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n 67 novembre 2016
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Articolo 'Giocando s'impara'  >>>
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Giocando s'impara
Dopo un pomeriggio di quelli sul grigio cenere ...
di Bono Liliana - Intercultura
Venticinque cinquenni e tre quarti di sedia.
Potrebbe essere un bell'inizio come poesia. In effetti i miei nuovi pupi hanno in media cinque anni e tre quarti, e sono alti tre quarti di sedia ciascuno.
Ho fatto presto ad imparare i loro nomi, mi preoccupavo di questo ma non ci sono stati intoppi nella mia sezione dati, almeno finora.
Venticinque in una stanza sono troppi, alcuni dicono.
Non sono troppi, i bambini non sono mai troppi. Certo sono tanti, e ci metto tutta la mia iniziativa per non essere io troppo "poca" per loro.
Ce ne metto tanta che all'uscita della scuola dovrei tatuarmi su un braccio il nome, sull'altro il cognome e su un polpaccio l'indirizzo, perché non mi ricordo più di me stessa e prima o poi va a finire che vado a casa di qualcun altro.
E ci capiamo più o meno tutti, con vari linguaggi, lingue e codici. Stiamo amalgamandoci, per così dire.

L'attività collante per stavolta mi è venuta in mente dopo un pomeriggio di quelli sul grigio cenere che qui a Torino è così frequente, con i bambini un po' fiacchi, malatini di tosse, un po' giù di penne (e di matite).
Alla sera mi tormentavo su come fare ad interessarli tutti e venticinque ad esempio alle tre del pomeriggio piovoso, nonostante pioggia e malesseri vari.
Stupidamente non vedevo la loro macrorisposta gerundica.
Giocando, mia cara: giocando s'impara.
Anche l'Italiano, sicuro!
Così ho fatto scorta di giochi da tavola ed ho dato inizio ad attività laboratoriali di gioco a gruppetti.
Impariamo come si gioca, e già che ci siamo, anche come ci si possa divertire evitando alcune attività da agonismo estremo come la corsa tra i banchi o il nascondino nello zaino.
Come al solito, l'ho fatto anche perché io mi annoiavo durante l'intervallo, così volevo divertirmi e divertire.
Io, se non mi diverto, non diverto nessuno.

Pochissime regole alquanto ferree:
- tutti i gruppi devono provare tutti i giochi
- in tutti i gruppi deve esserci almeno un bambino che ha (molto) poca dimestichezza con l'Italiano
- la maestra interviene per spiegare regole ed errori (in lingua italiana)
- la maestra fa parte di uno dei gruppi di giocatori.
In contemporanea, c'è un gruppetto che disegna, e chi vuole può anche guardare senza fare niente o mentre decide che cosa gli va.
Alla fine dell'attività, cinque bambini ritirano tutti i giochi nelle loro scatole facendo attenzione a non perdere i pezzi.
E' andata alla stragrande, direi.
Forse il mio entusiasmo ha contagiato i kids, non lo so, ma adesso il pomeriggio va. Non liscio come l'olio (quando mai succede?), però va.
E la merendina!
I piccoli pranzano alle dodici, e alle tre hanno fame. Nessuno che io conosca lavora bene mentre lo stomaco brontola, perciò pane e frutta alla fine del gioco.
Dopo, ma dopo dopo, raccontiamo e scriviamo.
Siamo alle prime sillabe, importanti per tutta la vita: no e sì.
Per ora, obiettivo centrato!
Alla prossima puntata.

Liliana Bono, docente scuola primaria "G. Parini" - Torino
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