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Numero: 5 -Aprile 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 16 Dicembre 2018

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Articolo 'Ho perso le parole.'  >>>
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Ho perso le parole.
Come fare una didattica del lessico?
di Giacobbe Marco - Organizzazione Scolastica
Questo articolo vuole rappresentare uno stimolo indirizzato a quei colleghi che abbiano voglia di lasciarsi coinvolgere in un approfondimento di gruppo a distanza su di un tema a mio parere centrale, non solo per chi ha la responsabilità diretta dell'apprendimento della lingua italiana, ma anche per chi sente che l'azione trasversale, condotta da più docenti, sia largamente fruttuosa a questo scopo.
La domanda di fondo che io (mi) pongo è la seguente: siamo veramente convinti che l'apprendimento dl lessico in quanto tale, non occasionale, ma sistematico, sia un elemento essenziale per l'apprendimento della lingua italiana?
Rispondendo "no" a questa domanda, si può anche non leggere oltre.
Io credo che la professionalità e la scientificità con cui si guarda all'insegnamento/apprendimento del lessico nel resto d'Europa ed anche in Italia, ma solo nell'ambito delle L2, siano una necessità.
Rispondendo "sì", è obbligatoria la domanda successiva e più complessa: quali strumenti abbiamo per questo fine, ed utilizzabili con quali metodologie?
Ma per rispondere a questa seconda domanda dovremmo aver compiuto il cammino che vorrei intraprendere insieme ad alcuni dei lettori, uno scambio di informazioni, un consigliarsi reciproco, la creazione di un catalogo di strumenti disponibile per chi voglia, la spinta condivisa e convinta a dare forza a quest'aspetto della didattica.
Cominciamo, dunque, col chiarire: ogni docente che interagisce con un singolo alunno od un gruppo - classe è portatore di un'informazione lessicale, implicita od esplicita; nessuna settorialità disciplinare può trascurare quest'aspetto.
Ne consegue che la trasversalità naturale del problema didattico in questione deve per forza di cose risolversi in una trasversalità programmata: solo un consiglio di classe può realizzare questo compito.
Sono affermazioni quasi brutali nella loro voluta semplicità: cercano una accettazione ed una condivisione forti.
Ma bisogna che almeno qualcuno arrivi nel consiglio con le idee chiare per quanto riguarda obiettivi, strumenti e metodologie.
Questo è l'obiettivo del percorso che propongo: più idee chiare sull'essenziale.

Ed allora mi butto e declino quelle che sono le mie piccole conoscenze sul tema, per poi porre delle domande (ancora!?!) alle quali potremmo rispondere.

Credo che un punto di partenza possa essere il testo di De Mauro Prima lezione sul linguaggio,
Laterza, 2002. Oltre a presentare, in modo sintetico ma chiaro, molti aspetti dello studio del lessico italiano, mette a disposizione uno strumento importante: un ben fatto dizionario frequenziale dei termini maggiormente usati dai parlanti italiani.
Come succede spesso, prima di partire bisogna sapere dove arrivare ed un lessico frequenziale serio pone già una serie di obiettivi che sono di tipo quantitativo: quante parole debbono essere comprese ed usate correttamente perché un parlante possa essere ascritto ad un eventuale livello di competenza?

Anche il Dizionario Italiano Sabatini Coletti, Giunti, 1999, fornisce una differenziazione tipografica dei lemmi in base alla frequenza (grassetto per quelli considerati di base), poi ripresa nelle Tavole di nomenclatura e nel cd interattivo, in cui è possibile fare ricerche sia su tutto il dizionario, sia su quello di base soltanto.

Un testo assolutamente imprescindibile per avviare una programmazione di apprendimento lessicale è Lessico elementare, Zanichelli, 1994, il frutto di una ricerca collettiva della fine degli anni Ottanta, in cui vengono variamente indicizzate le parole che erano in quel momento effettivamente conosciute ed usate dagli alunni della scuola elementare italiana, nello scrivere e nel leggere, suddivise in classi grammaticali.
Un testo quasi introvabile, con una sola copia presente nelle biblioteche comunali romane, malgrado l'importanza della casa editrice.
Un testo che apre molte ipotesi di lavoro, ancora da vagliare e verificare, e che può rappresentare un valido aiuto per i nostri obiettivi, pur con il limite dato dal fatto che si tratta di una fotografia di una data situazione, in un dato momento, e che può essere posto come paradigma solo se ponderato ed adattato.

Concludo (per ora) il mio "buttarmi" con la citazione di qualcosa di molto più vicino a noi: dalla rivista Educazione Permanente. Linguaggi, Culture e Formazione, anno 2006, numero1, si può leggere, tra gli altri, un interessante articolo di Rosaria Solarino che tratta dell'indovinamento lessicale contestualizzato, cioè "la capacità di supplire ai vuoti di conoscenza lessicale attraverso lo sfruttamento del contesto e della forma delle parole."
Ci siamo spostati sull'asse delle metodologie, un salto solo apparentemente in avanti, perché la scelta delle metodologie utili ad un obiettivo non è mai neutra, ma è sempre legata al proprio modo di vedere le cose, alle credenze fondate o "ingenue" di chi le sceglie.

Dopo queste proposte di lettura come fonte di discussione, metto in primo piano una questione per me assolutamente fondamentale: posto che si possono creare dei livelli di competenza in cui inserire i parlanti con cui si lavora, ma solo per pura utilità, non è forse vero che l'insieme delle "cose" e delle parole che le definiscono conosciute da ciascuno, è un insieme frutto di infinite variabili soggettive?
Se questo è vero, l'apprendimento del lessico dovrebbe essere uno dei l"luoghi" più adatti per applicare l'individualizzazione dell'apprendimento. Come dunque definire il livello individuale di competenza del singolo parlante, con quale strumentazione?
Come inserire il percorso personale del singolo nel lavoro coordinato di un gruppo, con quali metodologie?
Le domande pongono in evidenza vari aspetti della questione: a queste domande sollecito la risposta di chi si sente toccato dal tema, sulle pagine di questa rivista o nella mia posta elettronica, insieme alle sue esperienze di lettura e di attività didattica.

Marco Giacobbe SMS L. Di Liegro - Roma
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