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n.74 giugno 2017
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Oggi è il giorno:17 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Gestire la separazione'  >>>
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Gestire la separazione
Una competenza per la vita
di Rosci Manuela - Editoriali
Come ogni anno, sul palcoscenico della Scuola, avviene la più grande esperienza di separazione "in contemporanea". Una separazione momentanea per alcuni, di qualche mese, per ritrovarsi insieme a settembre; altre invece possono assumere toni definitivi come quelli che accompagnano la separazione da un alunno che si trasferisce in un'altra città o semplicemente perché ha completato il ciclo e deve andare. Così è avvenuto sul territorio nazionale il giorno 8 giugno (e accadrà tra qualche giorno nella scuola secondaria di primo grado, al termine degli esami): tutti gli insegnanti di classe V della scuola primaria- più o meno contemporaneamente- si sono separati dai propri alunni, quelli con cui a volte si è stati per ben cinque anni, condividendo nel quotidiano gioie e dolori.
Chissà quante lacrime sono state versate, dettate dallo stesso smarrimento di sentire concluso un percorso e dall'inevitabilità - fondamentale!- di andare avanti. Anche se la conclusione di una relazione è programmata, quasi mai si è pronti al momento che questa va in scena. Il livello emozionale è alto e non ci sono pensieri consolatori, né per i grandi né per i bambini. Lacrimoni che scendono sulle guance, per alcuni addirittura singhiozzi irrefrenabili; ci sono anche coloro che tentano di mascherare la commozione, di non farsi vedere nell'atto di manifestare il dispiacere di un percorso che si è concluso. Il cerchio ancora per una volta tiene uniti tutti dentro, tutti alla pari a confidare per l'ultima volta "Io da questa esperienza mi porto via ...". Gli occhi diventano rossi, le parole non escono, qualcuno cerca di rallegrare i toni ma ben presto non si riesce ad andare avanti. Quel pianto partecipato sembra confermare che le cose hanno funzionato in quel gruppo classe, che la dimensione di reciprocità ha coeso il gruppo e fatto respirare un clima di condivisione, di appartenenza. "Grazie maestre, perché mi avete aspettato quando non sapevo leggere e scrivere perché parlavo cinese. Mi avete fatto sentire accolto e mai escluso. Non a tutti i bambini succede questo!"
Chi è al di fuori della scuola potrebbe immaginare e interpretare tutto ciò come un rituale scontato, quasi esagerato, manifestazioni infantili come quelle dei bambini che piangono quando entrano piccoli a scuola, per la prima volta. Non dare valore a questo atto conclusivo - la separazione- che di fatto DEVE accompagnare ogni percorso di crescita, di formazione, significa non riconoscere alla Scuola quella peculiarità che la rende unica nel suo genere: l'incontro tra persone che apparentemente hanno funzioni differenti (chi insegna e chi apprende) dà vita ad un sistema umano che non ha eguali al di fuori del mondo dell'educazione, dell'istruzione e della formazione. La relazione che si crea è il motore che permette di agire sulle persone (sia adulti che bambini), sui loro apprendimenti, di fatto crea le condizioni perché il percorso scolastico diventi significativo e autentico agli occhi degli alunni.
Fin qui credo di condividere con tanti colleghi questa esperienza di separazione dagli alunni. Ma non ci si separa solo da loro.

