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n.18 dicembre 2011
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Articolo 'FINE PENA MAI'  >>>
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FINE PENA MAI
Ho incontrato Claudio Santamaria
di Riccardi Barbara - L'intervista
Una vita al massimo costa tantissimo.
Ora mi sembra di non aver mai vissuto
ma di aver solo corso ...
in fondo non ho avuto altra scelta.
"Vista d'interni" Antonio Perrone

"E' sempre interessante tirare fuori argomenti di discussione. Abbiamo visto un vecchio film. Ora qui si è parlato del film e, dal film, è nata una discussione che è andata dalla politica, al crimine, all'industria cinematografica, alle problematiche dell'Italia, di una società in generale. Credo che ogni esperienza, che in qualche modo avvicina le persone, le fa ragione su degli argomenti e apre dei dibattiti, sia un'esperienza importante e fondamentale per migliorare una società."

Così ci saluta l'attore Claudio Santamaria dopo la proiezione/dibattito del suo film "Fine pena mai", iniziativa dell'Ex Cinema Palazzo Sala Vittorio Arrigoni. "Fine pena mai" è la storia vera dal diario/libro "Vita d'interni" di un drammatico percorso umano negli anni Ottanta, raccontata da Antonio Perrone, studente di psicologia a Padova.

La TRAMA.
Antonio è il primogenito di una benestante famiglia salentina, la sua natura è irrequieta e, come tanti ragazzi di quell'epoca, sogna un futuro migliore, libero dai vincoli sociali. È il sogno di una vita al massimo da vivere insieme alla moglie Daniela. Antonio vuole di più, sempre di più, entra nel mondo dello spaccio di droga, divenendo, con l'incoscienza di un giovane romantico, protagonista di follie.
La sua corsa è inarrestabile, fino a diventare un vero e proprio boss della neonata Sacra Corona Unita, la cosiddetta IV mafia, che per un decennio ha tenuto sotto scacco la regione Puglia, fino ad allora "pura".
Antonio Perrone fu condannato a 49 anni di carcere, scontati in stato di isolamento totale, secondo l'art. di Lg. 41 bis. Il "personaggio" Perrone, dalla "parabola" insolita e drammatica, rappresenta un percorso innovativo e anomalo rispetto ai soliti canoni di criminalità, (vedere per credere) ...

Claudio Santamaria è uno dei protagonisti della nuova generazione del cinema italiano, dietro un'aria calma, cela un carattere determinato e appassionato, umanamente VERO! Dopo il nostro incontro casuale, a cena da Giada a Via Cavour, e averlo invitato al nostro Cineforum "Ciak si Gira" al 143° C.D., colgo immediatamente al balzo l'occasione per ricontattarlo, nei panni di inviata speciale "Possibile", per parlare con/di lui e della sua passione ... l'Arte dell'attore.



- Da bambino giocavi a "guardia e ladri"?
Confesso che per interpretare il personaggio di Antonio ho rispolverato proprio l'antico gusto che i bambini hanno per il crimine, quella fascinazione quasi naturale che ladri, rapine in banca e cattivi esercitano sull'infanzia. Ricordo che il mio film preferito era "La pantera rosa". Credo sia anche quel fascino infantile, mai superato, che spinge il personaggio del film in un percorso criminale. Quando Antonio parla delle rapine, nomina spesso la parola "adrenalina".

- Dopo l'accaduto, in cui alcuni ragazzi di 18/21 hanno voluto emulare i protagonisti di "Romanzo Criminale", che importanza ha il messaggio che arriva dalla visione di un film come "Fine pena mai"?
Non credo nel processo della mitizzazione del personaggio tramite i film. Non capisco proprio come si possa, guardando un film criminale, diventare un criminale, un nuovo proselita.
Bensì credo siano più influenti i comportamenti di un certo tipo che tirano fuori, in un certo modo il germe interiore assimilato nell'ambiente di provenienza. Se dentro c'è quel tipo di germe, non è il film che lo fa uscire fuori, è un germe che prima o poi emerge da sé. Non è il film a dare cattivo esempio, ma la realtà in cui si vive.


- Qual è un Paese in cui ti piacerebbe lavorare?
Sicuramente la Francia dove per altro ho fatto un film che è uscito a Parigi, e penso purtroppo non arriverà mai in Italia. In Francia hanno una produzione cinematografica dieci volte superiore alla nostra, fanno moltissimi film, difendono la cultura, per loro la cultura è un investimento, non una spesa. Hanno delle leggi con cui proteggono il loro cinema, leggi molto solide e molti forti, che contribuiscono ad aiutare un'industria dove lavorano tante persone. Gli stessi americani non si spiegano perché i film francesi hanno più successo dei loro. Poi mi piacerebbe perché vicina a "casa". Il paese dove mi piacerebbe lavorare di più è ... l'Italia, lavorando però in modo diverso da ora, dove la politica aiuti i talenti ad uscire fuori e che rivaluti la cultura, verso una vera "rinascita". Questo potrà avvenire solo quando la politica guarderà al nostro cinema, e alla cultura in generale, come qualcosa da sostenere e non come qualcosa da considerare come futile e non produttiva. Perché la gente al cinema ci va e crea un incasso, questo "spinge" un intero settore. I film prodotti in Francia difendono quelle che sono le loro identità culturali, girando il film sul posto per esempio, non andando all'estero, portando i soldi fuori dal paese. Inoltre il martedì in televisione non trasmettono film, così da incentivare la voglia di andare al cinema, proprio per difendere la cultura del cinema. Occorrerebbe fare una politica in difesa, da noi produciamo 33 film l'anno, in Francia 250, come da noi un tempo. Dovremmo assolutamente raggiungere una legge comune che protegga la cultura in ogni paese, quindi la sua eredità. Un rinnovo del sistema dei finanziamenti, non legato ai fondi pubblici stanziati dai vari governi.

