Torna nella homepage
 
n.3 maggio 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:16 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Facebook e dintorni'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Long Life Learning Long Life Learning
Oltre a noi... Oltre a noi...
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Integrazione Scolastica 2 Integrazione Scolastica
Pagina Organizzazione Scolastica 3 Organizzazione Scolastica
Pagina Didattica Laboratoriale 4 Didattica Laboratoriale
Pagina Long Life Learning 6 Long Life Learning
Pagina Dalla redazione 9 Dalla redazione

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Facebook e dintorni
Meditazioni di un genitore sulla modernità che avanza
di Paci Lucia Giovanna - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Chissà se ha un nome quel fenomeno per cui quando cominci a pensare a una cosa, un fatto, un nome che sia, ti capita di vedere o sentire intorno a te quella cosa proposta, quel fatto analizzato, quel nome scritto o pronunciato...! Non so neanche se sia un fenomeno o una serie di coincidenze, che indicano che quel fatto o quel nome sono di attualità, resta il fatto che a me accade spesso.
L'ultima volta, pochi giorni fa, con Facebook.

"Chi vive nella scuola oggi - pensavo -non può ignorare né sottovalutare questo nuovo universo virtuale, metro dei nostri giovani, del loro linguaggio, dei loro bisogni, dei loro strumenti", quando, all'improvviso, la maestra in classe prende una posizione esplicita, di ferma condanna, del mezzo e dell'uso che di esso ne fanno o ne farebbero i bambini e per di più i loro genitori.
Neanche a farlo apposta, un paio di giorni dopo, mi arriva la newsletter della scuolapossibile.it, con l'autorevole voce di Manuela Rosci, che invita alla riflessione proprio sul delicato rapporto dei giovani con questo strumento. La sua posizione è di monito a non sottovalutarne non solo i vantaggi, ma anche e soprattutto gli svantaggi e i rischi e, nello stesso tempo, d'invito agli educatori, siano essi insegnanti o genitori, non a vietare, che sarebbe assurdo e anacronistico, bensì ad accompagnare i ragazzi nel viaggio alla scoperta di questo mondo, che è anche una scoperta di sé e della propria capacità relazionale e affettività.

"Caspita! - mi sono detta - capita a fagiolo e com'è pertinente! Io, infatti, come persona di cultura, da un lato, e come madre di quattro figli, dall'altro, non posso certo ignorare una simile novità, almeno se voglio continuare a vivere in questo mondo e in questa epoca, come si dice, con "cognizione di causa", da soggetto attivo ed evoluto e non da Matusa analfabeta e in via d'estinzione!
Per la verità, in controtendenza rispetto a quanto accade nell'ordinario, sono stata io che ho scoperto per prima il fenomeno, l'ho assaggiato, ne sono stata contagiata e ho "contaminato" tutti gli altri! Incredibile, io ho pilotato i miei figli e mio marito verso questa nuova dimensione. Ero stata invitata, ormai quasi due anni fa, da una mia amica che non vive più a Roma.
Avevo accettato alla cieca, allora di Facebook non ne avevo nemmeno sentito parlare. Ci ho fatto un giro distrattamente e senza guida, mi sono sentita tanto Dante nei gironi infernali e...sono scappata. Mi ha "richiamato" dopo qualche mese un mio amico molto navigato e padrone, non solo del network, ma proprio di ogni "diavoleria" informatica: mi ha istruito, guidato, "messo in guardia" e incuriosito e ..mi sono lanciata. Ho vissuto un primo periodo in full immersion, subendo un fascino che volevo invano contrastare.
Siccome mi stupivo di me stessa, divisa tra la mia componente razionale e quella istintiva e passionale, direi, piuttosto che irrazionale, come è nelle mie abitudini mi sono fermata a interrogarmi e a riflettere. "Che ci faccio qui? Perché sono irresistibilmente attratta da quest'Inferno dantesco e proprio come Dante girovago, stupefatta, incredula e soggiogata?"

Ho cominciato a chiarirmi: ovviamente non ero soggiogata dai contenuti con cui entravo in contatto, ma dalla presa di consapevolezza delle potenzialità di questo mezzo. Avevo pochi amici e tutti conosciuti, solo alcuni lontani, ma i più con la possibilità di vederli quotidianamente nella vita reale. E allora?
Allora, Facebook è un modo veloce per entrare in relazione e capire chi hai davanti. Certo, si può fingere o ci si può costruire un personaggio virtuale, diverso da quello reale, ma anche questo fa capire chi sei. Quello che dici, quello che scegli di pubblicare, quello a cui decidi di appartenere parla di te rapidamente e se non è la verità è un problema tuo, con cui dovrai fare i conti se vorrai che il tuo rapporto esca dal virtuale. Per me, quindi, è stato un modo facile per avere visuali nuove e approfondite su persone che conoscevo poco, per confermare idee che avevo di altre e per capire anche chi non valeva tanto la pena.
E poi sono andata oltre. Mi sembrava riduttivo qualcosa che rimanesse circoscritto a quelle che sono comunque le tue amicizie reali e ritenevo interessante l'apertura non solo alle persone, ma alle idee che potevano circolare, essere scambiate e confrontate, creando delle specie di parentele tra "sconosciuti" che condividono con te il tuo sentire. Un po' come in uno dei tanti blog, che però sono specifici, ognuno a tema, mentre qui è amplificato e tante possibilità ti vengono offerte in un colpo solo. E io le ho colte. Mi sono iscritta a un gruppo che si chiamava "Scriviamo un libro tutti insieme?" e, insieme ad altre 76 persone... abbiamo scritto e pubblicato il primo libro di e da Facebook, che, uscito col titolo "Seduti in quel caffè", con un editore, ora verrà ristampato e riedito da un nuovo editore col nuovo ed evocativo titolo di "Facebook caffè" e tradotto dall'editore francese Gallimard.....Ma questo lo dico solo per rendere chiare le potenzialità espressive di un simile mezzo!

