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n.14 giugno 2011
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Gli esiti della formazione
Risultati della ricerca esplorativa
di Sabatini Roberto - Organizzazione Scolastica
Ricordate che qualche mese fa queste pagine veicolarono, a margine di un articolo sugli esiti dei cicli educativi, un breve questionario che si poneva il compito di "tastare" un terreno ancora inesplorato: quello dei risultati e dei residui culturali del processo formativo per eccellenza, quello scolastico.
Si era parlato della circostanza che mai la scuola (università compresa!) si era interrogata sul valore, sull'utilità, sulla persistenza e sull'efficacia delle nozioni impartite e dei metodi impiegati, dei contenuti trasmessi e delle competenze richieste e si erano posti quesiti concernenti gli esiti dei vari cicli formativi in funzione della vita quotidiana e professionale. Ebbene ecco qui un sintetico riassunto delle risposte che 16 lettori hanno voluto offrire per rompere il ghiaccio e per iniziare, forse, una vera ricerca su questo spinoso e problematico argomento, ossia sulla valutazione, nel merito, dei percorsi educativi a cui si sottopongono milioni di giovanissimi, per anni e anni della loro vita; un investimento sociale e culturale gigantesco, un'impresa ardua e decisiva per le sorti individuali dei protagonisti, non meno che del paese di cui fanno parte.
Si tratta ovviamente di un'analisi qualitativa e fuori da ogni criterio di rappresentatività. Si tratta anche di un tentativo soltanto esplorativo e preliminare: una procedura che si usa sempre fare in ogni disegno di ricerca, prima di passare alla sua vera e propria esecuzione sul campo in grande stile.
Con queste premesse, vediamo insieme che cosa è stato risposto alle domande del questionario allegato all'articolo, che venne messo online nel mese di gennaio. (leggi articolo)

Bisogna dire subito che hanno risposto 13 donne e solo 3 uomini, mentre l'età media di questi gentili collaboratori è quasi 50 anni precisi.
5 di loro hanno fatto il Classico, 4 lo Scientifico, 2 il Magistrale, uno l'ITI, un altro l'ITC, uno il Linguistico e 2 il Professionale (non specificato); inoltre 13 hanno conseguito titoli universitari e 3 si sono fermati alla Secondaria Superiore.
Per quanto riguarda la professione, ben 8 sono insegnanti, 5 impiegati, un dirigente scolastico, un funzionario della P.A. e una casalinga.
La materia più gradita è risultata Lettere (9 scelte), seguita da Storia (6) e da Lingue straniere (5); meno significativa la scelta delle altre, in quanto meno votate: 3 per Scienze (tipo Fisica/Chimica), 2 per Matematica, Latino, Filosofia e Storia dell'Arte e poi una sola scelta per Greco, Pedagogia, Geografia, Economia, Disegno, Educazione Fisica; le restanti non sono state nominate.

Le materie ritenute utili sono state numericamente inferiori a quelle preferite e anche meno scelte; al primo posto troviamo Lettere e Matematica (5 scelte), Scienze (4), Lingue e Latino (3), Filosofia e Greco (2) e poi, con una sola scelta Storia, Pedagogia, Psicologia ed Economia.

Le materie ritenute ostili sono state ancora più esigue (evidentemente il "campione" ha avuto un buon rapporto con la formazione), con in testa la Matematica (9), seguita da Scienze (6) e da Lettere e Latino (1); bisogna aggiungere che più persone hanno scelto la dizione "nessuna materia".

Stesso risultato per le materie ritenute inutili: più di qualcuna ha infatti dichiarato che nessuna materia è inutile e comunque 3 persone hanno ritenuto inutile la Religione, 2 il Latino, una Educazione Fisica e una Scienze.

