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n.80 febbraio 2018
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:24 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Guardare al futuro'  >>>
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Guardare al futuro
L'impegno vantaggioso di guidare i più giovani
di Rosci Manuela - Editoriali
Chiunque svolga l'attività professionale che ama ha un vantaggio su chi affronta un lavoro quotidiano che sopporta o ritiene non adatto. Quanto dichiarato è abbastanza scontato, eppure sento che insegnare produce in più una attitudine a guardare al futuro con fiducia, a mantenere quella "speranza ostinata" (vedi articolo di Roberta Parisi in questo numero), che si manifesta in una rappresentazione della propria vita "colorata", piena di fiducia, capace di interpretare i segnali provenienti dalle nuove leve - bambini e ragazzi- come ingredienti non sgradevoli o pericolosi, come aspetti di un cambiamento non dannoso.

La considerazione, se volete, è banale e per certi versi in contrapposizione con alcune tendenze, che vedrebbero gli insegnanti, sul baratro del burnout, puntare il dito su una schiera di alunni, piccoli e grandi, maleducati e irriverenti, e lamentarsi di uno stato sociale tendenzialmente squalificante, intrappolati in una lotta senza fine con genitori schierati a oltranza con figli indifendibili.

Il vantaggio tangibile di una visione che guarda avanti, al pieno e non solo al vuoto, a ciò che dovrà ancora avvenire e non solo a ciò che è stato nel passato, appare evidente se ti trovi a cena con dei conoscenti che non vivono la scuola come impegno quotidiano. I contenuti affrontati sono intrisi di esperienza, solleticano curiosità dettate da professioni lontani dall'insegnamento; i temi sono presentati con intelligente ironia e traspare un livello culturale che potremmo posizionare nella fascia dell'ottimo.

Qual è allora "la differenza" riscontrata?

La differenza sta nella ridotta fiducia in quel che accadrà, una tendenza a vedere gli anni più o meno grigi, privi di nuova progettualità, adombrati dall'idea di un mondo che dà fregature invece di carezze. Poiché non si trattava di una cena tra ottantenni, i toni mi sono sembrati eccessivi e la domanda spontanea è stata: perché non la penso così, perché non mi sento così?

La costruzione della realtà e i filtri con cui la leggiamo sono storia antica, ci accompagnano da tempo, sono parte di noi e si sono formati grazie all'educazione, alle relazioni familiari e scolastiche, al gruppo di amici frequentato, agli anni investiti nella formazione e poi per l'inserimento nel modo del lavoro. Tutto ha contribuito a determinare chi siamo oggi e con quale pesantezza o leggerezza ci muoviamo tra presente, passato e futuro.

Durante la cena ho avvertito che l'antidoto più forte a ciò è rappresentato dall'energia quotidiana che il mio lavoro sviluppa e rinnova e la fonte è rappresentata dal contatto quotidiano con chi chiede di imparare, con chi fa domande banali, che davi per scontato, e con chi è ancora lì, alle prese con quanto tu hai già sperimentato tante volte. Gli alunni non hanno così tanta storia alle spalle da sentirsi finiti, anzi cercano di capire proprio che relazione c'è tra cosa succede oggi e cosa verrà domani. Come lo posso rappresentare il domani? A volte è la paura del buio nei più piccoli, a volte è l'atteggiamento di evitamento o di contraddittorietà dei più grandi: segnali diversi che dicono che l'ignoto, quello che verrà, fa un po' paura, lascia smarriti perché la dimensione che possiamo controllare davvero è quello che accade oggi, ora.

La percezione del tempo, l' estensione tra passato e futuro, non sono presenti alla nascita eppure sono dentro di noi ma hanno bisogno di una guida esperta, di un "tempo dedicato" per capire come funziona, perché una stessa parola indica il tempo atmosferico, il tempo cronologico e anche i tempi dei verbi.

Offrire a tutti le chiavi di accesso alla conoscenza, sollecitare l' acquisizione di abilità funzionali non solo allo studio ma al quotidiano, costruire nel tempo competenze che servono per la vita: questi sono alcuni dei compiti dell'insegnante, che svolge una professione intellettuale e artigiana allo stesso tempo, perché cura ogni pezzo come esclusivo, lo tiene in mano affinché il risultato sia eccellente; ma l'atteggiamento è anche quello dell'economo che non butta via nulla e sa che ogni elemento può essere trasformato in un dono.

Il lavoro quotidiano consta di questi elementi e accompagna la formazione lenta ma costante di un gruppo di piccoli che poi diventano grandi quel tanto che basta per lasciarli andare ad affrontare nuove sfide, adeguate alla loro età. In questo circuito infinito di prendere, accompagnare e poi lasciare, l'ultimo atto non è mai la fine ma l'inizio di un nuovo ciclo in cui tu, adulto, non sei più lo stesso e per questo motivo non puoi ripetere con alienazione ciò che avevi già sperimentato; chi inizia il nuovo viaggio con te si sta affidando, perché non conosce il mondo in base alla poca esperienza fatta e ai pochi anni di storia alle spalle.

Non è forse questo l'elisir di lunga vita? Sta nel non smettere mai di credere che può esserci un nuovo inizio, un mondo, apparentemente lo stesso, guardato attraverso gli occhi dei nuovi alunni che fanno domande, più o meno le stesse ma che oggi hanno la possibilità di avere risposte diverse da quelle che hai dato nel passato. Figuriamoci quali saranno le risposte nel futuro più o meno lontano!

Come dice la nostra amica Luciana D'Agosta in questo numero "privilegiati sono gli insegnanti...", perché hanno la possibilità di giocare ogni giorno con i loro alunni. Mi sento di aggiungere: sono privilegiati in quanto si rinnovano giorno dopo giorno, come se quel fanciullino presente in ognuno di noi trovasse lo spazio di vivere la sua vita, non soffocato dagli anni che passano e relegato spesso tra le cose che non si possono più fare, così spento o imbavagliato perché qualcuno lo ha dimenticato; senza quel fanciullino che offre energia rinnovabile, crediamo che il mondo sia esclusivamente quello delle disgrazie raccontate dai media e che tutti i bambini e i ragazzi siano oggi incapaci di esistere.

Forse siamo noi adulti incapaci di leggere altro e di continuare a metterci in gioco?

Gli insegnanti si rinnovano ogni giorno, peccato che alcuni non sappiano utilizzare appieno questo elisir di lunga vita.


Manuela Rosci
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