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Quando una persona può rendere la scuola, ed ogni giorno, speciale
di Dorigatti Giorgio - Integrazione Scolastica
Oggi si parla molto della scuola, di come fare interessare gli alunni allo studio e di come regolarne le condotte affinché si sappiano comportare civilmente in qualunque contesto.
Questo è un discorso troppo ampio per essere affrontato in poche righe, il modo in cui un alunno si comporta a scuola e il suo interesse verso la cultura dipendono da moltissimi fattori come la famiglia, il proprio vissuto e la sua personalità.

Non amo la scuola, non amo chi la dirige e faccio fatica ad andare a braccetto con le istituzioni, le regole, non seguo mai i consigli eppure una volta ero un alunno modello, ora invece sono uno che ha lasciato gli studi per inseguire le proprie ambizioni e perché stanco di stare in un posto che non gli appartiene.
Oltre i pensieri comuni (le ragazze, il divertimento...) ognuno di noi ha una propria personalità, ognuno ha i suoi problemi, le sue ferite, i motivi per odiare questo fottuto mondo e le persone che lo popolano, professori compresi, che sembrano non capire né della materia né di quello che c'è fuori dalla scuola.

Io vivo alla periferia della città e andavo a una scuola verso il centro. In quei tempi mi domandavo spesso quanto fossero importanti quelle due cose che mi insegnavano sulla lavagna ogni giorno quando fuori da quelle quattro mura, fuori dal libro era molto più dura, era un altro mondo, un mondo fatto di fatica, malessere, droga, povertà, disperazione...Mi domandavo se fosse molto più importante sapere il teorema di Pitagora o invece imparare a guardarsi intorno, se chiudersi in casa a studiare o invece farsi degli amici veri che ti proteggano le spalle, se fosse giusto vedere la mia professoressa di matematica che vive nel lusso di un quartiere prestigioso ed appena le parli di canne si stranisce (come chissà che fossero)e dall'altra parte vedere morire di overdose di eroina uno dei miei migliori amici.

Io penso che la scuola debba impartire un'istruzione necessaria: anche io ho studiato in vita mia (solo quello che mi interessava, ma l'ho fatto...) ma ho capito che la scuola di vita non è in quelle quattro mura; la scuola, i professori sono troppo distanti da quella che è la realtà, scuola e realtà sono due mondi completamente differenti.
Il problema reale oggi della scuola -per come la vedo io- è da entrambe le parti (alunni e professori):i professori dovrebbero prima insegnare quello che conta nella vita, i veri valori e poi la propria materia, prima comunicare, mettersi sullo stesso piano dell'alunno ed insegnare loro che probabilmente nella vita contano più altre cose che un teorema, magari conta darsi una mano a vicenda, magari conta conoscere un pò più se stessi e soprattutto prepararli a un mondo che è diverso da quello che si legge sui libri.
Resto dell'opinione che la migliore scuola di vita è il marciapiede,vedi tutto dal vivo,ma proprio di tutto, gli esami sono ogni giorno...tuttavia gli insegnanti devono essere un punto di riferimento, non pretendere di essere rispettati o amati per quello che rappresentano ma per quello che sono, per quello che dimostrano agli alunni.
Nessun insegnante verrà rispettato mettendo due in pagella o note ma solo nel momento in cui ci rendiamo conto di avere davanti una persona come noi, fatta di sogni e delusioni, amore e rabbia, di passato e presente, una persona che vive con noi in questo pianeta, non un burattino che non sa di niente, messo dietro a una cattedra ad emanare giudizi.

