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n.1 marzo 2010
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Essere capaci di ...
... non lasciare i bambini da soli
di Rossini Simonetta - Didattica Laboratoriale
Quando una guida vi accompagna al museo, pretende che sappiate già tutto su quello che c'è da vedere oppure vi accompagna nel percorso stimolandovi e aiutandovi a leggere il contenuto delle opere?
Secondo me vale la seconda ipotesi altrimenti che bisogno ci sarebbe di una guida?

Ho fatto questa riflessione ascoltando alcune considerazioni di una collega a proposito del fatto che gli alunni "non sapessero fare, non fossero capaci di..."

È vero, succede.
Ma non siamo noi docenti a dover insegnare loro a "saper fare, ad essere capaci di ..."?
Altrimenti che vengono a fare a scuola?

Un esempio. Insegno italiano nelle classi seconde: quest'anno, uno degli obiettivi fondamentali da raggiungere è quello di leggere e comprendere un testo.
Di solito si legge, si legge, si legge ... si commentano e si spiegano i termini poco conosciuti, si presentano domande più o meno scontate (quelle presentate da alcuni libri di testo sono tra le migliori in quanto a banalità!) e quando poi i risultati in una prova di verifica strutturata o in una prova INVALSI sono deludenti diciamo che i bambini non sanno, non sono capaci di . Ho scelto quindi di utilizzare in maniera sistematica e costante una metodologia che ho trovato efficace per le mie classi, partendo sempre dal presupposto che gli alunni sono soggetti consapevoli e non soggetti passivi.

Dopo una lettura individuale e/o collettiva ho presentato agli alunni delle domande (le ho ricavate io dal testo) con risposte multiple: una giusta (a volte evidente, a volte da dedurre dal testo), una del tutto improbabile, una probabile ma non esatta.
Il passaggio fondamentale è stato quello di analizzare insieme le risposte date, corrette o sbagliate che fossero.
Sono stati accompagnati a riflettere sulla loro scelta individuandone le motivazioni; con passaggi più o meno accattivanti (la caccia alla frase imbroglia- bambini; il riferimento ad esperienze concrete...) sono state individuate alcune strategie utili (non fermarsi alla prima frase che ci sembra giusta, provare con le altre, leggere in maniera critica, immaginare il significato di alcuni passaggi ...); il senso delle parole è stato analizzato e spiegato ma soprattutto si è cercato di capire ciò che non era scritto esplicitamente.
I bambini hanno avuto in mano un testo vivo, dinamico che sono stati in grado di "usare" in maniera critica e consapevole.
Come al solito non riesco a spiegare quello che ho vissuto in classe ...
Certo è che ho sentito i bambini vivi, pronti a ragionare, critici, partecipi, pronti ad essere capaci di...
Certo è che mi è piaciuto accompagnarli!

Rossini Simonetta, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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