Sulla scia del mio entusiasmo, era logico che anche i miei figli, già sollecitati dal loro ambiente, si sentissero legittimati a farne parte. Io non li ho ostacolati, anzi ho spiegato loro alcuni funzionamenti e poi sono diventata loro "amica", il che, al di là delle facili battute, non è cosa da poco! Essere amica, sia pure virtuale, di figli adolescenti, normalmente così chiusi a riccio, così schivi e gelosi del loro privato, ma nel frattempo così bisognosi che tu ci sia, vuol dire tanto. Vuol dire poter entrare nel loro mondo, imparare a parlare il loro linguaggio, magari solo da spettatore, da osservatore, vuol dire poterli conoscere meglio, provare a capirli, avendo di loro diverse chiavi di lettura. Significa, infine, avere la possibilità, altrimenti nulla, di vigilare e non lasciarli soli.

Facebook è un facilitatore, così come lo sono le chat. E io non avrei paura che così si falsi il loro concetto di amicizia. Sanno distinguere benissimo, i ragazzi, tra chi è veramente amico e tra chi è semplicemente un contatto, che fa solo parte di una "community", come si dice oggi, ma che è importante come concetto, perché dà il senso dell'appartenenza, che per loro è vitale.
Protetti dal virtuale, essi provano, solamente, giocano e fanno finta, ma intanto sperimentano, per poi mettere in pratica nella realtà e anche loro lo usano come un filtro, uno strumento che li aiuta a selezionare. Esternare i propri sentimenti e le proprie opinioni in una vetrina, per cui poi si possono rivedere, diventa un allenamento, una palestra. La realtà rimane e con lei il solito gusto di sempre a viverla e le solite difficoltà. Dire più facilmente "ti amo" o "ti voglio bene" su Facebook, come in chat o come in un messaggino telefonico, fa rompere il ghiaccio con simili argomenti, ma non elimina il rossore o il palpitare del cuore di quando la relazione esce dal virtuale, il campo dell'esperienza vera rimane quello reale, per fortuna.
Quando i ragazzi poi sono in gamba e vanno alla ricerca di stimoli valicano quest'uso di vetrina e di palestra. S'iscrivono, allora, ai quotidiani on line, pubblicano link per cercare il confronto dialettico, stuzzicano opinioni e condividono passioni - la musica, la politica, l'attualità in genere.

Alla fine di tutto questo discorso, allora, arriva il motivo di queste riflessioni proprio su queste pagine. Uno strumento del genere non può non essere considerato come un grandissimo potenziale da insegnanti di ragazzi adolescenti. Inutile vietare, screditare, scandalizzarsi, che imparino a utilizzarlo, piuttosto e decidano di servirsene proprio con i ragazzi! Quand'è che un insegnante di scuola media, inferiore e superiore, capirà che non può più fare questo mestiere come si faceva 30 anni fa, ma nemmeno 10 anni fa? A che serve sapere di informatica se non diventa un canale di comunicazione con i giovani, i bambini addirittura, in età di scuola dell'infanzia? Quando si renderanno conto, certi professori, che devono imparare a parlare il linguaggio dei giovani di oggi, che non è un gergo circoscritto e temporaneo, ma è il linguaggio, il nuovo, la modernità inarrestabile. Non possono restarne fuori, obsoletamente attaccati a un sapere che non può essere statico o gli analfabeti saranno loro ! Un insegnante deve prima di tutto sapere e potere comunicare, ma come può farlo se non parla una lingua comune, se comuni non sono né il codice né il contesto della comunicazione?

Dopo l'esperienza che mi sono fatta con Facebook, se fossi un'insegnante afferrerei al volo quest'opportunità. Un esempio? Io insegnante d'italiano in un liceo, che stringo amicizia con i miei alunni (e chiunque voglia partecipare) e propongo links di testi per un approfondimento che non riesco a fare in classe o per un botta e risposta veloce e diretto, che sollecito proposte da continuare poi a trattare in classe, per muovere le menti pigre e svogliate, in modo che si facciano attive e promotrici. Io che non solo non mi scandalizzo, ma mi rallegro se le fonti sono You tube, blogs, Internet, più genericamente. Nell'era degli e-books, che permettono di crearsi un proprio ipertesto, nato dalla consultazione di più testi, per un sapere più dinamico e personale, mi potrei scandalizzare come insegnante se un mio alunno preparasse dichiaratamente un tema secondo queste modalità o mi dovrei sentire gasata? Senza considerare che sarei il cosiddetto "mito", per i miei ragazzi, e potrei esercitare quell'importantissimo potere di seduzione, necessario per conquistare un ragazzo per sempre...
Meditiamo, dunque, meditate...!

Lucia Giovanna Paci, genitore in IV Municipio - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional