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n.58 dicembre 2015
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I "SEGNI" NEL CASSETTO (il bi-sogno è un sogno doppio)
Strumenti e risorse per l'autonomia
di Pellegrino Marco - Inclusione Scolastica

Quanto è importante serbare un "segno" nel cassetto!

Alla base della Scuola dell'autonomia, delle competenze, dell'apprendimento cooperativo e della didattica inclusiva c'è la "Pedagogia della Speranza" (Edizioni Gruppo Abele, 2014). Paulo Freire, uno dei pedagogisti contemporanei più importanti, influenza ancora con il suo pensiero le pratiche educative odierne e fa riflettere su concetti-guida che dovrebbero illuminare il cammino di educatori ed educandi: la necessità di un protagonismo civile di tutti, la lotta per la tutela dei diritti umani e il valore dell'educazione come strumento di "liberazione".

Declinando il pensiero freiriano e calandolo su un piano più espressamente scolastico e micro-contestuale, è possibile leggere tra le righe messaggi utili, da applicare nelle realtà di tutti i giorni e che sono presenti, tra l'altro, in tutti i documenti e le fonti normative circolanti da qualche anno:

* ogni alunno è protagonista della sua vita e può avere un ruolo nella società attuale;

* ogni alunno ha diritto ad imparare e a vivere la scuola nel rispetto delle sue caratteristiche personali, del suo vissuto e del suo modo di apprendere;

* l'educazione impartita può diventare strumento di liberazione per ognuno.

Vorrei partire da quest'ultimo assunto leggendolo però da un'altra angolatura: lo strumento può divenire parte essenziale in un processo educativo che mira a liberare l'alunno. A quest'ultimo non si può togliere la SPERANZA di RIUSCIRE, ossia di raggiungere un risultato con autonomia e di ottenere un successo indipendentemente da tutto e da tutti.

La legge 170/2010 e la DM del 2012 sui Bisogni Educativi Speciali prevedono la possibilità per l'alunno di avvalersi di strumenti compensativi e di misure dispensative, laddove se ne rilevasse la necessità, e l'autonomia per gli insegnanti, a fronte di valutazioni intrascolastiche e di carattere pedagogico-didattico, di organizzare e programmare una didattica inclusiva che rispetti i tempi di acquisizione e di sviluppo delle abilità di ciascuno. Anche le Indicazioni Nazionali per il curricolo del Novembre 2012 affermano che:
"Ogni scuola deve pensare al proprio progetto educativo non per individui astratti ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato. Alla Scuola l'arduo compito di raccogliere con successo una sfida universale, di apertura verso il mondo, di praticare l'uguaglianza nel riconoscimento delle differenze".

All'interno dei Piani Didattici Personalizzati è prevista una sezione dedicata agli strumenti compensativi e alle misure dispensative; tali strumenti e misure devono risultare funzionali e realmente utili all'alunno proprio in virtù del fatto che si ha davanti un individuo con un'esigenza concreta e impellente, da considerare nello specifico momento in cui emerge, e non un modello o un caso astratto di difficoltà, incasellata all'interno di una classificazione decontestualizzata. Prima di approdare agli strumenti sopra espressi è importante riconoscere come prioritaria l'adozione di strategie didattiche di tipo abilitativo che mirano a rendere l'alunno il più autonomo possibile (Ianes, Cramerotti, 2013).
In seconda istanza entrano in gioco gli svariati mezzi compensativi che dovrebbero ormai rappresentare la regola e non più l'eccezione, l'ordinarietà e non l'occasionalità, i ribattezzati "segni nel cassetto", che ogni alunno o meglio ogni gruppo di alunni, in cui si considerano anche quelli che in teoria non necessiterebbero di tali mezzi, potrebbe utilizzare come possibilità di riuscita o come semplice alternativa, affinché nessuno possa sentirsi speciale, nel senso negativo del termine.

La tavola pitagorica non toglie nulla a chi è in grado di farne a meno, consente a chi ne ha bisogno di raggiungere l'obiettivo richiesto e permette a tutti di acquisire, con la pluralità di strumenti, la varietà di stili di apprendimento e di pensiero.
Ormai è abbastanza facile riconoscere i mezzi compensativi, meno facile è farli applicare con adeguatezza, pertinenza e tempestività; infatti alle misure si accompagnano le competenze compensative, consistenti nella capacità di utilizzare gli strumenti con padronanza, al fine di raggiungere lo scopo didattico prefissato.

Quali potrebbero essere questi "segni nel cassetto", pronti ad essere tirati fuori al momento opportuno?

Pensiamo all'abecedario, alla tavola dei numeri, al formulario, al glossario, alle tabelle delle regole grammaticali, alle mappe o agli schemi sintetici, ai dizionari, per passare a quelli più tecnologicamente avanzati come il pc per la video-scrittura o la sintesi vocale, alla calcolatrice, agli audiolibri, ai registratori e ai software didattici. Non tutti servono a tutti, non per sempre e per ogni situazione di apprendimento; bisogna valutarne la funzionalità, la convenienza e l'adeguatezza rispetto all'obiettivo di apprendimento o all'attività da svolgere. È importante che gli alunni abbiano la SICUREZZA di possedere validi supporti nel loro cassetto personale o di gruppo, vivendoli come POSSIBILITÀ e non come SEGNO della difficoltà o MARCATORE della CARENZA.

Pensiamo a come una semplice misura compensativa possa generare una spirale virtuosa che parte dall'obiettivo disciplinare, passa per l'acquisizione di abilità e sfocia nella competenza che non riguarda solo l'ambito cognitivo ma anche quello metacognitivo, comprensivo degli aspetti legati all'autostima, al locus of control e alla motivazione a continuare ad apprendere (De Beni, Moè, 2000).

Tra le strategie compensative è da annoverare la forma di aiuto e di sostegno positivo per eccellenza:
la RISORSA dei COMPAGNI.
In tanti momenti della vita scolastica, i compagni di banco, quelli appena dietro o quelli che fanno parte del gruppo di lavoro rappresentano il mezzo più sano per imparare, che attraversa il canale delle relazioni e consente di sviluppare le capacità empatiche, la prosocialità, il senso di solidarietà e dell'aiuto reciproco.

Analizzando una scena scolastica tipica, ci si accorge di quanto in un semplice "segno" o gesto, spesso reputato scorretto, inappropriato, poco lecito e dunque passibile di rimprovero, si possano riconoscere elementi positivi, persino divergenti nella loro semplicità:
i COMPAGNI SUGGERISCONO dal banco il risultato di un'operazione.

Cosa ha dimostrato di saper fare l'alunno alla lavagna?
-Accogliere l'aiuto
-Osservare i compagni pur avendo davanti a sé la figura imponente dell'insegnante
-Riconoscere la quantità espressa con le mani dai compagni
-Disegnare alla lavagna la quantità rappresentata

Cosa hanno dimostrato di saper fare i compagni dal loro posto?
-Offrire un aiuto
-Porre attenzione alla lavagna
-Leggere l'operazione scritta
-Risolvere l'operazione

Cosa sta a dimostrare una situazione del genere?
Il ruolo dei compagni nel processo di apprendimento è fondamentale, così come lo è quello dell'insegnante che deve saper riconoscere e valorizzare tutte le situazioni, anche quelle più bizzarre, a volte "facendo finta" di non vedere o di non capire, perché ognuna di esse è fonte e allo stesso tempo prova di apprendimento.

Regaliamo ad ogni alunno un "segno nel cassetto", perché dietro a quel segno spesso si cela un sogno e il bi-sogno non è altro che un SOGNO DOPPIO.

di Marco Pellegrino
Insegnante di sostegno, I.C. "Maria Montessori" di Roma
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