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n.45 settembre 2014
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Esiste la fatica e la ricchezza del confronto continuo
Marta Bonafoni Consigliera Regione Lazio
di Riccardi Barbara - L'intervista
Uno dei nuovi volti politici voluti al suo fianco dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti per "rifare" il look alla nostra bella Regione Lazio, lei giovane/gioviale la Consigliera Marta Bonafoni. Posso dire dalla sua, oltre la tempra e la determin-azione che le viene tutta dai suoi geni genitoriali, le appartiene il grande senso di empatia ed ascolto che fanno risaltare maggiormente la sua bravura nel mettere cura ed attenzione verso il suo lavoro.
Centro del suo agire: "il bene delle persone" tutte.

Qual è il suo ruolo e di cosa si occupa?
Sono consigliera regionale del Lazio dal marzo 2013, eletta nel listino del Presidente Zingaretti sono vice-capogruppo di "Per il Lazio", il secondo gruppo consigliare della Pisana per il numero dei suoi componenti.
Mi occupo in particolare di sociale, scuola, diritto allo studio, pari opportunità, integrazione, relazione fra i generi.
Faccio parte anche della commissione Sanità e dedico gran parte dei miei sforzi a dare un contributo per costruire nel Lazio un nuovo modello economico, sostenibile dal punto di vista ambientale e realmente inclusivo, che riesca a superare la crisi che stiamo attraversando con un sistema innovativo e attento ai diritti.


Lei come persona politica e amministratrice in che modo "ascolta" e si rapporta con le persone per essere poi il tramite partendo da ciò che di buono già esiste per incidere in modo fattivo su un bisogno vero, reale/sentito di cui necessita la parte che si muove in campo ogni giorno nel proprio settore, creando una sorta di alleanza tra il mondo delle istituzioni e il mondo di ogni giorno dei lavoratori?

Questo dell'ascolto, direi di una reale partecipazione e collaborazione della società civile al governo del pubblico, è senza dubbio uno dei temi a me più cari. Un metodo di lavoro che diventa sostanza, nella Regione degli scandali e degli sperperi, forse il territorio d'Italia dove il rapporto tra istituzioni e cittadini ha toccato il suo punto più basso, il luogo sociale e politico dove la forbice del distacco tra rappresentanti e rappresentati ha raggiunto la sua divaricazione più drammatica.
Risalire la china di quel rapporto si deve, si può farlo però soltanto se tutti insieme, stabilendo un nuovo patto di fiducia tra amministratori e cittadini, classe dirigente e associazionismo, politica e movimenti.
La strada da percorrere non è né quella del dirigismo sordo alle domande che arrivano dalla società, né può essere quella di un ascolto senza fine, che non porti a decisioni certe, rapide, utili alla vita delle persone e delle comunità che rappresentiamo.
Non esiste una ricetta buona per ogni occasione, né una formula da laboratorio, esiste la fatica e la ricchezza del confronto continuo, aperto, il più possibile largo. Cui segua però subito dopo una traduzione politica e amministrativa, che dia le gambe alle idee condivise, che diventi strumento di cittadinanza per tutti e tutte.
In Regione, da un anno e mezzo ormai, con la maggioranza del Presidente Zingaretti abbiamo adottato questo metodo di lavoro per fare le leggi: per lunghe settimane il Consiglio Regionale si è trasformato in una bellissima palestra di partecipazione concreta. Preziosa, per restituire a istituzioni e cittadini la capacità di lavorare insieme. Utile, al futuro della nostra Regione
.

Cosa porta con sé della sua esperienza personale e professionale nel ruolo di Consigliera del Consiglio della Regione Lazio?

Moltissimo. Prima di essere eletta in Consiglio regionale per 18 anni, esattamente metà della mia vita, ho fatto la giornalista dentro una radio di sinistra, libera e indipendente, Radio Popolare. Quell'esperienza, direi a tratti quasi totalizzante, mi ha permesso di raccontare un pezzo lunghissimo della vita del nostro Paese, ho portato i microfoni accesi in decine di cortei, manifestazioni, dentro le scuole, le fabbriche, le case occupate. Fortissima è stata in quegli anni la denuncia nei confronti di una deriva che la classe dirigente e con lei il Paese tutto stava prendendo, ancora più forte però è stata la possibilità di raccontare un'Italia forte, solidale, un Paese dalle mille resistente quotidiane che merita davvero un futuro migliore di quello che tuttora gli viene offerto.
Ecco in Regione cerco di non dimenticare mai quelle voci, quei volti, quelle domande e le molte risposte già presenti nella società che andrebbero solo colte. Direi che il mio primo impegno, trasversale, è quello di rendere sottili, trasparenti e traspiranti, le pareti della Pisana, con lo sguardo e la testa sempre a chi e a ciò che sta fuori. I veri e unici destinatari del nostro agire politico
.