Il questionario chiedeva poi tre argomenti studiati che avessero attinenza col quotidiano dei protagonisti e qui le risposte, come potete notare, sono state sorprendenti:
- La lettura dei quotidiani
- Conoscere se stessi
- La formazione e classificazione delle nuvole
- La passione per lo studio, la lettura e la poesia
- Le trasformazioni degli stati della materia
- L'interiorità, la crescita, l'esperienza
- Il monologo di Amleto
- Le lingue classiche e la cultura che ne è a fondamento
- La grammatica e la letteratura italiana e quelle delle lingue straniere
- L'agire come se seguissi un diagramma a blocchi
- La Divina Commedia, l'Economia, la Politica, la Statistica
- Non saprei, non mi viene in mente

Di seguito si chiedevano tre argomenti studiati che avessero avuto attinenza con la propria professione:
- Le radici della lingua italiana
- La vittoria di Pirro
- L'Informatica e la Matematica
- La Psicologia dell'età evolutiva
- Le tecniche di scrittura, l'analisi del testo e quella economica dei progetti, la stima del valore immobiliare e il collaudo delle strutture
- La critica storiografica
- Il concetto di modularità
- L'evoluzione culturale
- La Sociologia
- Non saprei, non mi viene in mente

Infine il questionario chiedeva tre argomenti studiati che avessero avuto attinenza con momenti particolari:
- La ricerca delle fonti storiche
- La caverna di Platone
- L'idea di motore immobile di Aristotele, la Gestalt, la Percezione, il Risorgimento, la donna del Dolce stil novo e la noia dei poeti maledetti
- La tecnica fotografica
- Lo storicismo hegeliano
- L'esame di licenza media: traumatico per me
- I ricordi dei professori avuti (affetti e tenerezze)
- Il sesto canto dell'Inferno
- I classici della letteratura latina e greca
- La Rivoluzione francese, il fascismo
- La Matematica
- Il Diritto privato e della famiglia

Forse per un banale disguido tecnico non sono state pubblicate altre tre domande che concludevano il questionario e che chiedevano:
1. Cosa a tuo avviso è stato trascurato e che ti sarebbe servito;
2. Cosa a tuo avviso è stato inutilmente ipervalutato;
3. Cosa a tuo avviso avrebbe dovuto essere approfondito.
Pazienza, sarà per un'altra volta!

L'esperimento è comunque da considerarsi molto positivo poiché, sia pure senza alcuna pretesa di generalizzazione, né di rappresentatività, consente di correggere il tiro delle domande poste e di aggiungerne altre che consentano la misura dell'efficacia dei percorsi formativi.
Dando per scontato che è indispensabile intervistare un vero campione rappresentativo (qui c'erano troppi insegnanti i quali lavorano proprio con i contenuti ed i metodi appresi nel corso della loro formazione: la scuola ha il baricentro all'interno di se stessa ed è quindi più funzionale alla propria riproduzione che a quella delle altre professioni) e numericamente adeguato (da 200 persone in su), è opportuno, in particolare, arrivare a quello caratterizzato da insuccessi nel percorso formativo, poiché è proprio investigando sulle disfunzionalità di un sistema che quest'ultimo può essere migliorato.

Per il momento si mette in evidenza una prima discrepanza tra le materie percepite come interessanti e/o piacevoli e quelle ritenute utili a tutto svantaggio delle seconde: l'utilità del percorso formativo effettuato appare minoritaria rispetto alle preferenze che gli vengono accordate. Meno significativa appare la classificazione dell'inutilità, mentre l'ostilità manifestata mette in evidenza una predilezione per l'area letteraria ed umanistica a scapito di quella tecnico-scientifica: un problema di cui ci si deve davvero occupare.
Circa gli argomenti studiati aventi attinenza col quotidiano, con la professione e con momenti particolari si nota che la maggior parte di chi ha risposto ha avuto difficoltà a elencarne più di uno e che le domande poste non sono state in grado di misurare differenze significative tra i tre ambiti investigati: paradossalmente, forse, questa evidenziazione dell'insufficienza del questionario è il risultato più importante, anche se, devo dirlo, era da considerarsi scontato.
Ovviamente le risposte date vanno messe in correlazione con il tipo di studi effettuato e con la professione svolta, ma va da sé che questo lavoro ha davvero senso e significato con un campione rappresentativo e numericamente consistente.
Insomma, come era prevedibile, c'è ancora molto da lavorare per mettere a punto uno strumento di indagine in grado di rilevare i difetti del sistema formativo e che sappia indicare come eliminarli!
Ancora grazie a chi ha risposto, per la cortese collaborazione.

Roberto Sabatini
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