Come ha spiegato Florance Gastaud dell'ARP: "Il cinema francese si autoalimenta con tasse sul biglietto del cinema, tassa sugli home video, tasse a network tv e provider di accesso a Internet, dalla tassa sul biglietto arrivano 120 milioni l'anno e da Tv e Provider".
Mihaileanu, regista dei film "Train de vie" e "Il concerto" ha ricordato: "Oggi il cinema francese si sostiene grazie alla ricchezza che crea e l'anno scorso sono stati realizzati nel nostro Paese 250 film, tra cui molte opere prime. La cultura è l'essenza dell'essere umano, se si taglia lì poi non ci si può sorprendere dei crolli economici, culturali e sociali che ne scaturiscono".

- Nel nostro paese la soluzione è stata ben diversa ...
Già per finanziare il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) e per cancellare la contestata tassa di 1 euro sul biglietto del cinema, il governo ha deciso di aumentare di 2 centesi i carburanti.

- Come dare fiducia ai giovani, consigli e modalità per un percorso artistico?
Nell'ultimo mio film "I primi della lista", il regista ha 37 anni ed è alla sua opera prima. Ha scritto questo soggetto, ha trovato un produttore che ha creduto nella qualità, finalmente.
Non ho un consiglio, dico che per passione si fa di tutto, dallo smontare, montare, trasportare scenografie, cambiare città ogni volta.
Non ho mai pensato a questo lavoro come il traguardo verso l'Oscar, il mio traguardo è fare quello che mi piace. Mi sono sempre concentrato sul lavoro, mai sulla difficoltà del raggiungimento di qualcosa, tipo fare un film dagli incassi da miliardi. Per me è stato/è vivere della passione che sento dentro, non c'è una formula. E' una cosa talmente alchemica che non segue regole ... credo in quello che sto facendo, cercando di fare un percorso di verità. Si, un percorso dove ti senti comodo, che ti calza addosso, nel fare delle cose dove c'è una verità, un lavoro fatto di tante cose, un'alchimia fatta di tante cose.

Crederci e lavorare, non mettersi un obiettivo troppo lontano e grande. E' cercare un percorso soprattutto anche attraverso l'esperienze che fai, di capire ed essere curioso, sperimentando e non fermarsi mai nell'apprendimento, che ti mette di fronte ad una prova continua. Mi piace fare seminari, per tenere viva la mia curiosità, è un modo per alimentare la passione. Uno che si ferma nel suo processo, non ha senso, il mio obiettivo nella vita è proprio quello di imparare sempre. Uno degli insegnamenti che rispecchia totalmente il mio pensiero, è quello di un indios durante le riprese del film del regista Bechis in Brasile. Lui diceva questa cosa: "Un uomo che non vuole più imparare è un uomo morto".

- La tua famiglia nei confronti della tua passione?
La mia famiglia mi pagò la mia prima scuola di recitazione e doppiaggio, mia madre mi disse: "Voglio che tu faccia ciò che ti piace, ma vogliamo vedere che ci metti impegno, che ci vai, che lavori, non c'è bisogno che diventi Robert De Niro, ma non farci buttare i soldi".
Hanno creduto nelle mie capacità e nella mia passione.
Avevo in testa questo lavoro, non avevo nessuna strategia, la passione è quello che mi piace.
Il mio pregio la voglia di imparare sempre cose nuove, l'obiettivo è quello di imparare sempre più cose possibili.


- Che vuol dire essere un papà famoso? Quanto trasmetti del tuo lavoro/passione? Quanto ti ritrovi e trovi in tua figlia Emma, di te bambino?
Riguardo a mia figlia, ogni tanto tento di spiegarle ciò che faccio, le dico che è un po' come quando lei gioca ad essere la mamma e un'amichetta la figlia e si danno nomi diversi; a volte mi vede in TV o su un giornale o vede qualcuno chiedermi una foto ma non so quanto questo concetto della "fama" possa arrivare a comprenderlo. Di me da piccolo vedo i boccoli biondi, la pelle chiara e gli occhi blu; il carattere è tutto suo, e ne rispetto l'unicità.

- Cos'è importante per la sua educazione e cosa fai per riuscire a darle dei concetti che condividete nei piacevoli momenti quotidiani?

Per la sua educazione, mi basta che cresca nel rispetto di sè e degli altri, e che si esprima e tiri fuori quello che ha dentro il più possibile.

Ascoltare le sue parole, guardare le sue mani che si muovono parlando, i suoi sguardi che parlano di chi è lui... catturano per la sua capacità di comunicare al di là delle parole. Ogni concetto, ogni suo pensiero arriva dritto, il suo modo/motto di vita ... la passione/curiosità in tutto quello che fa.

Importante esempio per tutti noi e per tutti quei giovani che vogliono/desiderano perseguire il loro "Sogno d'Arte". Parlare e fare seguendo le proprie passioni, in un dialogo di confronto generazionale che tramandi cultura e sapere, per andare avanti per costruire nel positivo, prendendo ad esempio Palazzo Arrigoni, un posto di resistenza ... resistendo, senza arrendersi mai, continuando a lottare per quello in cui crediamo con ... PASSIONE!

Grazie Claudio alla tua calma/appassionata di fare/dare ... BONNE CHANCE!!!

Barbara Riccardi, docente 143° CD "Spinaceto" - Roma
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