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Numero: 1 -Dicembre 2007 -Anno I-   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 18 Settembre 2018

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I compiti a casa sono una tragedia ...
Parola di genitori!
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica >>> Visto dai Genitori
"I compiti sono una tragedia guardi.. una tragedia".
Questo è lo sfogo reale di un genitore e che racchiude il nocciolo della questione. Chi per un verso o per l'altro non si è trovato a parlarne, a combattere il problema o a chiedere consigli?
I compiti a casa, da sempre e in qualunque angolo del nostro Paese, sono argomento di discussione tra docenti e famiglie. Dando per scontato l'utilità delle esercitazioni a casa, gli insegnanti si sentono autorizzati ad assegnarne e i genitori non sempre condividono quantità, qualità e tempi.
Prima di andare ad analizzare nello specifico cosa i genitori mettono in discussione, è utile ricordare che tutte le famiglie sono consapevoli che i bambini a seconda del tempo di permanenza a scuola avranno comunque compiti.
Più precisamente:
- coloro che hanno iscritto i propri figli solo per la modalità antimeridiana sanno che ogni giorno ci saranno dei compiti da svolgere a casa e che questi richiederanno un certo tempo da dedicare per accompagnare il bambino nella loro esecuzione;
- i genitori dei bambini che permangono a scuola per le 40 ore settimanali sono a conoscenza del fatto che i compiti a casa ci saranno solo nel fine settimana poiché la lunga permanenza giornaliera dovrebbe assolvere allo svolgimento di quelle esercitazioni che altri svolgono a casa.
Stabilito questo vediamo cosa rilevano i genitori:
1. una scarsa organizzazione da parte dei docenti nell'assegnare i compiti poiché spesso notano un carico maggiore in certi giorni rispetto ad altri;
2. un carico eccessivo nel fine settimana;
3. l'assegno di compiti nel tempo pieno anche durante la settimana;
4. una scarsa qualità poiché la ripetitività spesso annoia e demotiva i propri figli (per esercitarsi sulle addizioni bisogna farne per forza 20 o sono sufficienti solo 10?).
Quanto detto sopra potrebbe essere catalogato come "difficoltà organizzative e/o carico di lavoro". Per contro le famiglie rilevano anche difficoltà di e nell'esecuzione.
In un'indagine effettuata nel 2006 le famiglie di una scuola primaria romana sono state interpellate - all'interno del precorso di autovalutazione d'istituto ? sul tema dei compiti a casa. Quando veniva loro chiesto se i figli incontravano difficoltà nello studio a casa, poco più della metà rispondeva affermativamente e tra questi le percentuali relative all'indicazione del grado di difficoltà basso e medio si equivalevano.
Ma quali erano le motivazioni di queste difficoltà?
Nell'ordine: la scarsa capacità di organizzare i propri tempi di studio, un'insufficiente padronanza delle tecniche di studio, la difficoltà a capire le consegne assegnate dai docenti e l'incompleta trascrizione delle consegne. A casa l'ordine di queste difficoltà si sovverte poiché può accadere che il bambino non abbia trascritto correttamente i compiti (perché distratto, perché è rimasto indietro e la maestra non lo ha aspettato, perché sono stati dati poco prima del suono della campanella...) e di conseguenza non è chiaro cosa fare. Di sicuro il genitore deve far ricorso ad un giro di telefonate ai compagni. Se le insegnanti avessero controllato la corretta trascrizione sicuramente questo non sarebbe accaduto! Altro evento è quello addebitabile all'uso di un linguaggio poco chiaro da parte dell'insegnante e il bambino è intimorito o si vergogna a chiedere chiarimenti.
Sicuramente un discorso a parte meritano la poca padronanza delle tecniche di studio, che potrebbe sottendere una scarsa esercitazione a scuola, e la difficoltà di organizzazione dei propri tempi che denota una scarsa autonomia e gestione del proprio tempo.
Naturalmente l'avere difficoltà nelle attività di studio a casa incide notevolmente sul senso di autostima del bambino provocando la resa e la rinuncia ad affrontare il compito. Non a caso nella citata indagine chi dichiarava di incontrare un alto grado di difficoltà dedicava solo un'ora allo studio.
Nelle assemblee di classe o nei colloqui individuali i genitori molto spesso chiedono ai docenti consigli ed indicazioni su cosa e come fare per risolvere questi problemi che, comunque, devono vedere una stretta collaborazione tra famiglie a casa e docenti a scuola.
Pur essendo consapevoli del fatto che lo studio autonomo e fuori del contesto scolastico è necessario, perché nel successivo grado di istruzione sarà sempre più richiesto agli alunni, le famiglie chiedono alla scuola primaria di utilizzare meglio il tempo scuola, un livello adeguato di difficoltà nelle richieste, di non caricare gli alunni eccessivamente di compiti per poter dedicare tempo ad attività sportive o agli impegni familiari e sociali.
Per contro i docenti chiedono alle famiglie di dedicare un po' del loro tempo ai propri figli durante l'esecuzione dei compiti a casa. Questo non significa sostituirsi ad essi ma accompagnarli, prestare attenzione e interesse verso tutto ciò che riguarda la scuola, stimolandoli verso forme sempre più autonome di "gestione dello studio" (che inizialmente, però, richiede una attenta "supervisione" da parte degli adulti) per favorire processi di crescita della loro autostima e che sicuramente non farà di loro dei "bamboccioni"!!

Rosanna Menna Docente 196° Circolo Didattico Via Perazzi - Roma
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