Torna nella homepage
 
n. 77 novembre 2017
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:17 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'HAIKU on a Plum Tree: la stori... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
HAIKU on a Plum Tree: la storia della famiglia Alliata-Maraini
Il linguaggio visivo come strumento per studiare la storia
di Riccardi Barbara - L'intervista
Lo studio della Storia nella Scuola primaria parte dal saper riconoscere gli elementi significativi del proprio passato, esplorando le tracce storiche per comprenderne l'importanza, utilizzando le fonti per acquisire conoscenze, informazioni e consapevolezza. Lo studio della propria storia personale parte dal passato per arrivare al presente ed andare verso il futuro più consci di chi siamo.

HAIKU on a Plum Tree è stato proprio tutto questo, un lavoro personale e professionale affrontato dalla regista Mujah Maraini-Melehi, un'elaborazione, un percorso storico che ha portato alla luce l'eredità della sua famiglia: Alliata/Maraini.
Mujah Maraini-Melehi ha deciso di raccontare la vicenda affascinante dei nonni Fosco e Topazia; Fosco Maraini, antropologo, orientalista e noto fotografo, nel 1938 si trasferì con la moglie Topazia Alliata e le figlie in Giappone, nell'isola di Hokkaido per studiare la cultura del popolo Ainu e poi ottenne una cattedra presso l'Università di Kyoto, mentre Topazia fu pittrice, scrittrice e gallerista e dedicò la sua vita all'arte.
Questo documentario denso di testimonianze è stato reso ancora più emozionante grazie alle note del compositore Ryuichi Sakamoto; la regista è anche la voce narrante che come una guida porta il pubblico a conoscere i luoghi di dolore e i luoghi sacri, i campi di concentramento a Nagoya: Tempaku-rio e il tempio di Kosai-ji, dove la famiglia Maraini si trovava sin dall'inizio della Seconda Guerra Mondiale. Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 i nonni di Mujah Maraini Melehi, Fosco e Topazia, si rifiutarono di giurare lealtà alla Repubblica di Salò venendo considerati nemici del Giappone e dei suoi alleati, così con le tre figlie Dacia, Yuki e Toni furono mandati in due campi di concentramento dove rimasero fino alla fine del conflitto.

La cura che Maraini Melehi dedica ad ogni immagine ce le fa vedere come un tessuto prezioso con incastonati momenti di storia non solo sua familiare, ma della nostra storia, merlettando ogni momento e arricchendo di particolari importanti tutto il viaggio, lungo un reportage di testimonianze e documentazioni rare.

