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n.3 maggio 2010
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Articolo 'Fortunato scatenato...'  >>>
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Fortunato scatenato...
Come si comporta un bambino iperattivo?
di Castaldo Esterina - Integrazione Scolastica
... Fortunato ha 10 anni. Frequenta la 5° elementare e le maestre si lamentano sempre con i genitori perché in classe è ingestibile. La madre e il padre sono molto presenti nella vita scolastica e non solo del bambino e riferiscono che fin da piccolo Fortunato è sempre stato agitato ed irruento.
Quando ha iniziato la deambulazione la situazione è peggiorata: si muoveva in continuazione, faceva le cose senza pensarci e senza riflettere sulle conseguenze. A 4 anni è diventato fratello maggiore, i suoi genitori pensavano che poteva essere il modo per calmarsi un pò ma invece sembra aver trovato nel fratellino un alleato perfetto; quando escono tutti insieme combina un sacco di guai: si arrampica sui mobili, rompe piatti e bicchieri, urla senza un autocontrollo, sente un bisogno irrefrenabile di muoversi provocando problemi ai genitori che puntualmente si devono scusare con tutti.
In classe le cose non vanno per niente meglio. Non riesce a rispettare le più semplici regole di comportamento: non rispetta le file, non rispetta il turno e nei giochi vuole fare sempre il leader ma dopo un po' si scoccia e perde tutta l'eccitazione per il gioco e abbandona i compagni. Scrive sui muri, nei banchi, nei quaderni dei compagni. Si alza in continuazione e gira per la classe e per la scuola senza una meta precisa. Usa parole non troppo carine nei confronti delle maestre che giustamente cercano di contenerlo ma senza risultati.
I compagni lo isolano e lo considerano elemento di disturbo, nonostante all'inizio possa sembrare simpatico per il suo modo di essere "contro le regole". Lo scorso anno alla gita scolastica alla madre è stato "gentilmente" chiesto di evitare di farlo andare perché avrebbe potuto agitare tutti i bambini.
Il suo rendimento scolastico non è dei migliori: si distrae facilmente, non si riesce a farlo stare seduto per svolgere i compiti e la sua attenzione è molto labile. La sua scrittura è pessima (disgrafia). Commette diversi errori sia nella scrittura che nella lettura che inficiano le sue prestazioni in tutte le materie.
Segue la terapia logopedica e la psicomotricità per due volte a settimana cui si aggiunge anche la terapia cognitivo-comportamentale. Insomma la sua settimana è molto impegnativa ma tutto questo non sembra stancarlo o fermarlo. Lui continua imperterrito con i suoi atteggiamenti.

All'inizio per me non è stato facile cercare di interagire con lui e soprattutto cercare di farlo stare "calmo" e di rispettare le regole e i turni. Piano piano siamo sempre di più entrati in confidenza e sono riuscita a farlo stare seduto ad ascoltarmi. Raggiunto questo piccolo obiettivo ho iniziato a lavorare sull'aspetto della lettura e sui problemi di grafia utilizzando il computer. Infatti, grazie ad alcuni software informatici sono migliorati i tempi d'attenzione e sono diminuiti i suoi continui girovagare per la stanza di terapia. La strada è ancora lunga, ma io e i genitori siamo contenti dei piccoli risultati fin qui raggiunti.

Fortunato è un bambino iperattivo e anche dislessico.
Ma cos'è l'iperattività?

E' un disturbo neuropsichiatrico caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione sociale dei bambini proprio come nel caso di Fortunato. Si tratta di un disturbo eterogeneo e complesso che nel 70-80% dei casi coesiste con un altro o altri disturbi (fenomeno definito comorbilità).
Il bambino con disturbi di attenzione e iperattività, secondo i criteri diagnostici, ha la triade dei sintomi: la disattenzione, l'impulsività e l'iperattività; risulta quindi come un bambino che fa fatica a regolare il suo comportamento in quello che è il contesto quotidiano, che vuol dire questo?
Che si farà molta fatica a regolare il comportamento a scuola di quel bambino che non riuscirà a rispettare le consegne, a rispettare i tempi attentivi e a portare a termini i compiti richiesti in base alle proprie esigenze e in base alla propria età. I genitori stessi sono i primi che si accorgeranno che questo è un bambino che fa fatica a rispettare le regole.