Quali sono i suoi obiettivi e punti di forza su cui basa la sua azione verso il cambiamento?

Questa è veramente una domanda difficile a cui rispondere in poche righe... Risponderei che gli obiettivi sono tutti e i punti di forza tutti quelli che saremo in grado di mettere in campo.
La dico così: fra 5 anni mi piacerebbe che il Lazio fosse una Regione più bella e giusta, mi piacerebbe che le altre Regioni guardassero a noi come fino a qualche tempo fa si prendevano a modello la Toscana, o l'Emilia Romagna. Mi sembra che l'azione di Zingaretti e di noi tutti che siamo la sua squadra guardi a questo, e si sia messa in cammino lungo questa strada. Una strada ambiziosa, ma questi sono tempi che richiedono molta ambizione. L'obiettivo non è quello di conservare la poltrona.
L'obiettivo è ridare uno spazio di felicità e di realizzazione a tutti, nessuno escluso, dentro la società. Da troppo tempo la politica ha smesso di guardare, persino di conoscere, la vita delle persone. Si ricomincia da qui
.

Per quanto riguarda il mondo della Scuola e dei giovani il suo punto di vista attuale per un successo formativo, le novità in campo?

Io penso che la scuola debba tornare ad essere non uno dei, ma il principale asse di investimento di ogni governo, da quello statale a quello regionale. La conoscenza e la cultura insieme devono gettare le basi per il futuro del Lazio e dell'Italia.
Per questo non mi convince il dibattito che ruota intorno alla scuola in questi giorni, la riforma così come si va configurando nelle parole della ministra Giannini. Il punto non è se fare entrare o meno i capitali privati, gli "sponsor", dentro la scuola pubblica. Il tema è non spostare l'asse d'investimento, culturale e politico prima ancora che di risorse, dal pubblico a privato.
La scuola è il futuro, non è retorica questa. Il governo, il buon governo, non deve limitarsi ad amministrare l'esistente, deve guardare non alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni.
Per questo sono orgogliosa di quanto la giunta Zingaretti col suo vicepresidente e assessore alla Scuola Massimiliano Smeriglio stanno mettendo in campo: ulteriori risorse per le scuole regionali (dai servizi essenziali ai progetti innovativi), il progetto "Torno Subito" che porterà nei prossimi anni 6000 studenti del Lazio a girare il mondo, per poi venire a riversare le loro conoscenze nel nostro territorio, un'idea dei giovani come soggetti della conoscenza, in un percorso che abbraccia (nel senso letterale del termine) gli studenti dalla scuola dell'infanzia fino all'agognato ingresso nel mondo del lavoro
.

Le parole chiave per un successo di tutti?

Qualità, inclusività, sussidiarietà.

Come mamma cosa cambierebbe e le 3 cose dalle quali partirebbe per una Scuola Possibile?

Come mamma di un bambino che debutta proprio quest'anno nel delicato mondo della scuola secondaria di primo grado cambierei innanzitutto il discorso intorno alla scuola pubblica. Prendendo a prestito il linguaggio delle favole la tratterei da Regina, anziché da perenne Cenerentola senza darle reali possibilità di uscire dall'angolo.
Offrirei agli insegnanti non epiteti (fannulloni) ma possibilità di innovarsi e aggiornarsi attraverso la formazione.
Aprirei la scuola alla reale collaborazione con le associazioni, le famiglie, i governi di prossimità territoriale.
Aprirei le scuole, i loro spazi, al pomeriggio, trasformandole nelle "piazze" principali di un nuovo welfare di comunità, che sia innanzitutto palestra di cittadinanza, per tutti nessuno escluso.
In definitiva è questo che ci suggerisce la cultura da cui deriviamo, è questo che ci raccomanda la nostra Costituzione.
Prendersi cura della scuola significa inforcare gli occhiali della giustizia: lenti capaci di osservare i dettagli dell'oggi tanto quanto di immaginare - e costruire - magnifici paesaggi futuri.


Noi, mondo adulto, responsabile della socializzazione, della formazione e dell'informazione da trasmettere ai giovani per renderli partecipi verso tutto ciò che investe la società, la politica e la cultura, ci troviamo ad essere diffusori della promozione del cambiamento grazie alla partecipazione giovanile dalla e con la quale "ricominicare da NOI&LORO". Un cambiamento dove i giovani si sentono parte integrante ed integrata nel loro giusto spazio "vitale" all'interno della nostra società dando il loro contributo di giovani menti pensanti e costruttive.
Grazie per essere una Consigliera Possibile, della schiera di tutti noi Possibili rianimatori goliardici di azioni costruttive, e per essere possibilistica-mente ... Bonafoni.

Barbara Riccardi docente IC Via Frignani - Spinaceto - Roma e Counselor della Gestalt Psicosociale
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