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n.57 novembre 2015
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Articolo 'Effetto Pigmalione'  >>>
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Effetto Pigmalione
(storia di Karim)
di Bono Liliana - Intercultura
L'effetto Pigmalione fu il grande protagonista del mio esame orale, quando diedi il concorso per accedere al ruolo di insegnante. L'ultima domanda che mi fecero e la risposta su cui mi dilungai maggiormente, essendo da sempre appassionata di miti e leggende.
Non sapevo ancora quanta importanza avrebbe rivestito nella mia storia di maestra e di persona: non avevo ancora vent'anni e non avevo fatto un solo giorno di esperienza sul campo.
Col trascorrere del tempo e delle esperienze mi convinsi sempre più di quanta verità contenga questo antico mito.

Un giorno arrivò nella mia classe un bambino di provenienza straniera, magrolino e un po' spaurito, dopo qualche mese dall'inizio della classe Prima. Livello in lingua italiana: zero.
Aveva due fratelli, uno un po' più grande e uno più piccolino, con l'aria ancora più spaurita di lui.
Madre e padre presenti, timidi.
Karim era parecchio aggressivo, ed alquanto inesperto di usanze nostrane, a quanto potevo vedere.
Se mi avvicinavo a lui per qualsiasi motivo, cercava di scacciarmi con calci, sputi e grida.
Voleva scappare via dalla classe e molte volte lo dovetti fermare.
Faceva la pipì nel cestino della spazzatura.
La prima volta che gli diedi una caramella la buttò via senza scartarla.
Odiava, con tutta probabilità, di essere stato strappato dal suo mondo per finire in un posto di cui non comprendeva né lingua né costumi, con cibo dal sapore ostile e con una strana signora che voleva mettergli in mano una matita e parlare con lui, e lo bloccava quando lui invece voleva disperatamente tornare a casa.

Questo io vedevo quando lo guardavo: un bambino molto spaventato ed arrabbiato, ma anche coraggioso e pronto a sfidare chiunque pur di riavere il suo mondo e i suoi affetti.
Così, mentre sentivo sfilare dentro di me commenti a volte anche esasperati, che in passato sarei forse stata più pronta ad adoperare, in realtà io vedevo un piccolo cavaliere impavido.
Non intrattabile, non maleducato, forse la mia mente in quel tratto fu in qualche modo illuminata e io vidi un nobile guerriero che si interponeva fra il fuoco del drago ed il suo mondo.
Certo, mi spiaceva (ed era obiettivamente svantaggioso per me) che in quelle circostanze io rappresentassi per lui il drago, ma puntai e giocai tutte le mie carte sulla propensione, che avevo intuito in lui, a crescere e a proteggere.
Gli affidai compiti di aiuto per me, all'inizio, poi per tutta la classe. Accompagnava in corridoio i compagni e le compagne che non si sentivano tanto bene, li faceva passeggiare un po', si curava dei più piccoli quando li accoglievamo in classe, sorvegliava che nessuno infastidisse le bambine in cortile. Intanto, imparava i nomi delle cose, delle persone, mangiava un po' del cibo che gli mettevano nel piatto, armeggiava con la matita (in stampato). La prima frase che scrisse fu "Io devo aiutare la mia maestra".
E mi ricorderò sempre che un giorno, entrati in classe due addetti al controllo dei termosifoni, si eresse in tutto il suo metro e quindici chiedendo loro chi fossero e che cosa volessero da me.

Così pian piano tutti si accorsero che Karim era cambiato e che era "forte".
Così un giorno glielo dissi, e gli dissi anche che avevo notato che si sapeva comportare come un principe.
A quel punto la lingua aveva cessato da un pezzo di essere un ostacolo, anche se per iscritto continuava a esprimersi in stampato maiuscolo.
Volevo insegnargli tutto quello che so sugli Egiziani, che lui chiamava "I Giziani" e da cui sembrava tanto affascinato, comprai qualche nuovo libro con delle belle immagini.
Ma lui se ne andò: a fine seconda la sua famiglia fece ritorno al paese d'origine.
Qualche volta capita, dalle mie parti.
L'ultimo giorno di scuola sua madre mi baciava le mani ringraziandomi perché ero stata "gintile, sempre gintile" con Karim.
Era stato lui ad essere gentile con me, superando tutte le sue difficoltà per fare posto a noi e a me.
Non ho mai smesso di pensare a lui, e di chiedermi dove sia adesso il mio personale piccolo principe.
Sarò anche una sentimentale, ma mi commuovo ancora pensandolo.

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
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