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n.20 febbraio 2012
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Faccia a faccia
Con gli occhi della ragione
di Riccardi Barbara - L'intervista
Dei figli "imperfetti" a volte possono tirar fuori il peggio da un padre,
sia che questo padre sia un famoso capitalista o un importante leader comunista.


"Nel nome del padre" è una commedia sentimentale come la definisce l'autore Luigi Lunari. E' l'incontro tra una donna ed un uomo che battuta dopo battuta svelano i contenuti delle loro vite da "confinati" e che finalmente con gli occhi della ragione, riescono ad aprire i loro cuori raccontandosi e ritrovandosi uniti nel dolore e nella sofferenza di esperienze simili, liberandosi dalle ombre di un passato angoscioso, di figli scomodi, di genitori ambiziosi e famosi.

Per vedere il Trailer del film, clicca qui

Gli attori Margherita Buy e Patrick Rossi Gastaldi con la loro bravura interpretativa riescono a caratterizzare ancor più, le note sentimentali e poetiche, di una trama sconvolgente e particolarmente intensa.

La stessa intensità ed intraprendenza che trapela nell'intervista al Professor Carlo Felice Casula dell'Università Roma 3 Scienze della Formazione e alle due Maestre di Scuola Primaria, Simonetta Rossini e Marianna Traversetti: un "confronto a distanza" tra soggetti che si occupano di ... DIDATTICA!

1. La differenza didattica tra un Professore Universitario ed una Maestra: come si "muovono" per trasmettere il loro stile nella didattica?
Il Professore - La principale differenza è nell'età dei soggetti della nostra didattica. Un Prof. ha che fare con persone adulte, minimo ventenni, molte di queste sono anche maestre che proseguono il loro percorso formativo. Il ruolo del Prof. che opera all'interno dell'Università è quello di trasmettere la chiave di lettura per interpretare i fenomeni della realtà storica e dei metodi. Nel percorso di formazione universitario è importane lo studio individuale e di gruppo; lo studente durante l'offerta formativa si confronta con la classe ed i professori. Il corso funziona quando nella classe si creano delle dinamiche, quando gli studenti sono soggetti attivi; nella scuola invece funziona il modello, l'imitazione e scatta l'elemento emotivo/affettivo, quindi si tratta di un sistema riduttivo, fondato sulla parola ripetuta e quello che conta è acquisire l'abitudine a ripetere e padroneggiare delle conoscenze. Per gli studenti universitari invece l'apprendimento avviene quando imparano a trascrivere, a prendere appunti sapendoli ordinare e classificare, nel fare ricerca, nel saper consultare i libri, le monografie che sono un esempio di come si fa ricerca.

2. Che idea ha della scuola, di quello che si fa, di come si insegna, di come si fa didattica?
Il Professore - Sulla base di quello che osservo in chi partecipa ai miei corsi, è la mancanza di esperienza e di pratica effettiva sul campo per diventare vere maestre capaci, e anche la prova, la verifica delle conoscenze, dei bagagli teorici di apprendimento. Per esempio, dal punto di vista della didattica registro una convinzione: quando in classe sono presenti bambini immigrati o di altre religioni, la gentilezza e la bontà sono gli strumenti prevalentemente scelti dall'insegnante per affrontare un dialogo interculturale adeguato, mentre il punto di partenza è il valore, il riconoscimento del valore della diversità culturale. Il cinema, ad esempio, ha reso famosi gli hamish anche se sono una comunità chiusa ma non per questo sono un elemento negativo, anzi rappresentano ugualmente una ricchezza. Essendo io uno studioso della Storia dell'Unesco e avendo una cattedra all'Unesco per l'insegnamento della pace e della diversità culturale, porto avanti questi valori come fondanti per la nuova cittadinanza, che sempre di più non è Nazionale, chiusa e patriottica, ma Universale e globale.

