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Numero: 7-marzo 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 18 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Giochiamo con il testo di una canzone
"L'unità e la complicità del gesto e del suono"
di Carpi Anita - Didattica Laboratoriale
"... ho sempre detestato ascoltare la musica ad occhi chiusi, senza una loro parte attiva. La vista del gesto e del movimento delle diverse parti del corpo che la producono, è una necessità essenziale per coglierla in tutta la sua ampiezza.(*)

Il linguaggio musicale è un insieme di parola-gesto-suono-movimento e come tale dovrebbe essere presentato al bambino come un universo in cui immergersi gradualmente e di cui sperimentare le diverse componenti e i diversi aspetti.
Un brano musicale può essere ascoltato con le orecchie, ma anche con il corpo, una canzone può essere cantata, mimata, ballata, una danza può essere ballata, cantata, ascoltata e tutte la musica può essere pensata.
Credo sia fondamentale partire da questo presupposto nel proporre qualsiasi attività musicale: pensiamo ad una canzone, in quanti modi può essere presentata?

In genere di una canzone viene fornito il testo scritto, che viene letto e memorizzato gradualmente, la canzone viene anche ascoltata e poi cantata, molto spesso sulla registazione, nel migliore dei casi su una base strumentale, senza parole.
Ma perché partire dal testo e per giunta scritto, non si potrebbe far ascoltare la canzone, o ancora meglio cantarla con o senza parole, invitando i bambini a muoversi sulla sua melodia e sul suo ritmo?

"L'ascolto corporeo" è uno strumento prezioso da utilizzare, un modo per vivere la musica prima come fatto espressivo-corporeo piuttosto che cognitivo-mentale. Alcune teorie che si occupano dell'origine della musica sostengono proprio che la musica strumentale sia nata dal e con il movimento: "Là dove non è quasi mai possibile distinguere la musica dalla danza, la gestualità di un uomo-sonaglio da quella di un danzatore, l'azione di un musicista danzatore da quella di uno spettatore, il ritmo è visibile sui corpi altrettanto chiaramente di quanto è udibile"(**).
Vi propongo un semplice spunto per "insegnare" una canzone ai bambini rifacendomi ad una esperienza condivisa e progettata con un mio amico musicista e operatore del CDM (***) , Giuliano Valori.
La canzone deve per prima cosa essere adatta all'estensione vocale dei bambini, non sempre quelle cantate dagli adulti si adeguate alle loro possibilità, vi consiglio di evitare quelle che contengono suoni troppo acuti o troppo gravi o troppi "salti" nella melodia.
La canzone su cui ho lavorato è "Volta la carta" (vedi allegato) di Fabrizio de André, molte vecchie canzoni di cantautori italiani sono adatte ai nostri allievi sia perché raccontano delle storie, sia proprio per le loro caratteristiche musicali: estensione melodica, profilo melodico e caratteristiche armoniche.

Abbiamo preparato dei disegni che fissano momenti salienti del testo: una donna in un campo di grano, un contadino che zappa, una guerra, le gambe di un uomo che scappano a piedi scalzi e via dicendo, li abbiamo numerati e disposti coperti sul pavimento, in modo che solo il numero rimanesse visibile. A questo punto abbiamo proposto un'attività di "Stop and Go": Giuliano suonava al pianoforte il motivo della canzone (si può anche utilizzare la registrazione o la semplice base strumentale o intonarla semplicemente con la voce) abbiamo invitato i bambini a muoversi liberamente nello spazio seguendo il motivo e il ritmo della canzone (Go). Alternavamo la musica a delle pause, in cui i bambini si dovevano fermare e dovevano scoprire un disegno secondo l'ordine e indovinare cosa rappresentasse (Stop). Nel momento in cui indovinavano dovevano mimare il disegno, finché ricominciava la musica e riprendevano a muoversi liberamente nello spazio.
Abbiamo così gradualmente costruito il testo, che poi cantavamo con il supporto dei disegni. Per le strofe successive sono stati i bambini stessi a portare numerosi disegni, che hanno sostituito per noi il testo scritto.
Gradualmente abbiamo cominciato ad imparare la canzone, che prima abbiamo ripetuto a mo' di filastrocca e poi intonandola. Un aspetto importante è quello di evitare in questa fase di farli cantare sulla canzone registrata: questo porta i bambini a non diventare mai padroni della corretta intonazione, ma di essere sempre molto approssimativi, è meglio abituarli a cantare a "cappella" , o accompagnarli con un semplice flauto o una tastiera su cui eseguiamo la melodia. Spesso sono gli alunni stessi che possono in seguito trovare la melodia ad orecchio ed eseguirla con gli strumenti ed eventualmente aggiungerci anche un accompagnamento ritmico inventato da loro.
Alla fine dell'attività sono stati i bambini a scrivere il testo, ricostruendo tutte le fasi del nostro lavoro e creando un vero e proprio libro con i loro disegni.

Credo che il valore di questo percorso e l'entusiasmo con cui gli alunni l'hanno svolto siano legati al fatto di aver ideato un attività ludica che creasse in loro curiosità e motivazione, realizzando un approccio dinamico e significativo al testo attraverso il legame costante fra musica e movimento e attraverso la stimolazione continua della capacità interpretativa (lettura delle immagini) ed espressiva dei bambini (mimo, esecuzione di altri disegni). Questo ha creato in loro un coinvolgimento globale e profondo. Fare musica seduti o fermi credo possa rappresentare un punto di arrivo, ma difficilmente un punto di partenza in cui è invece importante che i bambini sperimentino le radici corporee di quest'arte così completa.

Anita Carpi Docente di sostegno 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma

(*)Igor Strawinsky, Chroniques de ma vie
(**)André Schaeffner, Origine degli strumenti musicali, Sellerio, Palermo, 1978, pag. 338.
(***) Centro Didattico Musicale, Scuola di musica a Roma.
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