Dall'altra parte c'è anche da dire che gli alunni spesso sono ragazzini viziati, maleducati, senza un interesse. La verità è che le scuole sono piene di questi soggetti, di questi ragazzini che hanno fretta di crescere e avere tutto per poi accorgersi che è niente... oggi c'è questa voglia di essere vissuti, di essere infelici, tutti arrabbiati, tutti che hanno problemi, nessuno li capisce, si drogano perché la vita è una merda,non hanno rispetto né educazione perché sono tutti infami intorno a loro...
Forse la vita è una merda,forse sono tutti infami -lo penso anche io- c'avete proprio ragione, la vita non promette rose ma ... fa ancora più schifo colui che non combatte, colui che non prova ad essere una persona migliore, ad avere dei valori, ad andare oltre il dolore,fanno schifo tutti coloro (ed oggi sono tanti) che non sanno apprezzare niente, che nello specchio non si vedono, che non sanno neanche chi sono perché non si son guardati mai dentro, hanno speso tutto il tempo a fare i grandi, i vissuti.
Se vuoi vedere la vita in maniera migliore devi imparare ad essere migliore te.
Parlando di droghe, le persone che ne fanno uso sono sbandate ma spesso hanno i loro giusti motivi, a volte c'è disperazione dietro a queste persone e bisogna rispettarle, non giudicarle; ma al contrario ci sono tanti ragazzini oggi che popolano queste scuole che si comportano come dei degni coglioni,che credono già di aver capito tutto e si vogliono comportare come fossero più grandi quando in realtà dovrebbero comportarsi per quello che sono,dei mocciosi di 13,14,15,16 anni che giocano a pallone e parlano di ragazze.

Forse la famiglia, forse la scuola, forse la vita o forse semplicemente loro stessi dovrebbero imparare a diventare uomini e uomini non vuol dire che al primo problema, o perché il mondo e la vita sono difficili, ti arrendi; uomini non vuol dire fumare una canna e picchiare un secchione; uomini non vuol dire rispondere alla professoressa quando ti chiede se hai studiato "no puttana,c'avevo i ca... della vita mia"; uomini non è tutto questo... Neanche io posso dire con certezza come sia un uomo, sono un pischello di diciotto anni, ho tanto da imparare ancora ma so per certo che un uomo non è quello, un uomo non è quello che va in discoteca per dare coltellate a qualcuno o fa distinzione tra le persone per come sono vestite: quello è solo un burattino, una persona che non ha nient'altro.
Se vuoi essere rispettato, se vuoi capire chi sei, come sei, quello che sei devi partire da te stesso e impegnarti per essere un uomo migliore, avere rispetto di chi ti sta intorno e sapere andare oltre le stronzate per cercare di dare un senso a questa fottuta esistenza,qualche valore, qualche sogno, qualcosa di sano, vero da portare dentro quando andrai alla bara.

Odio la scuola, ve l'ho detto,ma se oggi sto scrivendo per questa rivista è soprattutto per un motivo, scrivo alla comparsa di un dolore immenso dovuto alla perdita proprio di una docente.
In diciotto anni di vita c'è stata solo una persona che mi è rimasta nel cuore, conosciuta in una scuola, una maestra delle elementari che per me è stata come una madre...
Sono stato sempre un ragazzino difficile, a volte triste, a volte felice, altre incazzato, non ero bravo a scuola e gli insegnanti non mi amavano: ero vivace e poco promettente, un alunno da scartare,ce ne erano altri così bravi. Andavo d'accordo con quasi tutti i miei coetanei, ma con i maestri proprio era difficile finché in prima elementare non mi si presentò una donna, la mia maestra di scienze e studi sociali.
Lei era una donna forte, decisa,un pò isterica ma di una umanità infinita, io un ragazzino complicato, ancora insicuro e spesso triste, dal primo sguardo avevamo capito che eravamo fatti per fare la strada insieme.

Tra scuola, gite e il tempo libero vedevo più lei che mia madre. Lei mi ha preso per quello che ero con tutti i miei difetti, mi ha amato così come ero ed io ho voluto bene a lei per quello che era,siamo andati oltre il rapporto docente-alunno, noi ci siamo scelti a vicenda, io prima di una maestra al mio fianco ho avuto una guida, un affetto, lei ha rappresentato un punto di riferimento costante per me, l'ho amata prima come persona e poi come insegnante...

