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n. 25 settembre 2012
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Finché le stelle saranno in cielo
Un libro per esplorare tematiche antiche e vivere al meglio emergenze nuove
di Ansuini Cristina - Dedicato a te
Mi piace iniziare l'anno - ebbene sì, per me l'anno inizia il primo settembre... - regalandomi un libro. Un libro che mi aiuti a raccogliere le energie necessarie, che mi faccia concentrare positivamente, che mi dia idee buone da assaporare, che stimoli i miei neuroni, che mi dia quell'entusiasmo irrinunciabile per iniziare una nuova avventura.
Quindi in questo periodo dell'anno le mie scorribande in libreria si intensificano, anche se ciò sembra impossibile, viste le mie frequentazioni libresche, come anche le mie ricerche su blog e social network letterari...la scelta è importante!

Così mi sono imbattuta in "Finchè le stelle saranno in cielo", della scrittrice americana Kristin Harmel, che mi ha subito avvolto nella sua narrazione e che mi ha portato a pormi diversi quesiti, anche relativamente al nostro mondo, quello della scuola.


Si tratta di una storia intensa, che si dipana scorrevolmente tra vicende storiche, personali e familiari, dove vengono tessuti via via racconti di vita, affetti, rinunce, abbandoni, conquiste...proprio come nella vita di ognuno.
Hope - che bel nome! -, una giovane donna alle prese con le mille beghe quotidiane, tra cui una figlia adolescente!, inizia a indagare sul misterioso passato di sua nonna Rose e viene a sapere una serie di cose che non aveva mai neanche lontanamente immaginato, a cominciare dall'origine ebraica della sua famiglia.
Il tratto che mi ha maggiormente incuriosito, e mi ha portato a pormi dei quesiti anche dal punto di vista professionale, è stato scoprire che, durante l'occupazione tedesca, la comunità islamica di Parigi nascose e salvò, mettendo a repentaglio la sua stessa sicurezza!, numerosissimi ebrei, che rischiavano di essere deportati nei campi di concentramento nazisti.
L'esperienza così particolare di essere salvata proprio dalla cura e dalla protezione della comunità musulmana, come anche da alcuni cattolici che la aiuteranno a fuggire in Spagna, darà un'ottica di vita nuova a Rose, che sentirà di appartenere a una sorta di religione universale, dove ci si avvicina piuttosto che allontanarsi, dove si cerca di conoscersi, di cercare i punti in comune piuttosto che sottolienare le differenze.


Tutto questo mi ha fatto pensare al nostro mondo, quello della scuola, dove sempre più spesso, alcuni dicono per colpa della crisi, schiacciati dalle difficoltà e dai tagli, perdiamo di vista l'essenza stessa della nostra professione, che consiste nel coltivare rapporti sani, nel cercare i punti di incontro, nello scorgere risorse lì dove sembra ci siano solo difficoltà. Intendiamoci, mi rendo ben conto della gravità della situazione che stiamo vivendo, ma mi rendo anche conto che è essenziale "guardare con occhi nuovi" i problemi che ci circondano per trasformarli in opportunità.

Quest'anno ho una prima e mi sono sentita compatire da molti, per le difficoltà che mi aspettano, sempre più bambini stranieri, qualcuno in difficoltà, orari spezzettati, risorse ridotte al lumicino... ma se persone non poi così tanto lontane da noi nel tempo e nello spazio sono riuscite a tramutare drammi in risorse, grazie ad una visione nuova della realtà, allo scambio reciproco di sentimenti preziosi, alla conoscenza, al vissuto di esperienze prima inimmaginabili, perché non dovrebbe essere così anche per me e la mia classe?

Rose concretizzerà la sua esperienza così dura e complessa aprendo una pasticceria, dove preparerà dolci che appartengono a tutte le culture che ha attraversato. Trovo questa cosa di una poesia unica. E dolce.
Non è detto che dietro al buio ci sia il nulla, magari dietro al buio ci sono le stelle...


"Cos'è che guardi sempre, Mamie?" le chiesi una mattina.
"Guardo il cielo, tesoro mio", rispose.
"Lo so. Ma perché"
Mi attirò a sé, stringendomi contro il suo stinto grembiule rosa, quello che portava da sempre. La forza con cui mi stava abbracciando mi spaventò un po'.
"Chérie, guardo sempre scomparire le stelle", spiegò dopo un minuto.
"Perché?" domandai io.
"Perché anche se non riesci a vederle sono sempre là", disse. "Si stanno solo nascondendo dietro il sole."
"E con questo?" replicai timidamente io.
Lei mi lasciò andare e si chinò per guardarmi negli occhi. "Tesoro mio, è bello rammentare che non sempre hai bisogno di vedere qualcosa per sapere che c'è."
Kristin Harmel "Finché le stelle saranno in cielo






Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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