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n.61 marzo 2016
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Educazione alla convivenza gentile
Poetica del linguaggio
di Bono Liliana - Intercultura
francescocastro.blogaliza.org
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- Sta' zitto!
- Per favore, puoi stare un po' zitto?
- Metti a posto le sedie!
- Mi daresti una mano a sistemare?

Questione di garbo, di civiltà e...di metrica. Suona meglio, accompagna le orecchie e non le ferisce.
C'è un ritmo diverso nel discorso, e l'orecchio lo sente, e lo sente anche il cuore.
Proviamo a riscrivere il testo in modo...più gentile.
Questa possiamo anche chiamarla lezione di poetica, o educazione alla convivenza gentile. Credo che molti scontri, anche violenti, si possano prevenire con un po' di gentilezza. Sto parlando di scontri tra i banchi, certo, ma anche tra vicini di casa, tra tifosi e critici.

La convivenza gentile è un passo determinante per la convivenza civile.


L'educazione alla cittadinanza necessita di gentilezza, oltre che di tolleranza. A parte il fatto che il termine "tolleranza" io lo trovo alquanto avvilente, c'è nell'animo del bambino una particolare attenzione alla gentilezza, una necessità di garbo. Non so, forse poi lo si dimentica, oppure, non trovandola spesso, si cancella il bisogno.
Ma, visto che a scuola si insegna anche la cittadinanza, io ci metto un po' di poetica del discorso, e intanto si prova a esprimersi.
Metrica del discorso, poetica del dialogo.
Abbiamo provato anche con gli haiku. Ci sono, nella mia bacheca fb "l'isola che non c'era", alcune piccole guide.
La voce umana è musicale. Un mio amico musicista un giorno mi fece osservare che nel mio chiedere "Ciao. Come stai?" ci sono almeno tre tonalità diverse. Infatti la parlata "da automa" di chi sta, per esempio, imitando un robot, è inquietante. Musica e metrica nel discorso e nella lingua, dunque.
Devo dire che ai bambini è piaciuta davvero tanto. Abbiamo scritto tanti versi da "incorniciare" con nastri un albero, nel giardino della Circoscrizione.
All'inizio qualcuno fa il timidone, ha paura di esporsi. Altri spacciano spudoratamente per propri i versi di canzoni. Va male per loro che io ascolti molta musica, e perciò li "smaschero", e vai di risate!
Tutto diventa più facile dopo una risata, non è vero?
E comunque, com
e disse Massimo Troisi, "la poesia non è di chi la scrive: è di chi gli serve". Indimenticabile la volta in cui uno dei miei alunni cercò di spacciare per propri i versi di Carducci (San Martino agl'irti colli / piovigginando sale- scrisse).
La gentilezza, il garbo e la poetica possono benissimo nascere tra i banchi, a scuola. Anzi, non hanno nemmeno bisogno di nascere. Possono semplicemente essere osservate ed incentivate.
Con i nostri tentativi aiutiamo a non soffocare la spinta all'incontro gentile che vedo essere quasi sempre presente nei bambini.
Ho osservato che la poesia viene meglio se si lavora dopo uno spuntino insieme.
Giusto lo scorso Venerdì, dopo l'intervallo:

Ricordo
Casa sul mare
arrivavano ondate
di conchigliette

Convivenza
Nel mio giardino
crescano in pace
erbacce e rose

Piccole cose, lo so bene, però non prive di valore.

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
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