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n.2 aprile 2010
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Articolo 'Genitori e figli'  >>>
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Genitori e figli
"agitare bene prima dell'uso"
di Paci Lucia Giovanna - Emergenza scuola
E' incredibile, succede sempre! Io, genitore di una scuola possibile, non essendo un tecnico, che trae spunto per scrivere dal proprio fare quotidiano con la classe, ogni volta credo di avere esaurito gli argomenti di cui parlare ma, immancabilmente, sono questi stessi che mi vengono a cercare e confluiscono, da più parti e contemporaneamente, su un piatto d'argento, come a dire che i tempi sono maturi e l'occasione è giusta perché vengano trattati.
Credo che non ci sia stata epoca che abbia vissuto facilmente il confronto generazionale tra genitori e figli adolescenti, ma, un tempo, la cosiddetta società faceva fronte comune, in un tacito accordo, nell'impegno educativo, nella trasmissione di valori e contenuti, nel rispetto delle regole imprescindibili.
Oggi, siamo allo sbando e io, con tre figli in età adolescenziale, ne faccio quotidianamente esperienza. Come faccio a esigere da loro, insofferenti, il rispetto delle regole, quando assistono allo scempio che ne fa la nostra classe politica che, con la stessa spocchia dei ragazzi, non solo le trasgredisce, ma ne legittima la trasgressione, dimostrando che si può sempre uscirne?
Come faccio a insistere perché studino con serietà e con la voglia di costruirsi, quando i media propongono il successo di veline e "sciacquette" di vario genere?
Come insisto sul rispetto dei valori e cerco di educare ai sentimenti, quando, dalla televisione arrivano volgarità spinte all'estremo, dal Grande Fratello alle varie isole, a trasmissioni come Uomini e donne , che fanno leva sui giovani che hanno voglia di sentimenti?
E come fanno a scuola a pretendere il rispetto più elementare e implicito del ruolo di un insegnante, quando da trasmissioni come Amici si legittima la polemica e la messa in discussione presuntuosa e arrogante di questi, svalutandone il ruolo e la funzione?

Meditavo su questo quando, qualche giorno fa, in un Consiglio di classe della III media di mio figlio, i professori , gettando la spugna di fronte alla svogliatezza, da una parte, e all'arroganza e la presunzione, dall'altra, dei ragazzi, rappresentanti di tutta una generazione e una categoria, li hanno classificati come "figli della televisione di primo pomeriggio e di prima serata, da Amici al Grande Fratello, passando per Uomini e donne"...!

E ragionavo su questa triste etichetta, indignandomi per quella "spugna buttata", quando sono andata a vedere il film Genitori e figli - agitare bene prima dell'uso, che consiglio a chiunque abbia figli quattordicenni o giù di lì o a chiunque ne sia l'insegnante.
Qui, un professore di lettere di quarto ginnasio, decide dopo una lite furibonda con il figlio diciottenne - capello lungo, tatuato e palestrato, bello da volere apparire - perché, neanche a farlo apposta, questo vuole partecipare a un provino per il Grande Fratello, di assegnare un tema in classe che abbia come argomento il rapporto genitori-figli e in cui si propongano delle "istruzioni" su come lo si vorrebbe.
Il tema di una ragazzina della classe diventa l'oggetto del film e non risparmia niente e nessuno. Tutte le relazioni vengono trattate: moglie-marito, padre-amante, madre-amante, padre-figlia, madre-figlia, figlia-nonna, madre adulta (nonna)- figlio (padre), ragazza-amiche, ragazza-ragazzo, bambino-compagni diversi, ragazza-professore. Nessun tema viene lasciato fuori e si ride, non solo e non tanto per la bravura e la scelta appropriata di attori notoriamente comici, ma perché ci si identifica in situazioni che sono reali, quotidiane, note e riderci su, un po' crea appartenenza, un po' solleva, fa scaricare i pesi.

Per la ragazzina e la sua vita, l'occasione del tema sembra essere la possibilità di rivedere e recuperare i suoi rapporti (va molto meno bene al professore, che, nonostante le sue intenzioni, mantiene un baratro nella relazione con il figlio).
Ciò che mi ha colpito, e che vorrei sottolineare, è che la spinta a volersi esprimere e rivedere lei l'ha trovata nella fiducia che ha riposto "nel professore dai capelli grigi", come lo definisce, che l'avrebbe saputa ascoltare, capire e aiutare!

Allora, diamine, la professoressa di religione di Luca, unica nel Consiglio di classe, aveva ragione l'altro giorno a dire: "Ma noi dobbiamo almeno provarci, non possiamo mollare!".
E no, infatti, una scuola possibile non può abdicare al proprio ruolo, non può mollare, perché una scuola che rinuncia è un ossimoro, per usare una figura retorica da "esperti", o una contraddizione in termini, locuzione più "moderna" e meno tecnica. La scuola mantiene la sua funzione educativa e gli insegnanti farebbero bene a rimboccarsi le maniche invece di gettare la spugna.

Forse si tratta di ridefinire ruoli e rapporti e, allora, senza tradire l'impegno di educare a valori universali, a contenuti non mutevoli, ci si può rifigurare come modelli credibili e autorevoli, degni di rispetto ma anche di fiducia, capaci di ascoltare e di mettersi in gioco.

Il sottotitolo del tema dato nel film, del resto, era "istruzioni per l'uso", ma dopo il componimento della ragazzina si trasforma in "agitare bene prima dell'uso", segno che non si possono dare ricette belle e pronte, ma che il gioco dei rapporti, in famiglia come nella scuola, specialmente con gli adolescenti, ma si può estendere, è un perenne divenire e rimescolare, un "agitare".

Gli insegnanti di una scuola possibile non possono smettere di interrogarsi sulle strategie per strappare i ragazzi "dalla televisione di primo pomeriggio e di prima serata" e i genitori non possono mollare nel loro quotidiano confronto epocale e generazionale con i figli.

Noi genitori di una quarta elementare che si è unita a una media, diventando Istituto comprensivo e preparando, così, i bambini per otto anni, almeno negli intenti, sogneremmo -come strumento per far sì che i ragazzi siano menti pensanti e critiche, lontane e salve da quella brutta etichetta- un giornale, di cui essi siano, ovviamente, i redattori, occhio sul mondo, il loro e il nostro, attori in prima linea di una scuola possibile, perché possano esserlo poi di una società nuova.

Lucia Giovanna Paci genitore Municipio IV di Roma
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