Chi è Mujah Maraini-Melehi donna, madre, nipote e regista?
Un antico proverbio cinese afferma che una donna può avere tutto....ma in momenti diversi della sua vita. Sono fiera della mia eredità, così come di far parte di una famiglia di donne forti e autonome che hanno lasciato un segno. Io stessa, da ragazza, ho compiuto delle scelte che hanno definito il mio percorso come studentessa, come madre e artista. Sono partita a 17 anni da Roma per inseguire un sogno: studiare recitazione e cinema all'Università di New York. Dopo numerose esperienze, a trent'anni ho scelto di dedicarmi alla famiglia e alla maternità, senza però lasciare del tutto il mestiere creativo. Sapevo che al momento giusto avrei avuto modo di riprenderlo. Ora finalmente riesco a riunire tutte queste parti. Come dice il proverbio cinese, possiamo avere tutto...ed è giunto il momento in cui posso realizzare i miei progetti artistici e dedicarmi al lavoro di regista. Possiamo avere tutto, ma bisogna essere pazienti.
Che significato ha aver realizzato il film documentario "Haiku on a Plum Tree"?
Questo film rappresenta una tappa di un percorso molto importante per me sul piano personale e professionale. Da molti anni volevo raccontare la storia della mia famiglia. Ero molto vicina a mia nonna Topazia, che è sempre stata una fonte di ispirazione; credo che questo valga per tutte le donne della mia famiglia. Quando ho letto per la prima volta il diario di prigionia di Topazia, ho subito pensato a quanto fosse prezioso per noi, ma anche per gli altri al di fuori della famiglia. Il diario di Topazia costituisce oggi una rara e preziosa testimonianza diretta sui due anni di sopravvivenza di una famiglia italiana in un campo di prigionia giapponese durante la seconda guerra mondiale. Non molti conoscono questa storia.
Quale e quanta importanza ha avuto ed ha il passato storico di tre generazioni della famiglia sulla sua crescita personale e professionale?
Spesso dico che mia nonna, rifiutando di firmare un documento a favore di un governo che era in contrasto con i suoi principi, ha segnato profondamente la nostra mappa genealogica e genetica, dando un esempio di integrità morale per le generazioni a venire. I discendenti dei sopravvissuti sanno bene che certi traumi vengono trasmessi di generazione in generazione. Mi sono sempre chiesta che cosa avrei fatto al posto di Topazia. Avrebbe forse dovuto mentire per salvare se stessa e le tre figlie, Dacia, Yuki e mia madre Toni? In fondo, non era certa che sarebbero sopravvissute. La sua risposta alla mia domanda ancora risuona nella mente (e nel corpo): "Se avessi firmato, avremmo costruito una vita basate sulla menzogna". Topazia era l'unica donna all'interno del campo di prigionia, e le sue figlie le uniche bambine. Ha sempre tenuto a dire che non aveva semplicemente seguito mio nonno, ma che la sua era una scelta autonoma. Questo è davvero importante. La sua scelta indipendente come donna, nel 1943, è un'affermazione politica e personale: "Se moriamo, moriamo tutti insieme". Dunque, è certo che la sua forza mi è stata di conforto e ispirazione, soprattutto quando sono rimasta vedova, molto giovane e con due figli piccoli...questa storia mi ha aiutata ad andare avanti. L'esperienza familiare mi ha insegnato a trasformare un evento doloroso in qualcosa di creativo che possa essere di ispirazione agli altri.
Cosa ne pensa della possibile introduzione della cinematografia come materia nelle scuole?
Penso che si tratti di un argomento meraviglioso e importante per la formazione dei ragazzi. Il mondo sta cambiando in fretta e la cultura visiva diventa sempre più preminente. Tutto si velocizza, le immagini sono sempre più un materiale 'usa e getta'. Sarebbe bello poter trasmettere ai più giovani il fascino e la poesia che suscitano certi film d'epoca. Quanti ragazzi di oggi hanno visto film in bianco e nero? Purtroppo per loro sono qualcosa di estraneo, eppure sarebbe importante poter mostrare loro i capolavori dei poeti e narratori del grande schermo. I film muti, Charlie Chaplin e Buster Keaton, Ginger e Fred che ballano...Truffaut con i suoi "400 colpi", Rossellini, la lista è lunga. Dovremmo poter guidare i ragazzi verso la scoperta di questi grandi autori.
Quali sono i suoi futuri impegni e progetti?
Sento di avere molte storie da raccontare, alcune sono ancora in fase di elaborazione. Come madre mi chiedo spesso quali messaggi vorrei trasmettere ai miei figli e alla loro generazione. Attualmente lavoro su due storie - una tratta da un libro, l'altra scritta da me - oltre a interessarmi a film su design e architettura, e sperimentare con la video arte.
Che consiglio si sente di dare ai ragazzi che vorrebbero inseguire la passione per il cinema come registi e sceneggiatori?
Essere registi o sceneggiatori vuol dire saper raccontare una storia. E per fare questo bisogna essere dei buoni osservatori del mondo che ci circonda, ma anche del nostro mondo interiore. Dobbiamo perciò conoscerci meglio e andare a fondo nelle nostre storie, per poi scoprire che siamo tutti connessi perché ciascuna storia è ugualmente importante, per se stessi e per gli altri. Vorrei anche incoraggiare le ragazze a prendere l'iniziativa e raccontare il proprio punto di vista. Anch'esse devono poter immaginare di diventare registe ed essere una voce importante nel mondo del cinema.

HAIKU on a Plum Tree - HAIKU sull'albero del prugno- parla proprio della pianta che ha un forte significato simbolico nella cultura giapponese, che rappresenta la primavera, la rinascita e la purezza. Le testimonianze di Topazia sono espresse in modo essenziale e diretto, proprio come gli "haiku", poesie tradizionali giapponesi brevi, coincise e intense.
Il documentario di Mujah rappresenta il passaggio del testimone tra tre generazioni, un ponte fatto di esperienze condivise. Il linguaggio visivo diventa uno strumento per studiare la Storia in modo interattivo per attrarre i ragazzi allo studio a volte ostico, di questa disciplina ritenuta noiosa.
E' stato presentato al Biografilm Festival di Bologna, al Festival di Roma 2016, al SalinaDocFest, all'Istituto giapponese di cultura di Roma, al Festival di Taormina Sguardi a oriente, al Museo della mente a Roma e il 19 novembre all'Istituto italiano a Tokyo.

Ringrazio Mujah Maraini Mulehi per la sua testimonianza, grazie anche perché un pezzo di storia ha ripreso a far "parlare" di sé, una luce è stata puntata sull'importanza della conservazione per le giovani generazioni, per trarne spunti ed indicazioni e per non far perdere la memoria storica del nostro passato.


Barbara Riccardi, docente I.C. Padre Semeria di Roma, Global Teacher Prize, Counsellor della Gestalt Psicosociale e Giornalista pubblicista
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional