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Educazione psicomotoria a scuola
Il contributo allo sviluppo di abilità psico-fisiche nei bambini
di Lugaresi Adriana Nora - Organizzazione Scolastica


L'educazione psicomotoria è un'azione pedagogica che contribuisce a soddisfare i bisogni educativi primari degli alunni con difficoltà diverse, che vanno dalle disabilità, ai disturbi specifici dell'apprendimento o a problemi di linguaggio.

Non si tratta di una tecnica misteriosa ma di una vera e propria azione educativa che può favorire l'integrazione scolastica ed interpersonale del bambino, in quanto punta a:


? Normalizzare e migliorare il comportamento generale;
? Preparare l'educazione di abilità che saranno richieste nell'apprendimento;
? Favorire gli apprendimenti scolastici.

L'evoluzione psicomotoria del bambino condiziona gli apprendimenti scolastici di base (scrittura, lettura, dettato). Per fissare l'attenzione, il bambino deve essere capace di attuare il controllo del proprio corpo ed attivare un PROCESSO DI INIBIZIONE VOLONTARIA.
Per acquisire ed utilizzare i mezzi dell'espressione grafica, non solo ha necessità di vedere ed osservare, ma anche di ricordare per poi trascrivere in un senso ben definito. Si tratta sempre di abitudini motorie e psicomotorie e la mano che si prolunga in uno strumento per scrivere (matita, penna), diviene il mezzo per attuare l'espressione grafica.

La scrittura è quindi un'attività neuro-psico-motoria dato che implica l'indipendenza del braccio in rapporto alla spalla, della mano in rapporto al braccio, e l'indipendenza delle dita. Allo stesso tempo, è un esercizio di prensione, di pressione, di coordinazione.
Per quanto vi sia simultaneità, prima di imparare a leggere occorre imparare a scrivere. Una lettera, inizialmente, è un gesto che, gradualmente, si riduce ad un segno, associato alla capacità di articolare o ad un suono. Nella preparazione alla scrittura non si può prescindere dall'utilizzo concreto di varie sensazioni, connettendo il senso muscolare e del movimento all'udito e alla vista. Per questo si rivela utile insegnare a scrivere prima nello spazio ambiente, con la spalla ed il braccio, e poi con la mano nello spazio foglio. La O, per esempio, è un grande cerchio del braccio ma anche della gamba. All'inizio tutto il corpo partecipa ad un gesto ampio e rapido, poi meno rapido e sempre meno ampio e, gradualmente, sempre più preciso.
Tenendo presente questi principi, molto giochi motori (per es. all'asilo) possono rivelarsi utilissimi per l'avvio alla lecto-scrittura.

In sintesi, sia che esista un parallelismo fra insufficienze motorie e psichiche, che vi siano relazioni di causa/effetto fra le prime o le seconde oppure che semplicemente il comportamento motorio del bambino influenzi il suo comportamento generale, la motricità resta strettamente collegata con lo sviluppo cognitivo per tutto il corso dell'infanzia.
Queste correlazioni portano a concludere che non è possibile separare, per educarle, le funzioni motoria, psicomotoria, percettivo-motoria dalle funzioni puramente intellettuali. L'educazione del bambino con disabilità deve essere in primo luogo e soprattutto un'educazione motoria e psicomotoria.
Ma quali sono gli aspetti da osservare in un bambino al fine di realizzare un'educazione psicomotoria nella scuola? Iniziamo proprio dal movimento.

Il movimento: attività del cervello molto sofisticata
I movimenti non sono un semplice meccanicismo: essi sviluppano la logica della mente, insegnano al bambino cosa sia il prima e il dopo, i nessi di causa ed effetto, permettono di percepire lo spazio e di imparare ad orientarsi in ambienti nuovi e più complessi. Senza il movimento il bambino non potrebbe scoprire il mondo né le leggi che lo regolano, siano esse fisiche, naturali o sociali. Le nuove abilità vanno esercitate, sperimentate e riprovate affinché i movimenti diventino forti, fluidi e coordinati. Ecco perché i bambini che sono poco motivati ad imparare o che non provano piacere nelle competizioni fisiche spesso sono quelli che, per varie ragioni, non hanno sviluppato un sufficiente desiderio di esercitare abilità motorie. Un corretto sviluppo psicomotorio gioca inoltre un ruolo fondamentale nell'intelligenza linguistica, attraverso l'imitazione dei suoni degli adulti che avviene con specifici movimenti delle labbra e del volto.
L'apprendimento motorio si realizza soprattutto attraverso L'ESPLORAZIONE, la quale produce nel bambino non solo la consapevolezza di ciò che lo circonda ma gli permette di sviluppare una capacità essenziale: testare e valutare l'interazione tra il proprio corpo e l'ambiente. Vi è quindi uno stretto legame tra lo sviluppo delle competenze motorie e l'apprendimento percettivo-intellettivo. Educare alla percezione può quindi favorire l'espressione di abilità cognitive.

