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n.58 dicembre 2015
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Oggi è il giorno:21 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Educazione alla non paura, alla non diffidenza, alla non ostilità
La scuola veicolo di civiltà
di Bono Liliana - Intercultura
Come non lavorare alla Pace, in questi tempi difficili e complicati? Come non parlare di intercultura, di inclusione? Come non viverla?

Vicinissima alla mia scuola c'è la Moschea Taiba, nella classe accanto alla mia c'è la figlia dell'Imam, una bambina deliziosa con una deliziosa famiglia.
Così, con Laura (collega) e con il Dirigente, Mercoledì sera della scorsa settimana siamo andati alla serata aperta a tutti, serata dedicata a tutti, dopo la riunione del pomeriggio.
C'erano tantissimi ospiti, tantissime persone.
Il Dirigente e noi maestre abbiamo anche parlato un pochino del ruolo che la scuola può rivestire in questo periodo.
Era bellissimo essere insieme a tanti diversi credo, tante nazionalità e culture (ho notato con piacere che c'erano moltissimi Italiani, anche), senza antagonismi, senza barriere, con intorno alcune bimbe che di solito vedo sedute nei banchi. Mi sono sentita a casa.
Casa è dove vuoi stare.

Non ricordo esattamente le mie parole, ma ho parlato dell'importanza che la scuola può avere adesso, anche maggiore che non in precedenza, io penso.
Educazione alla Cittadinanza, possiamo anche chiamarla così.
Oppure educazione all'apertura, al dialogo, all'innocenza, all'amore.
Educazione alla non paura, alla non diffidenza, alla non ostilità.
All'umanità, che ci sia o non ci sia il crocifisso appeso in classe (quante chiacchiere sento su questo argomento, come se fosse questo l'essenziale!).
A dire il vero, non è che il compito dell'insegnante, per quanto grande, sia senza aiuto, in questo.
L'aiuto più grande ci viene dai bambini: loro non le hanno mica, le nostre paure ed i nostri preconcetti idioti (scusatemi il termine).
Non fargliene venire potrebbe già essere sufficiente.
Ma se è necessaria una parola di più, io credo che la scuola possa essere uno dei fattori di amalgamazione tra le persone che la popolano (insegnanti compresi), credo che la scuola possa essere un veicolo di civiltà, una piccola guida verso un mondo di collaborazione e di serenità.
Io credo che debba esserlo, specie adesso.

Si avvicina intanto il periodo natalizio.
Allora, noi in interclasse ce la stiamo mettendo tutta per organizzare un grande momento di condivisione e di festa, stiamo lavorando senza sosta con i bambini. Dovranno esserci giochi e canti, dovrà esserci gioia e cibo, magari il tè caldo per tutti, e abbracci gratis, come dicono spesso i miei alunni.
E tutto il "nostro" corridoio sarà decorato come le tre classi in cui passiamo le giornate, e ci saranno musiche di vari paesi, e sorrisi sui nostri volti.
Chiederemo al Dirigente se possiamo trattenerci oltre l'orario, e se qualcuno nel quartiere volesse venire a fare un saluto, ebbene venga e che sia il benvenuto!
Intanto, molti auguri da me e da tutti i miei alunni, a tutti ma tutti tutti!

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 10/01/2016 ore 17:48 da Amilcare Grieco
L'articolo evidenzia l'importanza dell'educazione, funzionale all'integrazione in senso esteso. La globalizzazione (termine abusato sino a qualche anno fa) da noi occidentali è stata considerata limitatamente all'aspetto comunicativo, spaziale, economico. La grande sbornia della connettività alle reti di comunicazione, del "digito" ergo sum a tutti i costi, ha dissimulato la portata molto più estesa e dirompente del processo avviato, primariamente cognitivo e sociale, appiattendolo invece ad un'unica dimensione. La globalizzazione con l'apporto reale della molteplicità delle culture è rivoluzione. Riforma ma non frammenta quell'identità tuttora definita come "uguale a"/ "diverso da". Le difficoltà che possiamo incontrare nell'incontro/scontro con gli altri sono dettate principalmente dalla paura di perderla: lo status quo del razzismo e della discriminazione si basa sull'assunto di un'identità data e immobile che si rinnova nella sua fissità e si alimenta della paura primordiale di perdita del senso del sé che la Cultura, spesso intesa in chiave feticista o issata come spauracchio da polarizzare contro una presunta cultura altra, invece ha capacità di riformare come comune sentire, comune appartenere, comune essere. Un approccio funzionale deve tener conto delle diversità che sarebbero ipocritamente negate dalle semplificazioni e dai giudizi a priori che definiscono i confini del ME dall'ALTRO da ME, non tacerle e dissimularle. Deve superare, grazie anche alla secolarizzazione, le dicotomie che sintetizzano la complessità in una dialettica polarizzata ed omogeneizzata. Un approccio funzionale deve lavorare sull'unico aspetto che ci accomuna: la quotidianità; il visto non riconosciuto da noi stessi e dai nostri alunni nella loro esistenza normale e giornaliera, con le routine, le difficoltà, le aspirazioni, le frustrazioni che democraticamente a tutti noi appartengono. Tenendo sempre in conto le differenze che naturalmente esistono e arricchiscono il nostro spazio mentale, concentriamoci sulle nostre uguaglianze e similitudini nel vivere la nostra epoca e sopratutto a condividerle perché per formare una Comunità, dobbiamo agire comunicativamente: dobbiamo fare comunicAZIONE.
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