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n. 49 gennaio 2015
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Educare alla pace per prevenire il bullismo
Studi e progetti italiani ed europei per monitorare e contrastare la gestione dei conflitti interpersonali
di Cajola Vittorio - Orizzonte scuola
Con il "Programma Nazionale La Pace si fa a scuola - 4 ottobre- Giornata Nazionale della Pace a Scuola" (2007), il Ministero della Pubblica Istruzione, Dipartimento per l'Istruzione, Direzione Generale dello Studente, ha dato occasione all'Italia di rispondere fattivamente e con grande incisività alla risoluzione ONU 53/25 del 10 novembre 1998 (mediante la quale il periodo 2001-2010 è stato proclamato "Decennio Internazionale per una Cultura di Pace e Nonviolenza per le Bambine e i Bambini del Mondo"), alla Dichiarazione per una Cultura di Pace dell'ONU del 13 settembre 1999 ed al Piano d'Azione per la Cultura della Pace. Si tratta di un Progetto avviato nel dicembre 2006, grazie alla cooperazione tra il Ministero della Pubblica Istruzione, il Ministero della Difesa e le associazioni e gli enti che operano per progetti di educazione alla pace e cooperazione allo sviluppo su tutto il territorio nazionale ed europeo.

In tal modo, si è cercato di dare una risposta concreta a quanto sostenuto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura: "dal momento che la guerra ha inizio nelle teste degli uomini è nella mente degli esseri umani che bisogna iniziare a costruire la pace." (dal Programma Nazionale).
In questa dichiarazione d'intenti si intravede la necessità di attribuire al concetto di globalizzazione una connotazione non più esclusivamente economica, ma piuttosto di condivisione di valori comuni, esperienze e buone pratiche in cui l'educazione assuma un ruolo fondamentale ed essenziale per un rinnovato dialogo tra le culture e le società. In questo senso, la scuola viene riconosciuta, in buona sostanza, quale luogo elettivo per educare i giovani alla pace, per una gestione costruttiva e non violenta dei conflitti: "[...] per fortuna di noi tutti, nella vita degli individui e delle società troviamo innumerevoli casi in cui la nonviolenza ha consentito di gestire e risolvere costruttivamente i conflitti: è per questo che il cuore dell'educazione alla pace è l'insegnamento a combattere le ingiustizie e le violenze senza usare le stesse armi, utilizzando gli strumenti della nonviolenza attiva. Di qui l'importanza di acquisire conoscenze e tecniche per la comprensione, in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, dei processi conflittuali in atto, delle relative cause e della individuazione delle soluzioni nonviolente potenzialmente disponibili." (dal Programma Nazionale).

La pace, infatti "è un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti umani possono essere pienamente realizzati per tutti gli uomini e tutte le donne." (Articolo 28 della Dichiarazione Universale dei diritti umani). Anche la scuola allora, contesto per eccellenza ove la consapevolezza è maggiormente maturata e maggiormente praticati ne sono i principi, è chiamata a rivedere le sue modalità di relazione ed a convertire verso la Pace e la civile convivenza la sua proposta formativa e di vita offrendo, in tal guisa, un quadro in cui ci sia opportunità di cooperare e di "educarsi" alla pratica dei diritti umani e civili.

smontailbullo.it
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Su di un tale scenario di fondo, il MIUR assicura da tempo un presidio costante di attenzione, prevenzione e promozione di iniziative di educazione alla pace e, nello specifico, di contrasto ad uno dei fenomeni, relativo alla gestione dei conflitti interpersonali, tra i più diffusi attualmente in Italia e, più generalmente, in tutta Europa: il bullismo nelle scuole. Infatti, secondo recenti studi svolti in ambito internazionale, tale fenomeno è divenuto parte integrante della realtà quotidiana di molti giovani e rappresenta pertanto un ostacolo concreto alla pace, un problema crescente da fronteggiare secondo azioni coordinate e condivise.
Un interessante programma di intervento, nel Regno Unito, elaborato in un Progetto del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca condotto a Sheffield dal 1991 al 1994, aveva già portato all'istituzione nel Paese, come azione pratica di prevenzione fondamentale per la salute pubblica, in tutte le scuole statali, di una obbligatoria politica antibullismo, prevedendo l'intensificazione di attività di prevenzione secondaria, quali: il counseling scolastico, la mediazione interculturale e, appunto, l'educazione alla pace. Se, dunque, si ascrive il tema dell'educazione alla pace ai contesti comunitari, quali sono, tra gli altri, le istituzioni scolastiche, si rileva come tale fenomeno mini prepotentemente al perseguimento dell'obiettivo della Dichiarazione Universale dei diritti umani (approvata e proclamata il 10 dicembre 1948 dall 'Assemblea Generale delle Nazioni Unite).