Aspetti sensoriali dell'apprendimento motorio
Quando un organo sensoriale (per es. occhi o orecchie) viene stimolato da un evento (un'immagine o un suono), l'organo recettore trasmette le informazioni al cervello dove l'informazione viene organizzata ed utilizzata per favorire un piano di azione. Questo processo viene definito RICEZIONE SENSORIALE. Si parla invece di PERCEZIONE SENSORIALE relativamente alla capacità del cervello di dare un senso alle informazioni trasmesse dall'organo recettore.

Per quanto problemi ricettivi e percettivi possano coesistere, generalmente si ritiene che i bambini con difficoltà percettive abbiano organi sensoriali normali ed una normale trasmissione di informazioni sensoriali al cervello. Tuttavia, per motivi non compresi, il cervello di un bambino con problemi percettivi ha difficoltà a dare un senso alle informazioni che vengono trasmesse.
Le difficoltà percettive possono manifestarsi in vari ambiti. Ad esempio, un bambino con disturbo percettivo visivo può avere difficoltà nel riconoscimento di forme o lettere, o nel prestare attenzione ai dettagli di un immagine complessa o "affollata". Un bambino con problemi percettivi uditivi spesso ha difficoltà ad imparare i suoni corretti del linguaggio. Inoltre, percezione visiva e tattile giocano un ruolo importante nello sviluppo delle abilità motorie. Si comprende, allora, come le varie problematiche possono intersecarsi, con profonde ricadute sul piano espressivo, motorio e cognitivo, del bambino stesso.

Infine, ogni bambino è "bombardato" da informazioni provenienti sia dall'ambiente esterno che interno. Deve quindi imparare a prestare attenzione a ciò che è utile nella situazione in cui si trova e ad ignorare le informazioni superflue. Tale processo, definito modulazione sensoriale, permette di attivare l'attenzione selettiva. I bambini con difficoltà diverse presentano generalmente anche problemi di modulazione sensoriale, mostrando un livello di attivazione basso (ipo-responsivi) o alto (iper-responsivi) o fluttuante tra un livello basso e uno alto.

Ipo e iper-responsività
Alcuni BAMBINI IPO-RESPONSIVI necessitano di una stimolazione molto intensa per "farli partire". Questi bambini possono sembrare stanchi, pigri o riluttanti all'idea di partecipare a varie attività. Ci sono tuttavia bambini ipo-responsivi che possono apparire irrequieti in quanto necessitano di input sensoriali più alti della media per mantenere costante l'attenzione. Cercano, in modo afinalistico, delle opportunità per ottenere quelle sensazioni di cui il loro sistema nervoso ha particolare bisogno, e lo fanno toccando, muovendosi, manipolando oggetti.
I BAMBINI IPER-RESPONSIVI tendono, generalmente, a essere molto attivi e hanno un controllo degli impulsi deficitario. Il loro sistema nervoso non è in grado di ignorare gli stimoli in eccesso e può interpretarli come minacciosi anche quando non lo sono. Dal momento che tendono ad evitare esperienze ritenute spiacevoli, questi bambini mostrano generalmente facilità ad arrabbiarsi, impulsività e difficoltà a relazionarsi con i pari. Alcuni, tuttavia, imparano ad evitare situazioni che potrebbero bombardare il loro sistema nervoso con input sensoriali, causando angoscia. Di conseguenza, possono rifugiarsi in un atteggiamento passivo.