È un bambino che comunque nasce con una predisposizione. È importante sottolineare questa cosa perché spesso ci si può trovare davanti un bambino che presenta delle caratteristiche simili al DDAI (Disturbo da Deficit Attentivo ed Iperattivo) ma in realtà ha problematiche diverse. Questa predisposizione, però, non ci deve trarre in inganno nel senso che non dobbiamo pensare che il bambino iperattivo nasce, cresce e muore con questo problema; questo perché durante tutto il percorso educativo del bambino possono intercorrere degli eventi o delle situazioni che possono in qualche modo avvantaggiarlo o svantaggiarlo, per cui dobbiamo immaginarlo come un bambino che a causa di tutto ciò fa fatica a scuola, proprio nel rendimento scolastico, fa fatica a gestire le relazioni sociali con i pari e con gli adulti; ha quindi una serie di difficoltà, come già succitato, nel contesto quotidiano che manifesta nei diversi momenti di vita. Questo è un altro punto importante perché si può affermare che i disturbi comportamentali non avvengono sempre nella stessa situazione, perché sennò si potrebbe pensare a un disturbo relazionale, ma capita in diversi contesti.

In alcuni casi può succedere che l'iperattività non sia presente. Questo è un dato interessante perché spesso l'iperattività gioca un ruolo "protettivo" perché questo tipo di comportamento iperattivo è il primo che emerge, e questo sia ai fini diagnostici che riabilitativi è molto importante, perché spesso i bambini iperattivi sono quelli che hanno ricevuto un intervento precoce, perché creano disturbo.
Mentre i bambini solo disattenti che magari hanno molti più disturbi, perché loro hanno difficoltà di concentrazione, a portare a termini i compiti, a rispettare le consegne, sono quelli che nella maggior parte dei casi non sono segnalati, aiutati. La fortuna, se così si può definire, dei bambini iperattivi è inoltre quella che nell'ambiente in cui sono inseriti riescono, anche se disturbano, a interagire.

Il Disturbo da deficit Attentivo e Iperattivo può, spesso, essere associato a diversi altri disturbi: disturbi ossessivo-compulsivi; disturbi di ansia e depressione e disturbi specifici dell'apprendimento.
La dislessia, come è noto a tutti, è il disturbo specifico dell'apprendimento più studiato in assoluto. C'è da considerare però che molti autori si sono concentrati spesso su quali possono essere le cause, i vari tipi di errori che si possono commettere durante la lettura, il modo per fare una valutazione diagnostica chiara e precisa, ma nessuno sembra aver dato importanza all'aspetto comportamentale che questo disturbo può generare nei piccoli bambini. È tuttavia importante sottolineare che da alcune recentissime ricerche è emerso che circa l'80% dei bambini con disturbi dell'apprendimento ha associato un disturbo del comportamento.

Ora gli studiosi si stanno soffermando su tre importanti interrogativi:
1. la dislessia è causata dal disturbo del comportamento?
2. Il disturbo aggressivo/iperattivo del comportamento è conseguenza della dislessia?
3. Dislessia e disturbo del comportamento procedono parallelamente?

Nella prima ipotesi il bambino entra a scuola che già possiede i comportamenti aggressivi e questo comporta le difficoltà ad apprendere le normali abilità di lettura.
Nel secondo caso, invece, essendo la dislessia fonte di frustrazioni notevoli in classe e nel gruppo sociale di appartenenza, l'aggressività diventa l'unico modo di difesa possibile.
Nel terzo punto ci sarebbe una correlazione senza che la prima sia subordinata alla seconda o viceversa.

La cosa certa che si sa è che è molto difficile riuscire a gestire un bambino con un disturbo del comportamento; e se poi a questo si associa anche la dislessia diventa ancora più complesso il lavoro che tutte le figure che ruotano intorno al bambino devono fare. Genitori, insegnanti, terapisti sono chiamati a dare il massimo per far sì che il bambino riesca a sentirsi "uguale" ai propri compagni.

Esterina Castaldo, logopedista - Roma
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