENIBILI", dove sarà importante confrontarsi su cosa e come individuare come tale.
Cosa diventa sostenibile in un quadro depauperato di risorse, di investimenti e governato dall'instabilità diffusa dei modelli di riferimento, strutturali, politico e culturali?

Penso che ricercare la SOSTENIBILITA' della QUOTIDIANITA' possa diventare una sorta di slogan, una modalità pedagogica per uscire dalla peggiore delle crisi vissute dal dopoguerra ad oggi.
In particolare non possiamo dimenticare che i bambini e i ragazzi a noi affidati saranno i cittadini di domani.
Il tempo scorre, il tempo di ognuno che non può essere tempo "vuoto", perso ad aspettare un domani già presente.

"SOSTENIBILE" È NON PRIVARE DEL PRESENTE LE GENERAZIONI FUTURE.

Questa è la grande RESPONSABILITA' che ci è stata consegnata dalla storia dei fatti. E' anche l'occasione per mostrare il valore (nell'essenza più profonda) della realtà vissuta nelle nostre scuole, dalle persone che la scuola la vivono.
E' tempo ormai di assumersi la RESPONSABILITA' UNIVERSALE di cui ci parla il Dalai Lama, verso la ricerca di una strada che ci porti alla scoperta di un NUOVO UMANESIMO:"... Ognuno di noi deve imparare a lavorare non solo per se stesso, per la propria famiglia o per il proprio paese, ma per il beneficio dell'umanità. La responsabilità universale è la vera chiave della sopravvivenza umana".
BUON INIZIO DI ANNO SCOLASTICO A TUTTI...


Serenella Presutti, psicopedagogista, counsellor,
Dirigente scolastico del 143° Circolo Didattico "Spinaceto" di Roma


Cronologia legislativa:
1. la Premessa generale ai Programmi didattici della Scuola Elementare (D.P.R. 12.2.1985)
2. gli articoli 1 e 2 della legge 148 del 5-6-1990 (Riforma dell'Ordinamento delle Scuole Elementari)
3. il titolo 2 punto 4 degli Ordinamenti delle Attività Educative della Scuola Materna ( D.M. 3.6.1991)
4.il D.M. 16.11.1992 e la C.M. n. 339/92 entrambi sulla continuità.
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