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n 36 ottobre 2013
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I BES e la centralità dell'alunno
Il "nuovo" che stavamo già affrontando
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
Una delle maggiori novità di quest'anno scolastico è l'introduzione dei BES -bisogni educativi speciali-, che insieme alla Rivoluzione Digitale (quest'anno 100mila classi avranno una LIM e in 2mila classi gli alunni useranno un tablet, molti docenti si cimenteranno con il registro elettronico) faranno della scuola italiana, una scuola più competitiva e più preparata ad affrontare i nuovi cambiamenti.

Le due novità hanno, a mio avviso, un peso differente e nelle "urgenze" in cui si lavora a scuola, il tema dei BES sembra essere più scottante perché non si possono fare chiacchiere ma fatti ed è chiaro come non mai che la didattica deve mettere l'alunno al centro e si adatta a lui.

Con l'inizio della scuola oltre sette milioni di ragazzi sono entrati in classe e, per molti di loro, o meglio per ognuno di loro, noi insegnanti dovremo pensare un percorso il più possibile ad hoc: la scuola e il sapere del futuro saranno un ecosistema in cui gli apprendimenti si adattano al singolo alunno e non - come è stato fino ad oggi - in cui il singolo alunno deve sforzarsi di adattarsi alla scuola.


Nella categoria dei BES rientrano i DSA (disturbi specifici di apprendimento e che non hanno ottenuto/non possono ottenere certificazione delle ASL nell'arco dell'anno scolastico), gli stranieri con importanti difficoltà linguistiche e chi proviene da situazioni familiari e sociali svantaggiate. La responsabilità degli interventi ricadrà su tutti i docenti e non potrà essere delegato a nessun docente di sostegno l'intervento se non in virtù della propria funzione docente "contitolare" della classe in cui lavora per favorire i processi di inclusione dell'alunno disabile (per cui è presente il sostegno).

Saranno quindi i docenti curricolari ad essere coinvolti nella compilazione del Piano Didattico Personalizzato (PDP), a trovare quelle soluzioni che favoriscano soprattutto la possibilità di includere tutti nel percorso scolastico, ognuno con le risorse e il potenziale che ha.
Sebbene la strada sembri ardua per tutti noi, alla ricerca delle soluzioni migliori, delle strategie più pertinenti, il riconoscimento dei Bisogni Speciali di alcuni alunni in particolare, rappresentano un passo in avanti. È la scuola che osserva i singoli ragazzi, ne legge i bisogni, li riconosce e di conseguenza mette in campo tutti i facilitatori possibili e rimuove (almeno ci prova!) le barriere all'apprendimento per tutti gli alunni, al di là delle etichette diagnostiche. È un discorso di equità, che consente davvero quella personalizzazione spesso rimasta sulla carta.
Dall'altra parte dà maggiore responsabilità agli insegnanti curricolari, come dicevo, senza deleghe al sostegno.

Ma come ogni novità, i BES hanno portato scompiglio nel mondo della scuola: cosa si intende? Chi decide quali alunni hanno un BES, visto che diversamente dal sostegno, qui non c'è la certificazione di nessuno su alcunché? E che cosa bisognerà scrivere nel PDP?
Sono tutte domande che anch'io mi sono posta come insegnante curriculare. Chi ci darà qualche risposta "certa", chi saprà guidarci in questo nuovo cammino? Cosa faremo e come procederemo? Nella scuola c'è ancora molto parlare ma pochi fatti.

Poi rifletto. Noi insegnanti, in fondo, "da sempre" cerchiamo di mettere al centro del nostro lavoro l'alunno, guai se non fosse così! Abbiamo cercato di aiutare ogni alunno con difficoltà non certificata con percorsi alternativi, semplificati, che lo aiutassero a raggiungere gli stessi obiettivi (o quasi) degli altri compagni.
L'intento almeno è stato questo, non sempre ci siamo riusciti.

La differenza ora è che dobbiamo raggiungere questo obiettivo, e tutti siamo chiamati a lavorare in tal senso. Altro che sfida!

Simona Loretta Agolino, giurista, docente I.C."2Ottobre 1870",piazza Borgoncini Duca Roma.
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