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n.4 giugno 2010
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Giovani inquieti e perennemente insoddisfatti
Riflessioni di una Dirigente
di Damiano Maria Antonietta - Emergenza scuola
All'inizio pensavo che fosse la mia età, non più giovanissima e poco propensa, quindi, a capire "il mondo dei giovani", ad esagerarne i contorni negativi.
Il lavoro che faccio, tuttavia, non mi permette di "liquidare" così un problema che quotidianamente mi coinvolge. Non posso permettermi di dire "ai miei tempi" i ragazzi... erano più tranquilli....meno problematici... più educati e fermarmi là. Dovrei ignorare ciò che "vedo" ogni giorno, quando affronto situazioni problematiche originate da aggressività o da vittimismo, da opposizione o provocazione che caratterizzano le giornate scolastiche del mio Istituto, ignorare cioè che i ragazzi, nonostante il benessere materiale e la libertà molto più ampia di cui godono, NON SONO CONTENTI.

Continuo ogni giorno a sperimentare che "si cresce opponendosi" e ogni volta che un ragazzo/a all'interno della classe travalica, con il suo comportamento, il limite della "regola" lo fa per verificare fin dove può arrivare, fin dove gli altri gli consentono di abusare della sua libertà individuale. Insomma, prova ad imporsi.
Dall'esito di questo confronto dipende "l'atto educativo"!

D'altro canto gli psicologi ci hanno insegnato che questo è il modo che hanno per "crescere": provando, sbagliando, riprovando, cercando un punto di appoggio o un modello di riferimento, qualcuno che li affianchi e mostri loro, con coerenza, qual è "il modo giusto" per affrontare la vita sviluppando "ciò che sono" per acquistare, giorno dopo giorno, fiducia e stima in se stessi.
Ed è qui, a mio avviso, che i ragazzi che oggi sono intorno a noi, trovano difficoltà.
Il benessere di cui godono consente loro di non lottare più di tanto per ottenere qualcosa che appaghi la loro sete di possesso ma li priva, nel contempo, della soddisfazione della "conquista". La libertà della quale usufruiscono è spesso concessa più perché "funzionale" all'organizzazione familiare (torni da solo, non posso venirti a prendere - puoi tornare più tardi con il papà di x....evito di uscire -.....) che per la "vera fiducia" che si nutre in loro.
Sebbene, ovviamente, tutti i ragazzi approfittino di una situazione simile (senza riflettervi sopra) AVVERTONO di venir privati di qualcosa.
E sono inquieti e perennemente insoddisfatti.

Spesso gli atteggiamenti oppositivi o aggressivi ai quali assistiamo a scuola, le assenze ripetute, le trasgressioni, le provocazioni...sono segnali che loro ci lanciano, dei richiami, degli appelli alla nostra attenzione. Chiedono di essere "visti", di essere considerati nelle loro difficoltà, di essere affiancati da "uno che ne sa di più" per non vacillare continuamente, sbagliare troppo spesso scelta e... non riuscire a costruire quella autostima che serve per andare avanti. Chiedono di essere rassicurati, confortati, rinforzati, sollecitati, spronati, lodati e...puniti quando occorre.
Chi può e deve fare questo se non un genitore?

Tuttavia indicare la famiglia come unica responsabile di una condizione intergenerazionale difficile, conflittuale e al limite della disperazione, è riduttivo e soprattutto elude il problema vero che è sotteso al momento che viviamo.
Il confronto giovani- adulti ha attraversato la civiltà in ogni epoca. Non è dunque una novità.
Il fatto nuovo, a mio avviso, è che di fronte alla richiesta di modelli comportamentali e valoriali dei giovani, la società (e, nel concreto, ciascuno di noi!) è latitante, ridotta ad una deriva irrefrenabile di cui non si scorge la fine.
Tutte le Istituzioni (la famiglia, la Chiesa, la politica, la scuola, il mondo del lavoro, della ricerca, dell'università...) che sono chiamate a dare vigore, linfa, modelli etici alla convivenza sociale sono in crisi, usurate, prive di credibilità ed incapaci di orientare gli uomini e le donne del nostro tempo.

E nel vuoto che si è aperto hanno messo radici via via più solide (grazie al mercato imperante) il narcisismo, l'egoismo esasperato, il nichilismo. Dunque, se l'analisi pur nella sua sommarietà, è aderente alla realtà effettuale, protagonista della rinascita non può solo essere il genitore (al quale resta sempre più difficile avere un comportamento "coerente" con le richieste che fa al figlio) ma, a partire da ognuno di noi, è la società tutta che deve essere resa consapevole del baratro su cui cammina e reagire con forza valorizzando le energie ancora sane (e ce ne sono!) che contiene al suo interno.

La scuola, a dispetto delle condizioni precarie in cui è stata ridotta, può e deve rivestire con forza maggiore il ruolo di sentinella vigile e gettare l'allarme sui pericoli che incombono sulla società (e in primo luogo sulle nuove generazioni) e non lasciarsi andare allo sconforto, continuando coerentemente la sua funzione "di lievito culturale e morale".

Maria Antonietta Damiano, Dirigente scolastica I.C. Via Nobiliore - Roma
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