Tutti i lavori in classe, le gite, le ore passate a parlare, tutte le volte che il suo sorriso illuminava il buio dei miei occhi, tutte le volte che i nostri sorrisi si univano... ogni volta che ero triste o nervoso gli altri insegnanti pensavano bene di mettermi una nota, lei invece mi prendeva in disparte e parlavamo ore, per ogni mia lacrima aveva una parola per asciugarle, fra le sue braccia mi sentivo protetto da tutta la merda del mondo, felice di essere con lei, di condividere la mia infanzia con colei che mi ha preso per mano ed ha fatto la strada con me, ha combattuto le mie battaglie con me, mi ha fatto sentire apprezzato,amato e mi ha insegnato una cosa speciale, l'amore. Lei mi ha insegnato a vivere ogni giorno con il sorriso, ad essere forte, a incazzarti ma anche a sapere dare un abbraccio, mi ha fatto capire che l'amore è il motore della vita di un uomo, l'amore verso le persone che ami e verso i tuoi valori, le tue idee, le tue cose..
Mi ha ricordato che dopo il dolore bisogna conoscere di nuovo amore, altrimenti che uomo sei, ogni volta che sei deluso imparare nuovamente a sognare... Vivere serenamente i giorni, impararlo a fare con passione, dedizione, amore per farne scorta il domani di questa serenità..

Quei ricordi sono indelebili, vivono affinché lei continui a vivere, non le dirò mai addio perché è parte integrante di me, lei ha contribuito alla mia formazione, alla mia personalità, ai difetti e ai pregi, lei non era una donna perfetta, lo sapeva,ma andava avanti per come era ed è stata migliore di qualsiasi altro insegnante perfetto o che si spacciava per tale. Comunque per me è stata perfetta perché ha mostrato ai suoi alunni sempre la sua anima, nei difetti e nei pregi.
La sua presenza aveva reso la scuola il luogo più bello del mondo dove sentirsi protetti, apprezzati per quello che si è, crescere insieme, imparare e condividere gioie e dolori della vita sempre insieme, ogni giorno entravo felice, passavo tutto il tempo a giocare con i miei amici ed allo stesso tempo avevo lei, questa forte presenza sempre lì, accanto a me nel gioco, nella scuola e in tutti i miei momenti.
Anche dopo le scuole elementari è rimasto un buon rapporto e ci siamo visti diverse volte avendo occasione di parlare e di condividere insieme questi miei 18 anni di vita finché il 27 Settembre non ho fatto in tempo a dirle addio che il male l'ha portata via da me, non un saluto, non un abbraccio, nulla è giusto quando perdi qualcuno senza potergli neanche dire addio.
Sapere che non potrò più riportarla indietro è un dolore forte, ma io devo mantenere vivi quei ricordi perché non possa morire mai il nostro rapporto.
Non esistono lacrime, consolazioni quando una persona cara ti lascia, rimane il vuoto della sua assenza, forse qualche rimpianto ma tanti bei ricordi...

Il mondo non si ferma, la vita va avanti, lo so ma nulla è più come prima, non posso accettarlo, se fosse qui mi direbbe di reagire, vorrebbe vedermi sorridente ma spero che perdonerà la mia debolezza di ora.
Le ho promesso che avrei combattuto sempre e ora ho un motivo ancora più valido per farlo, semplicemente perché lei vorrebbe questo.
Ci vorrà tempo per accettare la sua scomparsa ma tornerò a sorridere anche per lei e nel frattempo sono sicuro che sarà in tutti i miei giorni, mi darà una mano quando starò per crollare ed io da parte mia resterò accanto a lei.

Ragà, imparate a guardarvi intorno che forse qualcuno di speciale nelle vostre scuole c'è, se non ci fosse allora date voi l'esempio ai professori di come potete essere migliori di loro...

Nella tua memoria, Maria Elisa Giampietro (27 settembre 2009), grazie di tutto...

Giorgio Dorigatti, ex alunno
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