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n 68 dicembre 2016
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Ho incontrato un cantastorie
A lezione da Simone Saccucci
di Ansuini Cristina - Long Life Learning
Ci sono degli incontri felici che rimettono le cose al posto giusto, ti fanno capire che non si è soli a guardare in una certa direzione, che è possibile un punto di vista diverso, una voce dissonante, una sfumatura contrastante.
Sono quegli incontri che fanno capire che un'altra via è possibile e percorribile.
È stato quello che è capitato a me quando ho incontrato Simone Saccucci, cantastorie.
Ho seguito le sue lezioni, inserite nel corso di Storia della letteratura per l'Infanzia della Facolta di Scienze dell'Educazione dell'Università Roma Tre, e ne sono rimasta folgorata: il riconoscimento di certi pensieri è stato istantaneo.
Simone ama ascoltare e, come un novello Calvino, ha raccolto le storie degli anziani del suo paese, ma non le ha messe per iscritto, le ha rielaborate per cantarle e farle conoscere così come state pensate, perché chi ascolta una storie è un essere ATTIVO: la ripensa, la rielabora, la modifica, la fa sua.
Tante possono essere le strade per inventare una storia o farla propria; lui ne indica tre:
- il silenzio
- la scrittura
- la parola

Quante storie possono essere evocate da un album illustrato? Da un silent book?
Le immagini possono essere "lette" in moltissimi modi, possono fornire diversi piani interpretativi e diventare spunto per creare storie tutte nuove, che non hanno nulla a che vedere con l'illustrazione che le ha provocate.
Ma il silenzio stesso invita alla creazione di storie: l'assenza di "disturbatori" esterni e una generosa dose di noia danno vita a pensieri, ricordi, rielaborazioni, semi di storie.
Alcune sono vissuti, altre sono stralci di letture o di conversazioni, altre ancora possono essere immagini riprese da film o libri... tutto insieme dà vita a esperienze nuove.
Non sono nuove riflessioni sulle grandi risorse che ha la scrittura: scrivere storie ci permette di mettere in ordine i pensieri, di prendere le distanze da ciò che ci coinvolge tanto da farci perdere lucidità e capacità di giudizio.
Scrivere la propria storia - Simone invitava a riflettere e riscrivere un evento nodale della nostra vita - ci cambia, ci dà prospettive nuove, ci fa crescere.
I libri per bambini sono zeppi di eventi positivi che fanno evolvere, che trasformano, che migliorano: leggerli ad alta voce può essere un'occasione anche per gli adulti che si sentono ormai fuori da certi giochi e da certi fenomeni.
L'ultimo riferimento "creativo" è stato quello alla parola e a questa sua veste squisitamente relazionale: non dimenticare mai che tutte le storie tradizionali, quelle che ci sono più familiari, sono state prima raccontate a voce, metabolizzate, trasmesse, usate per cerimonie e feste...
Il racconto orale è potente, è fatto di pause, descrizioni, espressioni, toni, sguardi, ritmi.
Uno strumento prezioso che - da educatori/formatori - non possiamo tralasciare.

Partirei proprio da quest'ultimo aspetto per calare le lezioni di Simone Saccucci nel lavoro a scuola: coltivare la parola "viva".
Organizzare momenti di ascolto attivo, rileggere più volte una stessa storia, invitare alla narrazione di vissuti per aumentare la capacità di ascolto e per consentire ai bambini di fare proprio ciò che hanno ascoltato, per adattarlo al proprio sentire e saperlo poi trasmettere agli altri.
A questo si intrecciano gli altri percorsi che sono stati descritti/suggeriti a lezione: valorizzare il silenzio, la contemplazione, l'otium e ideare tante occasioni di scrittura.
Una scrittura emozionale, propria, da condividere o no, ma che rispecchi l' interiorità ed il sentire di ognuno.

Concludo con l'elemento che più mi ha colpito di questo cantastorie: il suo entusiasmo ed il suo invito a coltivare con gioia i propri sogni.
In un mondo sempre più preso da contingenze ed elementi concreti, sempre più vago e frammentato, sempre più disincantato e disilluso, è bello ascoltare qualcuno che dice che si può credere ai propri sogni, che è giusto sognare e che l'entusiasmo con cui si coltivano e li condividono può aiutarci a realizzarli.


Cristina Ansuini, Dottore in Psicologia, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgoncini Duca, Roma
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