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n.85 settembre 2018
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Funzioni educative in collaborazione
Aiuti efficaci per affrontare la complessità
di Rollo Tiziana - Inclusione Scolastica
Le preoccupazioni dei genitori, all'inizio dell'anno scolastico, sono varie e diffuse. Cosa succederà a mio figlio? Come posso aiutarlo? Come si chiama il suo disturbo dell'apprendimento? Le domande possono essere davvero interminabili.
L'attenzione del genitore è rivolta soprattutto alla possibilità di dare un sostanziale aiuto per il percorso scolastico, in collaborazione con il corpo docente. Un genitore si fa tutte queste domande soprattutto quando riconosce nel proprio figlio alcuni segni di fatica che sopraggiungono nelle diverse età di scolarizzazione.

Le prime attenzioni riguardano l'espressione nel linguaggio, la memoria, l'organizzazione e la coordinazione. Il bambino fa fatica ad esprimere i propri pensieri e le emozioni; le parole troppo lunghe vengono spezzate, confonde le consonanti e le pronuncia male; non ricorda le sequenze, la lettura è lenta, etc.
I disturbi dell'apprendimento riguardano gli alunni ma coinvolgono anche gli adulti che li seguono nella quotidianità scolastica, che devono prendersene cura e garantire il giusto sostegno con "carezze" simboliche che si tramutano in strategie educative individualizzate e personalizzate.
Anche i genitori devono essere sostenuti nell'inizio del nuovo viaggio, attraverso il confronto e lo scambio di informazioni. Tutto parte però dal percorso di riconoscimento e di valutazione effettuata da enti preposti: questo rappresenta il primo passo verso la formulazione di un piano condiviso e concreto.
Tutti noi sappiamo che i primi campanelli di allarme spesso vengono fatti "suonare" dagli insegnanti. Più il bambino è piccolo, prima si può mettere rimedio al disturbo e prima si può aiutare lo stesso nell'esprimere al meglio la sua persona e personalità, con i mezzi e gli strumenti adeguati a garantire un apprendimento sereno e sostenuto in tutte le sue forme.
Si tratta in genere di un primo sguardo su comportamenti e atteggiamenti rilevati grazie anche alla somministrazione di test opportuni in base all'età anagrafica. Il tutto si potrebbe tradurre in una diagnosi funzionale e in una successiva valutazione pedagogica e didattica per promuovere gli interventi previsti dalla normativa di riferimento.
Molto spesso per i genitori è difficile trovare la strada giusta, le possibili vie da percorrere e le motivazioni per portare avanti con fede e successo ogni singolo intervento.
Il dialogo deve essere positivo tra gli insegnanti, i genitori e i terapisti; questa è la base della ricetta, l'antidoto contro l'eventuale turbamento che potrebbe incidere con il tempo sulla crescita del bambino.
Quest'ultimo non deve essere disorientato, il tempo porterà i suoi frutti.
L'insegnante all'interno della propria classe dovrà essere coerente, dare il buon esempio, parlare e ascoltare i propri alunni, dovrà insegnare giocando per stimolare la creatività e la curiosità e per fa amare la scuola.

Il cammino dell'educazione scolastica può essere illuminato e illuminante, orientato alla promozione della competenza, se si provvede all'elaborazione di reali progetti di inclusione.

Testo di riferimento:
Grasselli, B. (2012). Vita di relazione con allievi insegnanti genitori. Riconoscimento cura responsabilità. Roma: Armando Editore.


Tiziana Rollo, Insegnante di sostegno presso l'Istituto Paritario Villa Flaminia di Roma.
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