3. Come si trasmette la memoria storica?
Il Professore - Aver tolto lo studio della storia contemporanea dai programmi ministeriali per la scuola elementare, vuol dire aver privato i bambini del ricorso a quella che viene chiamata la storia orale, le storie di vita, la storia dei loro nonni e bisnonni. E' come aver effettuato "il furto della storia antica", ridurre lo studio della storia al bacino mediterraneo, è aver compiuto un vero furto. Pensiamo in classe, un bambino del Bangladesh o delle Filippine si sentirà escluso, deprivato come rappresentante di quella parte di storia, di quella parte di storia antica. Trattando solo la storia del bacino mediterraneo si è privato il mondo della sua storia, affermando il fenomeno dello Eurocentrismo. A riguardo uno dei maggiori antropologi, Jack Goody, ha scritto il libro "Il furto della storia", sottolineando l'importanza della storia nella sua collocazione geografica e la partizione della storia costruita sulle vicende storiche dell'Europa.

4. Come leggere la storia?
Il Professore - E' necessario far toccare con mano che la storia avviene nel tempo e nello spazio e non è comprensibile se non si ha una visione globale dei due. Un esempio che uso con successo durante le mie lezione è il colonialismo: faccio vedere sulla cartina il Belgio e il Congo Belga, faccio notare le loro differenze di grandezza, sollecitando gli studenti all'uso delle cartine geopolitiche per capire la realtà in cui vivono. Nell'insegnamento c'è una tradizione a tramandare e parlare solo delle istituzioni politiche e delle guerre, mentre la storia è anche politico militare, è la storia del clima, delle grandi trasformazioni dell'economia, delle mentalità, è la storia delle tradizioni, dell'evoluzione demografica, di come la popolazione cresce, è la storia delle immigrazioni, e ricondurre la storia solo allo studio della politica e delle guerre è una visione angusta e limitatissima.

5 Cosa le piace trasmettere di lei quando fa lezione e che arrivi ai suoi studenti?
Il Professore - Mi piace trasmettere l'idea di una visione ottimistica della realtà e nel caso specifico trasmettere l'esperienza vissuta; che studiare è un lavoro e bisogna farlo nei tempi e nei modi giusti e che non si va avanti solo per raccomandazioni e per intrallazzi, in questo caso ricorro alla mia esperienza, parlando del mio vissuto della "storia della mia famiglia", di mio padre che era un pastore analfabeta ed io sono diventato un docente universitario.

La Maestra Simonetta - Vorrei che loro percepissero il mio ruolo come di colei che li aiuta a dare il meglio di se stessi e quindi a capire che le materie che insegno possano essere una chiave di lettura per la realtà, di tutto quello che fa parte del loro quotidiano e della vita in genere.

La Maestra Marianna - Far capire loro che attraverso la forza del proprio carattere e della propria volontà si può raggiungere la sicurezza di sé: questo è un aspetto dal punto di vista educativo; dal punto di vista didattico, nell'arco di tempo di cinque anni, in un lavoro pedissequo, mi piace far capire loro che la lingua italiana che io insegno, se analizzata in tutti i suoi molteplici aspetti, è una perfetta armonia tra la cultura e il sapere, la capacità relazionare dell'uomo e la logica che sta dietro ai ragionamenti e agli apprendimenti.

6 La funzione del contesto urbano, dell'ambiente/terreno, quanto influenzano la consapevolezza e la presa di coscienza nel processo didattico?
Sia la città, ma anche la campagna, il paesaggio urbano, sono di grande utilità per vedere le trasformazioni della storia, per vedere tutto il lascito del lavoro fatto nei secoli dall'uomo. Lo studente deve abituarsi a leggere i contesti, non c'è nulla di più umanizzato del paesaggio agrario. La delocalizzazione delle sedi universitarie in tante città di provincia ha facilitato sì l'accesso all'Università, con il rischio però di liceizzare e provincializzare invece di creare uno stimolo per poter andare via dalle città di provincia, per essere un elemento di crescita. Purtroppo le Università non si sono strutturate per accogliere la grande richiesta da parte degli studenti, e non adeguandosi, siamo arrivati a questo processo di delocalizzazione.

7 Ultime novità nel mondo universitario, progetti, ricerche...
Il Professore - L'avvio della produzione scientifica viene monitorato, come la produzione, la quantità e la qualità scientifica in tutti i campi e questa è la novità positiva; quella negativa, il taglio in questi ultimi anni ai finanziamenti anche nella gestione ordinaria, come è avvenuto nella scuola in genere.

8 Qual è uno strumento adottato, ideato, che ha funzionato, che le ha dato soddisfazione?
Il Professore - L'uso del film, perché la visione e l'uso del documento audiovisivo è il modo per ottenere i migliori risultati nell'apprendimento; l'altro, stimolare gli studenti a prendere appunti nelle lezione e portare poi degli elaborati scritti agli esami, possibilmente realizzati in gruppo.

9 Cinema, TV ed Internet, quale importanza rivestono nell'educazione?
Il Professore - La TV è anche trasmissione del cinema, è il cinematografo della nostra epoca. Il cinema prima era consumato in gruppo e le emozioni venivano condivise e percepite insieme agli altri, mentre il cinema in TV è un consumo individuale. Uno studente apprende così, sa della storia non più dai libri ma dal cinema, che offre maggiori conoscenze, sia dai film fiction che dai film documentari: i ragazzi ricordano maggiormente un film fiction, resta di più impresso.

10 La sua ultima esperienza nel mondo della Tv?
Il Professore - L'ultima esperienza in campo è stata la consulenza storica che ho fornito per la produzione della fiction "Il generale dei briganti", andata in onda su Rai 1. Il mio intervento è stato confrontarmi con il regista e la sceneggiatrice, il risultato è stata una fiction che riesce a dar conto della complessità e dell'importanza storico culturale del fenomeno, del cosiddetto brigantaggio nel primo decennio dell'Italia unitaria.

11 Un consiglio da dare alle nuove generazioni di maestre che affrontano il lavoro per la prima volta?
La Maestra Simonetta - Grande considerazione e rispetto per gli alunni e cercare di imparare da persone e da metodologie efficaci, tutto quello che incontriamo ci può insegnare e non partire quindi dal presupposto che sappiamo tutto. Mettersi sempre in discussione e verificare quello che si insegna, essere umili, sensibili e ricominciare da capo se le strategie non hanno portato dei risultati.

12 Le nostre classi somigliano a noi, sono un po' la nostra impronta ... Cosa vedi nella tua classe di te?
La Maestra Simonetta - Sono dei bambini ottimisti, molto autonomi, capaci e con un pizzico di ironia che fa parte di me, sono contenta perché essere ironici significa essere osservatori ed intelligenti.

La Maestra Marianna - C'è stata una classe che ho amato tantissimo, una classe di dieci anni fa chiamata da me "I mitici", che si è avvicinata di più al mio stile, non è giusto dire che somiglino alla propria maestra ma sicuramente sono stati un gruppo che mi ha capito ed io ho capito loro. Abbiamo passato cinque anni fantastici, non vedevo l'ora di entrare in classe e alle quattro e mezza nessuno di noi voleva andar via. Questo è il vero successo formativo -e di insegnamento- che si può avere. Il senso di responsabilità degli alunni nell'assolvere i compiti a casa ... è una cosa a cui tengo di più in assoluto!

Una rete di intenzioni, dalla Scuola Primaria all'Università, fatta di PASSIONE e di CREDO nella propria missione, fa la differenza, verso una crescita di saperi di qualità, per un passaggio di conoscenze e di saperi da impartire ai nostri ragazzi del futuro, per dei RAGAZZI di VALORE, per dei nuovi cittadini Universali e Globali, come dice il nostro amico Prof. Casula!!!

VIVERE LA VITA
Barbara Riccardi, docente CD 143° "Spinaceto"
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