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n 75 settembre 2017
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Oggi è il giorno:18 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Gruppo o gruppo di lavoro?'  >>>
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Gruppo o gruppo di lavoro?
Primo step: sentirsi un gruppo
di Ruggiero Patrizia - Orizzonte scuola
A volte ci sono parole che usiamo o di cui abusiamo ma che non si concretizzano, non prendono corpo, rimangono per aria come nuvole dai confini indistinti, fluttuanti.
Una di queste parole è "gruppo". È uno dei miei tarli di ricerca su cui torno o a cui giro intorno nella speranza di trovare un'illuminazione (vedi precedenti articoli).

Ho spesso cercato di approfondire sui testi ma senza particolare successo, mi sembravano concetti che rimanevano su un piano troppo teorico e non riuscivo a calarli nella mia realtà di lavoro.
Invece, quest'estate, l'avevo come compito quello di leggere un libro.
Avevo preso questo impegno con il gruppo di amici con cui ci stiamo confrontando da un po' di anni su questo tema.
Il nostro obiettivo è delineare delle linee guida per lavorare in gruppo a scuola, nientedimeno!! Ho letto, o meglio studiato, assimilato e cercato di digerire due libri: "GRUPPI - organizzazione e conduzione per lo sviluppo personale in psicoterapia" di J. F. Benson, che ho trovato in biblioteca dopo un'accurata ricerca, e "Gruppo di lavoro Lavoro di gruppo" di Quaglino Casagrande Castellano, un vecchio testo che avevo sulla scrivania da anni e che avevo più volte approcciato.

Entrambi i testi non sono specifici sul nostro lavoro (ma ne esistono?!) per cui ho cercato di trovare delle concordanze, dei parallelismi con i nostri gruppi a scuola.

Nel primo libro il gruppo è definito come "un insieme di persone coinvolte in una interazione frequente" e le caratteristiche sono:
-Si riconoscono reciprocamente;
-sono riconosciuti dagli altri come gruppo;
-condividono convinzioni, valori, norme rispetto ad aree di comune interesse;
-si definiscono un gruppo;
-si riuniscono per lavorare a obiettivi comuni e scopi concordati insieme.

Già sul primo punto mi sorge una domanda: la frequenza degli incontri, per esempio di un consiglio di classe nella scuola secondaria di primo grado, può considerarsi sufficiente a stabilire un legame?
È questa una delle parole chiave collegate al concetto di gruppo. La frequenza dell'interazione dovrebbe infatti sviluppare quella coesione che è "il legante, la prima colla che sta alla base della formazione del gruppo, della condivisione delle regole, del sentimento di piacere che deriva dall'essere insieme agli altri, supportati e confortati dalla loro presenza."
Certo abbiamo delle norme imposte, tipo il calendario degli incontri o l'ordine del giorno, ma non credo che queste coincidano con un sistema di regole che il gruppo si dà per lavorare insieme.
Se penso poi al sentimento di piacere che deriva dall'essere insieme agli altri mi sento, mio malgrado, spazzata via anni luce. Ho negli occhi più marcata la percezione che i docenti si considerino reciprocamente un peso, un altro da sé, un addendo nel migliore dei casi.
"Non automaticamente sinonimo di solidarietà o di clima positivo, la coesione può esprimersi anche attraverso un legame sostenuto da sentimenti negativi, dall'ostilità e da una forte conflittualità". Mi sento confortata dagli scontri anche frequenti che caratterizzano i nostri Collegi dei docenti, perché "il contrario della coesione è l'indifferenza per la presenza dell'altro", la mancanza della percezione di essere con gli altri, quindi degli aspetti piacevoli o spiacevoli dello stare in gruppo e questo è decisamente peggio.
Ho ripensato a quando, tanti anni fa dopo molte "scornate", mi sono resa conto che il mio bisogno di lavorare insieme non coincideva con il bisogno della maggior parte dei miei colleghi che vedeva me e gli alunni in difficoltà come parte avulsa dal contesto considerato "normale".
Ho realizzato questo inghippo quando ho avuto modo di tenere a scuola mia il corso su "l'ambiente di apprendimento cooperativo" e mi sono confrontata con loro in uno spazio-tempo idoneo.
Ho capito che la necessità e spesso l'urgenza di cercare linee di lavoro e di pensiero comuni era solo mia, come se fosse solo un mio problema.
Ogni docente nella propria aula si crea il suo mondo di relazioni, con le sue modalità, la sua materia, i suoi obiettivi.
La caratteristica della funzione del mio operato, sempre e comunque in compresenza, mi metteva in una condizione di necessità che non era corrisposta ma neanche capita molto spesso e io mi sentivo come se dovessi salire su un treno in corsa, anzi da un treno all'altro.
"L'affiliarsi a un gruppo o semplicemente farne parte sono agli antipodi e solo il primo concretizza l'idea di gruppo".
In effetti se penso ai nostri consigli di classe sono spesso più vicina a collocarmi come in fila ad uno sportello.
Lo stare fisicamente insieme, nello stesso posto, non identifica l'idea di essere un gruppo: "essa risponde a due parametri, quello razionale e quello affettivo, il bisogno e la volontà che si intersecano e confliggono trovando uno spazio di soddisfazione".
Appunto bisogno e volontà sono le due forze primarie che sostengono a vicenda e spingono l'interazione.
Quanti docenti sentono il bisogno e la volontà di vedersi, incontrarsi, lavorare insieme? "L'interazione produce un essere dentro alla situazione del gruppo, un percepire gli altri come amici o come rivali, un avere coscienza dell'esistenza di un insieme". Avere la consapevolezza di far parte di un insieme, di influenzarsi reciprocamente volenti o nolenti, uniti dal dover prendere decisioni comuni: questo mi risuona proprio bene e mi sembra finalmente la chiave di lettura e di identificazione di cosa è un gruppo.
Essere un gruppo e ancor più un gruppo di lavoro è una operazione articolata che deve prevedere e essere accompagnata da un confronto specifico sulle modalità di interazione dei suoi membri e probabilmente svilupparsi in una sorta di costante rituale o perlomeno occasionale lavoro metacognitivo sul gruppo stesso, in cui tutti dovrebbero in prima istanza chiedersi mi sento parte di un gruppo? e parlarne insieme.


Patrizia Ruggiero, insegnante di sostegno della scuola secondaria di primo grado, IC "Belforte del Chienti", Roma
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