Tono muscolare
Un altro aspetto che merita particolare attenzione nell'educazione psicomotoria è il tono muscolare, ossia il livello di tensione di un muscolo. Bambini con problemi cerebrali gravi, quali la paralisi cerebrale, tendono ad avere un tono muscolare o troppo elevato (spasticità) o troppo basso (ipotonia o atonia) o alternante tra i due poli. Quelli con disturbi nello sviluppo della coordinazione possono mostrare anomalie nel tono muscolare, generalmente più limitate.
Un tono muscolare anomalo può avere una serie di conseguenze, sia sulla capacità di sviluppare un buon equilibrio che di muoversi da una posizione all'altra nonché sulla capacità di sviluppare un senso di sicurezza e controllo sul proprio corpo. Per es., i bambini con ipotonia possono mostrare un'eccessiva flessibilità delle articolazioni (gomiti e articolazioni delle dita in particolare), per cui possono tenere la matita o altri oggetti in mano utilizzando una posizione inefficiente a applicando spesso una forza eccessiva.

Motivazione  esplorazione  sperimentazione
Bambini con differenze percettive o sensoriali possono apparire sotto tono e passivi quando devono affrontare circostanze che li mettono alla prova e riguardo le quali si percepiscono privi di risorse e capacità. Oppure possono apparire iperattivi e disorganizzati quando cercano le sfide ma non riescono ad attuare strategie adeguate né ad imparare dalla sperimentazione.

Altro problema: bambini con problemi motori o con ritardo dello sviluppo possono essere presi in giro o infastiditi dai compagni e ciò rinforza la riluttanza a partecipare ad attività che attirino l'attenzione sui loro deficit.
D'altra parte, genitori ed insegnanti possono involontariamente concentrarsi sui limiti del bambino, causa la preoccupazione e l'insistenza a far provare e riprovare. Il bambino ne può ricavare l'impressione che sia impossibile accontentare l'adulto, con conseguente bassa autostima e scarsa tolleranza alle frustrazioni.
In tal senso, sarebbe utile identificare metodi appropriati, anche all'interno della scuola, per motivare a sperimentare le abilità motorie che sono necessarie. Per es., se il bambino ha difficoltà a manipolare oggetti molto piccoli, eviterà di giocare con il lego, ma potrebbe essere felice di decorare biscotti con pezzettini di cioccolato. La bambina che, all'uscita da scuola, si scontra con la difficoltà di indossare il cappotto nel verso giusto, con asole e bottoni allineati, potrebbe trovare lo stesso compito più motivante in un gioco di travestimenti. Oppure il bambino che stenta a scrivere potrebbe divertirsi con la lista della spesa se gli viene suggerito di aggiungere ad essa uno o due dei suoi cibi preferiti.
E' importante fornire feedback positivi, concentrandosi più sul comportamento del bambino che sulla qualità della sua performance. Non dire, quindi: "Ben fatto" "Bravissimo!", se non corrisponde alla verità. Ma dire: "Ho visto che questa volta ci hai messo molta attenzione" - "Mi piace come sei riuscito a non farlo di corsa".
Sono feedback che rendono più alta la probabilità che il bambino ci provi di nuovo.

In sintesi, gli apprendimenti scolastici sono solo un aspetto dell'azione educativa in generale. L'osservazione del bambino, come si è visto, può permettere di identificare problematiche sul piano percettivo e/o motorio che influiscono sul piano cognitivo, con inevitabili ricadute sugli apprendimenti. Che fare?

Un laboratorio di educazione psicomotoria all'interno della scuola, come già attuato all'interno di alcune scuole dell'infanzia e primarie, potrebbe rivelarsi molto utile, soprattutto per i bambini disabili o con varie difficoltà. Per mia esperienza personale, avendo partecipato personalmente ad iniziative del genere all'interno di alcune scuole, posso dire che l'apporto educativo psicomotorio migliora il comportamento generale del bambino, può contribuire efficacemente a creare nuove condizioni per l'attenzione, educa le capacità percettive, struttura nel bambino abitudini motorie e neuromotorie corrette e non può che favorire l'integrazione degli elementi che fanno parte dell'educazione scolastica vera e propria.

Adriana Nora Lugaresi - Psicologa - Psicoterapeuta

Bibliografia
Formenti L. (a cura di) (2006), Psicomotricità, educazione e prevenzione. La progettazione in ambito socio educativo, Ed. Erickson.
Kurtz, Luisa A. (2006), Disturbi della coordinazione motoria - Come aiutare i bambini goffi a casa e a scuola, Ed. Erickson.
Oliverio A. (2001), La mente, istruzioni per l'uso, Rizzoli.
Picq L. - Vayer P. (2002), Educazione psicomotoria e ritardo mentale, Armando Editore.
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