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n.18 dicembre 2011
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Articolo 'Essere e Avere - 2002'  >>>
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Essere e Avere - 2002
La scuola si può fare in tanti modi!
di Del Guercio Nadia - Dedicato a te
Presa nel mio ruolo di maestra, vado a vedere nel giro di un mese tre volte lo stesso film: "Essere e Avere" del 2002 di Nicolas Philibert.
La prima volta per curiosità perché troppo felice era l'assonanza con il libro di Eric Fromm (che pure mi aveva affascinato), le altre due volte perché forte era il richiamo emotivo che volevo assolutamente condividere con due amiche....finché lo compro in dvd e quindi lo rivedo anche a casa, dove invito le colleghe con le quali riesco a farne oggetto di discussione.
Inutile dire che non a tutte il film ha dato le stesse impressioni, le stesse emozioni... segno evidente che la scuola si può fare in tanti modi.

Sì, la scuola si può fare in tanti modi, nessun confronto tra la scuola del film e la mia scuola: diverso il luogo, l'edilizia, la cultura, le condizioni sociali.

Il film è un documentario prodotto dal Ministero dell'Educazione francese; inizia con l'immagine bellissima della scuola vuota di bambini e piena di tant'altro: arredi, libri, materiali, animali. La metafora dei pesci muti nell'acquario e le tartarughe di terra che camminano lente sul pavimento rimandano all'andamento delle scene del film, la voce pacata degli alunni e quella piana, dolce e ferma del maestro, la lentezza dei gesti quotidiani e delle routine di un intero anno scolastico, la vicinanza e il contatto fisico che, pur facendo intuire l'affetto, non si trasformano nella confidenza che lede le rispettive autonomie.

Il messaggio su cui ho più riflettuto nell'intero film è stato quello del riconoscimento da parte del maestro del suo RUOLO. Egli è presente a se stesso anche in momenti difficili ed è consapevole di non poter risolvere tutto, ma di essere in grado di infondere fiducia negli alunni per fortificarli nell'accettazione della realtà. La semplicità e il buon senso con cui si accettano le diversità presenti nella pluriclasse (dall'età, agli interessi, ai giochi, alle conoscenze), rendono "normali" anche le difficoltà di apprendimento e aiutano gli alunni a riconoscere i propri limiti e ad agire di conseguenza.

Ugualmente, nelle difficoltà della vita, il maestro non fornisce la soluzione dei problemi, ma stimola negli alunni la capacità di saper affrontare le avversità della vita.

Ci sono scene nel film che hanno una liricità particolare: il maestro che accoglie gli alunni all'ingresso sulla porta, che li saluta alla fine della giornata, che prepara il pranzo con loro, che confida le motivazioni della scelta della sua professione. Lì mi sono immedesimata, mi sentivo parte di quella classe, oppure la collega della classe accanto, con la stessa "vocazione", l'uguale "incondizionata dedizione", la responsabilità nel non porre confini o ostacoli tra il "dovere" e la "passione", tra il "compito" e il "volontario impegno".
Ho pianto più di qualche volta, non per la tristezza ma per la bellezza della serenità, per la grandezza delle attività, comuni ma non banali, della quotidianità, dei gesti che rimandano all'amore per la persona che si affida a me. La stessa persona di cui dovrò conquistare fiducia e rispetto, dandone prima di riceverne.

Sì, la scuola si può fare in tanti modi ma, qualunque sia il luogo, l'edilizia, la cultura, le condizioni sociali, c'è un solo modo di fare il maestro.

Nadia Del Guercio, Maestra di scuola dell'infanzia a Tor Bella Monaca , Istituto Comprensivo "Via dell'Archeologia"- Roma
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito mercoledì 04/01/2012 ore 20:37 da Bumburi
Sensibilità di chi riesce a gurdare oltre le apparenze! Grazie e forza avanti tutta...
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