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n 75 settembre 2017
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Oggi è il giorno:21 Ottobre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Fare per essere, essere per fare
La scuola della praticità e della condivisione
di Serafini Elisabetta - Formazione
Scrivere un'autobiografia cognitiva relativa ad un percorso così lungo, denso e ricco di esperienze come è stato questo corso di formazione sulla didattica per competenze, tenuto dall'Associazione Sysform in collaborazione con Giunti Scuola, è impresa quanto mai ardua; impresa che mi fa comprendere quali possano essere state le difficoltà della mia classe nel momento in cui ho fatto la stessa richiesta di guardare all'intero anno scolastico ed è utile perché troppo poco nelle nostre frenetiche vite di insegnanti ci capita di fermarci a riflettere su quanto facciamo, su come agiamo e su quello che ci resta alla fine di ogni esperienza compiuta. Quando ciò accade ci troviamo ad apprezzare il valore dei momenti di riflessione - ancora più utili se condivisi - a renderci conto che un'adeguata valutazione consente di valorizzare al meglio sia quanto ci appare già completo sia i prodotti meno riusciti (direi che in questo caso il valore del bilancio conclusivo è ancora maggiore!).

Soffermandomi a riflettere in primo luogo sugli aspetti più interessanti di questo percorso di formazione, devo dire che sono stata motivata sin dalla partenza. La mia esperienza settennale nella scuola dell'infanzia, anteriore al passaggio alla primaria, mi ha infatti consentito di focalizzare molto l'attenzione sull'importanza del 'fare': il fare come gioco, come costruzione delle proprie competenze cognitive, prassiche e sociali mi ha sempre affascinata soprattutto per le ricadute negli apprendimenti. Molte di queste convinzioni le ho portate con me nella scuola primaria, tentando di metterle in atto, tenendo conto del curricolo e avendo la fortuna di prendere in carico una classe prima, con tutto ciò che ne consegue: la possibilità di iniziare un percorso insieme ai bambini e alle bambine e di impostarlo in un certo modo. Il corso sulla didattica per competenze mi ha accompagnata in questo cammino.

Gli aspetti che ho ritenuto più interessanti sono stati relativi a tre ambiti: teorico, tecnologico e sperimentale. Per teorico intendo la conoscenza dell'impianto che c'è dietro la progettazione per competenze, che continuo a sentire la necessità di implementare. Certamente mi è molto più chiara la distinzione tra competenze, traguardi ed evidenze che era per me avvolta nel fumo, sebbene siano passati cinque anni dalla pubblicazione delle Indicazioni Nazionali; ho imparato soprattutto ad operare con questi strumenti in sede di progettazione, o meglio, ho familiarizzato con essi.
Il punto di vista tecnologico e quello cooperativo si intersecano: durante il corso ho infatti per la prima volta sperimentato i vantaggi offerti dalla possibilità di lavorare su wiki. Mi era capitato in altre occasioni ma non su lavori così complessi come la declinazione di una competenza nei rispettivi traguardi formativi. Sarebbe un'opportunità incredibile poterla utilizzare nel team in cui si lavora, chiaramente continuando ad affiancarla alla tradizionale attività di progettazione in presenza, poiché offre la possibilità di confrontarsi su documenti che prevedono un'elaborazione lunga e tempi di riflessione dilatati. Dal punto di vista sperimentale, ho apprezzato molto il fatto di avere la possibilità di operare direttamente nella classe in parallelo con le competenze acquisite ed affiancata dai docenti e dalla tutor del corso, nonché dal dialogo continuo e costante coi colleghi.

Il percorso è tuttavia stato anche accidentato, per le numerose difficoltà in cui sono incappata, tutte relative al piano operativo. In fase di progettazione infatti, la resistenza 'interna' più forte che ho trovato è stata relativa alla semplificazione, soprattutto nella scelta degli elementi di osservabilità. Su questa sono inciampata più volte ritrovandomi, nel momento in cui mettevo in pratica, a dover gestire una mole di lavoro troppo cospicua. Pensando inoltre che mi sono misurata con la costruzione di un solo percorso, di un solo compito significativo, immagino che sarà molto difficile riportare all'intero programma le stesse modalità operative. E, venendo all'ultimo grande scoglio incontrato, credo che per rendere la ricaduta del lavoro veramente efficace per la classe e pensabile per una docente, bisognerebbe lavorare in team.
I momenti in cui mi sono arenata e sono stata in difficoltà corrispondono a quelli gestiti in solitudine.


Elisabetta Serafini, insegnante dell'IC Leonida Montanari, Rocca di Papa (RM)
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