In merito al bullismo, giova menzionare quanto affermato da Dan Olweus, docente di psicologia e leader mondiale nel settore della ricerca su tale fenomeno secondo il quale, riguardo al modello reattivo che caratterizza il "bullo", è importante approfondire gli stili educativi familiari e considerare le condizioni ambientali e personali che hanno favorito l'insorgere di tali manifestazioni durante l'infanzia e la preadolescenza. Sulla base di rilevanti studi condotti dai massimi esperti in questo campo (Olweus, 1980;Lloeber e Stouthamer- Loeber, 1986) sono quattro i principali fattori, individuati nell'ambito di ricerche effettuate su maschi, determinanti nel costituire il profilo del bullo e le dinamiche del bullismo.

Il primo di essi si riferisce all'atteggiamento emotivo delle figure genitoriali, soprattutto della persona, padre o madre, che si occupa prevalentemente del bambino negli aspetti più significativi della vita quotidiana (in termini di tempo e di qualità del tempo trascorso con il proprio figlio per gestire le mansioni di tipo pratico, sociale e scolastico). Si tratta di un comportamento tendenzialmente e genericamente negativo, per lo più caratterizzato da assenza di affettività sul piano gestuale verso il bambino, di mancato coinvolgimento nella sua vita: ciò aumenta il rischio che si generi in lui una condotta aggressiva ed ostile nei confronti del coetaneo.

Un altro indicatore significativo nella delineazione del bullo e del bullismo è rappresentato dal tipo di educazione ricevuta dalla famiglia nella crescita dei figli. Un educatore eccessivamente permissivo nei riguardi dei figli ed eccessivamente tollerante verso le sue azioni e i suoi giudizi, di fatto, riduce significativamente la costruzione di limiti entro i quali il bambino si pone nei riguardi dell'altro e, così, facilita l'insorgere di un atteggiamento aggressivo. Si può dire che "poco amore, poca cura e troppa libertà nell'infanzia sono condizioni che contribuiscono fortemente allo sviluppo di un modello aggressivo"(1).

Un terzo elemento che influenza il costituirsi di condotte aggressive nel bambino è da rinvenire nell'uso coercitivo del "potere" da parte di uno dei genitori, sotto forma di punizioni fisiche e di violente reazioni emotive. In questi termini, il potenziale bullo cresce nell'ottica che la "violenza chiama violenza".
Non ultimo, vi è il fattore rappresentato dal temperamento del bambino stesso: un comportamento tendenzialmente esuberante, attivo ha maggiori probabilità di divenire il preambolo di un comportamento aggressivo.

smontailbullo.it
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Come si è già detto, in Italia sin dal 2007 si elaborano programmi di prevenzione per affrontare il fenomeno del bullismo ed il modello di intervento è caratterizzato da una serie di strumenti costantemente a disposizione di scuole, genitori e vittime attraverso numerose e diversificate attività.
Tra di esse si segnalano:
- il numero verde 800.66.96.96, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00;

- il sito Internet smontailbullo.it , che si occupa di inquadrare il fenomeno da un punto di vista psico-sociologico e culturale, fornendo utili strumenti e suggerimenti per fronteggiarlo, ed indicando una ricca bibliografia e filmografia sull'argomento;

- l'indirizzo mail bullismo@istruzione.it che, così come il numero verde, accoglie segnalazioni di casi, ma anche richieste di informazioni e consigli;

- gli Osservatori Regionali Permanenti sul Bullismo, istituiti con la D.M. n.16 del 5 Febbraio 2007 e attivi presso gli Uffici Scolastici Regionali, che vanno a rappresentare un importante riferimento a livello territoriale e garantiscono l'osservazione e il monitoraggio del fenomeno ed il supporto alle attività promosse dalle istituzioni scolastiche.

Nel febbraio 2007, da parte del MIUR, sono state emanate in Italia "Linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo", che contemplano gli osservatori regionali permanenti come centri polifunzionali al servizio delle istituzioni scolastiche che operano, anche in rete, sul territorio.
Alla luce di tali considerazioni e in riferimento alle attività dell'UNIPAX, l'Unione mondiale per la Pace, in Italia si è siglato anche il Protocollo d'intesa, della durata di tre anni, a partire dal 2009, tra tale organizzazione e il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, che ha condotto nelle scuole alla: promozione di un programma di "Educazione all'Europa", di educazione civica a dimensione europea, sulla base di quanto già realizzato nelle scuole della Regione Veneto (2); diffusione dei Progetti europei "Web Radio European Parliament eDucation" (www.ciaoeurope.eu ) e "EU is U", attuati dall'UNIPAX e dal Parlamento Europeo; pubblicizzazione delle attività dell'UNIPAX, in particolare di quelle rivolte alla cultura della legalità, al rispetto dei diritti umani fondamentali, alla pratica reale della cittadinanza attiva a diversi livelli (locale, regionale, nazionale, europeo, mondiale).
Gli obiettivi del Protocollo d'Intesa che interessano prevalentemente i giovani in età scolare sono:
- favorire il processo di unificazione europea e la civile convivenza tra i popoli, nel rispetto dei diritti fondamentali dell'uomo, attraverso iniziative culturali e di formazione, per l'acquisizione di una cittadinanza attiva e consapevole;
- pubblicare e diffondere informazioni e strumenti didattici relativi all'educazione all'Europa, all'ONU, alla mondialità e alla costruzione della pace attraverso il portale www.unipaxservices.org,

Ciononostante, la strada da fare è ancora lunga ed annosa, come rileva un sondaggio condotto nei Paesi europei attestante che oltre il 50% dei bambini che sono stati vittime di bullismo da parte di coetanei ha generato manifestazioni di patologie depressive ad essi riconducibili; in particolare, lo studio condotto nel quadro del programma finanziato dall'Unione Europea "Campagna Europea contro il bullismo" ha reso noto che in Italia il 15 % degli studenti è stato oggetto di bullismo, in Lettonia il 25%, in Grecia il 31%, in Bulgaria il 43% ed in Lituania addirittura il 51%. A tal proposito, una ricerca condotta da Europe's Antibullying Campaign nel 2012 (3), la cui popolazione target ha compreso tutti gli studenti d'istruzione secondaria dei sei Paesi partecipanti (Italia, Grecia, Lituania, Bulgaria, Estonia, Lettonia), ha evidenziato per l'Italia dati significativi: secondo le risposte degli studenti italiani, infatti, "l'incapacità delle vittime di reagire" è il fattore di rischio più alto per la vittimizzazione, che conferma il dislivello di potere e di autorità che è uno degli elementi caratterizzanti la relazione tra il bullo e la vittima. Dalla ricerca è emerso anche che uno dei fattori di vittimizzazione è la sensibilità della vittima che limita la sua capacità di difendersi, rendendosi ancora più vulnerabile.
Un altro risultato significativo è quello per il quale la disabilità fisica e la nazionalità sono alti fattori di rischio di vittimizzazione, rispettivamente secondo il 31,89% ed il 30,46% degli intervistati.

Alla luce di quanto detto il Parlamento Europeo l'11 e il 12 giugno 2014 ha promosso ad Atene la Prima Conferenza della Rete Europea anti-bullismo, organizzata nell'ambito del Progetto coordinato da "The smile of the child" (4), attuato in cooperazione con 16 organizzazioni provenienti da 12 Stati membri dell'Unione Europea e finanziato dal programma Daphne III della Commissione Europea (5). Il dibattito si è incentrato sullo scambio di buone pratiche inerenti, in particolar modo, il tema del bullismo, alla luce di dati e di studi presentati al mondo accademico, alle organizzazioni della società civile, alle organizzazioni governative nazionali ed internazionali. Il punto centrale è stato rappresentato dall'istituzione della Rete Europea anti-bullismo, tesa alla promozione di una strategia comune e del coordinamento di azioni ed iniziative condivise dagli Stati membri. Ciò potrebbe costituire lo sfondo culturale entro cui stimolare e perseguire l'educazione alla pace, alla legalità ed alla cittadinanza attiva.
In questa prospettiva, si evince chiaramente come sia attuale l'urgenza, nelle scuole italiane ed europee di costruire e ri-costruire la coscienza individuale, superando i conflitti tra persone singole e gruppi di individui, ed ampliando il raggio d'azione dell'educazione verso la cittadinanza attiva, che è frutto della predisposizione individuale e dell'interesse collettivo anche per la pace nel mondo.

Vittorio Cajola, Consulente esperto per i processi di pace, cooperazione e sviluppo e relazioni internazionali



Note bibliografiche
1 Olweus D. Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti editore, Firenze, 2007.
2 In Italia, una buona pratica è rappresentata dal Progetto della Regione Veneto intitolato "Bulli e pupe a scuola di pace", i cui ambiti tematici sono la "Convenzione internazionale sui diritti dei bambini" e il bullismo come violazione dei diritti umani nella scuola. Il percorso stimola la scuola all'approfondimento delle tematiche legate ai conflitti interpersonali ed alle questioni correlate a pregiudizi e stereotipi, discriminazioni e indifferenza. In questa prospettiva, il bullismo si considera collegato all'incapacità di accettare, vivere e gestire i conflitti interpersonali. Al fine di insegnare agli studenti a sviluppare una competenza al conflitto, il progetto propone attività volte a tratteggiare il gruppo classe come un contesto privilegiato per imparare a vivere le relazioni tra pari, a sviluppare il senso di comunità, la coscienza e la responsabilità collettiva. In una parola, tale Progetto intende contribuire ad educare alla pace.
3 European bullying research. Italian Final Report, dicembre 2012.
4 http://www.hamogelo.gr/147.1/Erga-se-exelixh
5 Essa ha come obiettivo la tutela di bambini, giovani e donne da tutte le forme di violenza in ambito pubblico o privato.


In allegato:
Il Programma Nazionale La Pace si fa a scuola
http://iostudio.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/9a60e7e2-531a-11dd-9530-b15730765a61/all_prot4751.pdf
Il Portale http://smontailbullo.it/webi/
Il sito UNIPAX http://www.forumpax.it/index_f.html
UNIPAX su facebook https://it-it.facebook.com/unipax.org?hc_location=timeline Web radio European Parliament Education
http://www.ciaoeurope.eu/3skl/vortal/europa/index.jsp?id_lingua=0&id_struttura=110&opzione=home&cambio_lingua=0

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