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n.59 gennaio 2106
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Entrare nella tristezza per ritrovare l'entusiasmo.
A volte funziona...ma è solo l'inizio!
di Melchiorre Antonia - Orizzonte scuola
Sull'onda dell'articolo che ho scritto a novembre "Creare il benessere del bambino in classe oggi vuol dire... ridurre le possibilità di malessere e di disagio esistenziale nel ragazzo di domani!" voglio raccontarvi un incontro avuto con un bambino che sta attraversando un momento difficile.

In classe è sempre distratto, gioca con qualunque cosa abbia in mano, a volte si piega con il corpo tanto da mettere la testa sotto il banco e rimane a giocare lì sotto, fino a quando non viene richiamato. Per farlo lavorare è necessaria la costante presenza dell'insegnante, anche per semplici attività che potrebbe benissimo svolgere da solo, perché le capacità non gli mancano, è solo che la sua testa è sempre altrove!
Lo conosco solo da quest'anno e lavoro con lui perché è inserito in un piccolo gruppo formato da bambini dell'interclasse. Frequenta la classe seconda e le colleghe mi riferiscono che all'inizio della prima aveva difficoltà di relazione: il suo approccio era un po' da prepotente, come se fosse sempre in competizione con i compagni. Comunque durante l'anno il suo comportamento era molto migliorato, invece quest'anno c'è stata una regressione.
Nel piccolo gruppo è sempre venuto volentieri anche se ultimamente fatica a lavorare.
Prima delle vacanze di Natale tutto è precipitato, per problemi familiari.

Una mattina, durante il lavoro di gruppo, non riusciva a concentrarsi, nonostante utilizzassimo un materiale che a lui piaceva. Si copriva completamente il viso con il collo alto della maglia che indossava e in questo modo chiudeva ogni tipo di conversazione. Ho provato a parlare con lui, chiedendo cosa avesse, se era triste o arrabbiato ma rispondeva di no, tenendo sempre la testa nascosta nel collo della maglia.
Allora mi sono ricordata che nell'altra classe dove lavoro, abbiamo regalato ai bambini il gioco di società di Inside Out che ha le figure dei personaggi del film. Così le ho prese e quando le ha viste si è incuriosito. Conosceva il film e i personaggi, allora ci siamo seduti in un altro tavolo e abbiamo "giocato" con queste figure.

Gli ho chiesto di prendere i personaggi, quelli che voleva. Li ha messi in fila in questo ordine: tristezza, rabbia, paura, gioia, disgusto. Gli ho chiesto il perché. Grazie a queste figure non ha avuto difficoltà ad esprimersi, mentre prima non era stato in grado di farlo. Con le prime immagini ha descritto il suo stato d'animo a casa, spiegandomi, personaggio per personaggio, il perché li aveva scelti, confermando già quello che ci aveva detto la mamma: una situazione familiare non facile.
Successivamente l'ho invitato a scegliere i personaggi che rappresentassero le sue emozioni a scuola e ha scelto la "gioia" prima e la "rabbia" dopo. La sua spiegazione è stata che è felice quando gioca con i compagni a ricreazione, quando va in palestra, quando va a mensa (gli piace quello che cucinano, mi ha detto che era per quello che non aveva scelto la carta del disgusto!). Ė invece arrabbiato quando deve lavorare. Odia la scuola, non vorrebbe venirci, vorrebbe stare sempre senza fare niente...vorrebbe stare sempre a dormire.
A quel punto ho iniziato anch'io a prendere le carte: ho preso la tristezza dicendogli che le insegnanti quando lo vedono così sono tristi. Quando lui non le ascolta o diventa violento con gli altri compagni, allora le insegnanti si arrabbiano, anche loro. Dicendo questo ho preso la figura della rabbia. Ascoltava attentamente. Quando mi ha visto prendere la figura della tristezza si è sorpreso, come se le maestre non potessero essere tristi per il tuo atteggiamento, poi ha abbozzato un sorriso. Della rabbia non si è sorpreso, questa è un'emozione che i bambini riconoscono più facilmente. Probabilmente è quella che vedono più spesso nel volto degli adulti.
Dopo aver parlato ancora per un po', avendolo visto più tranquillo, gli ho proposto nuovamente di lavorare e ci siamo riusciti!

Trovare il modo di poter lavorare sulle emozioni dei bambini è l'unica scelta possibile, se vogliamo che ci seguano, non ci sono alternative!

Per un bambino con una situazione difficile alle spalle, la scuola è il luogo dove poter stare meglio. Infatti la prima figura che ha scelto è stata la gioia...questo è significativo!
Il gioco ha rappresentato l'opportunità di entrare in contatto con lui, aprire un varco che ci ha permesso di parlare. Sicuramente dovranno seguire altri momenti come questo per poterlo aiutare a ritrovare un po' di serenità.

Ciò che ha funzionato con questo bambino è quello che ha funzionato nel film "Inside Out" con Bing Bong, l'amico immaginario, nella scena dove lui è triste per aver perso per sempre il suo razzo. Gioia prova in mille modi a farlo ridere ma non ci riesce. Allora Tristezza gli si siede accanto, entra in sintonia con lui mettendosi nei suoi panni: lei sapeva cosa stesse provando. Gli ha dato così la possibilità di esprimere la sua tristezza e la sua disperazione e questo lo ha consolato, facendolo sentire meglio. Solo dopo Bing Bong può riprendere il suo viaggio per aiutare Gioia e Riley, la bambina che lui tanto ama: deve aiutarla a ritrovare i propri ricordi, senza i quali ha perso ogni forma di entusiasmo!

di Melchiorre Antonia
Insegnante di sostegno dell'I.C. "Maria Montessori", Roma



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