I genitori rappresentano partner importanti del percorso scolastico, a volte un po' scomodi, altre volte assenti oppure troppo invadenti. In cinque anni storie di vita familiare sono entrate nel quotidiano scolastico: nascite di fratellini e sorelline sono sempre un buon motivo per brindare e per dire anche che sono un po' ingombranti, sia quelli più piccoli che i fratelloni; perdite di persone care hanno trovato e dato conforto al gruppo che si è stretto intorno a chi affrontava il dolore; che dire poi delle separazioni tra i genitori, sono quelle troppo conflittuali che disorientano i bambini e rendono distratta e passiva la loro partecipazione in classe. E quando il papà o la mamma hanno perso il lavoro o hanno attraversato un momento di difficoltà? I ragazzi si fanno carico del problema e lo riportano in classe a volte agendo comportamenti non idonei, a volte con la paura di diventare poveri.
Poi invece ci sono gli incontri istituzionali, i colloqui scuola famiglia, docenti e genitori a quattrocchi si parlano: gli uni vogliono dare indicazioni, suggerimenti tesi a rendere i genitori più attenti agli stadi evolutivi dei figli (attenzione? autonomia? responsabilità? richieste adeguate?); gli altri vogliono la rassicurazione che il proprio figlio venga riconosciuto, che "funzioni" bene, sia bravo ed educato e allo stesso tempo non sia oggetto di dispetti o altro da parte dei compagni, tantomeno della maestra. Difficile a volte restituire l'immagine dello studente soprattutto quando non corrisponde a quella del figlio vissuto a casa. Le incomprensioni a quel punto possono aumentare - è certo!- se tra docenti non c'è una visione condivisa della scuola e se manca professionalità: lì siamo nei guai! Ma come sempre le situazioni cambiano, i punti di vista non sono più contrapposti ma solo differenti e la diversità di vedute aiuta tutti a capire meglio, a fare delle scelte più mirate.
Non solo il tempo aiuta ma anche la certezza che dall'altra parte si sta difendendo un bene prezioso: il proprio figlio. La maestra, se tranquilla del suo agire verso e non contro, non potrà che ritenere il comportamento dei genitori una semplice (seppur di ostacolo) difesa, preoccupati del giudizio professionale (forse più sull'adulto che sul bambino?).
Quei genitori che inizialmente assumevano toni di rimprovero, accumunati dall'intento di dare contro alla maestra, abbassano la guardia, non si sentono più attaccati e nemmeno squalificati (perché c'è da dire che a volte la scuola può far sentire un genitore non all'altezza). A quel punto, se hai avuto la pazienza di aspettare, se hai ridefinito con toni giusti il mandato istituzionale che configura i docenti come pubblici ufficiali esperti di educazione, istruzione e formazione dei giovani, se sei capace di convincerli che hai anche tu tutto l'interesse che loro figlio/tuo alunno funzioni al meglio (soprattutto per se stesso) ... allora accade che l'ultimo giorno dell'ultimo anno di scuola ti accorgi che devi separarti anche da loro, i tuoi genitori! Diventi consapevole che la relazione è andata a buon fine con tutti e tutti riconoscono quello che hai fatto/avete fatto come team (che nel tempo si è costituito forte e competente) per il bene di ogni singolo alunno. Perché il concetto di giustizia nella scuola deve quasi sempre prendere la veste di EQUITA' - dare ad ognuno quello di cui ha bisogno, per dare davvero a tutti le stesse opportunità. Ma il bello di questa avventura è che la realtà supera sempre la fantasia e ciò che accade tra le persone è molto di più di quello che a volte ci aspettiamo. Il papà che a fine anno dice "Non pensavo ma mi sono commosso, avete portato tutti loro ad essere un gruppo ed ognuno ha avuto lo spazio per crescere" (o giù di lì, non ricordo bene le parole perché sono rimasta sorpresa, piacevolmente sorpresa) è una testimonianza importante che effettivamente il gruppo c'è, che la separazione è sentita e partecipata, che SARAI PER SEMPRE la loro maestra, non solo dei ragazzini ma anche di quei genitori che ti ringraziano perché ti riconoscono passione per il lavoro e interesse per i loro figli. E per quante siano le maestre, ogni alunno deve potersi portare dentro per sempre l'identità inconfondibile di ognuna di noi che ha segnato il suo cammino, e nel ricordare in futuro "LA MIA MAESTRA" evocherà a sé quelle esperienze di vita scolastica vissute insieme.

Un'ultima separazione a volte è necessario mettere in conto: la collega con cui hai condiviso un pezzo importante di cammino, che hai sentito sempre al tuo fianco e che è stata capace di non spaventarsi della tua esperienza, ma ne ha fatto tesoro, sai che dovrebbe prendere altre strade, forse vicine ma differenti dalla precedente. Anche in questo caso separarsi vuol significare solo crescere e andare avanti e non è possibile arrestare l'inevitabile cambiamento.

Come hanno salutato i ragazzi al termine del loro tour finale - "Il vento si alza, le vele si spiegano, partiamo tutti per un'altra rotta, arrivederci!" - sono certa che ogni insegnante in questo "strappo finale" porta con sé un'esperienza indimenticabile.
Un augurio a tutti, in particolare a chi si separa dagli alunni, dai loro genitori, dalle colleghe: altre incomprensioni saranno all'orizzonte, l'importante è continuare a cercare la chiave giusta per andare verso l'altro.
Per competenza professionale dobbiamo essere noi a cercare la strada migliore.

Grazie a tutti per il viaggio fatto insieme. Buone vacanze e meritato recupero di energie.

Manuela Rosci


N.B. Ci si separa anche dall'aula grande che non ti daranno più, peccato, lo spazio è importante. Spero solo vada a chi la saprà valorizzare ... un po' come gli alunni. Lavorando per competenze ci si riesce meglio, è solo un suggerimento. Per gli approfondimenti ci sono i nostri corsi e la testimonianza di chi sta provando a fare una scuola significativa. E' possibile!
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