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n 7 novembre 2010
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Articolo 'I compiti a casa'  >>>
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I compiti a casa
Come evitare una tragedia annunciata
di Rossini Simonetta - Didattica Laboratoriale
I compiti a casa! Spauracchio, tragedia, rovina di interi pomeriggi per molti bambini e, di conseguenza, motivo di ansia per i loro genitori che non sanno come intervenire per farglieli fare senza vivere "quel teatrino-gioco delle parti" comune ad intere generazioni.

Tenendo conto del fatto che più gli alunni vanno avanti più i compiti a casa aumentano, qualche riflessione sul problema bisogna farla per evitare che, scuola dell'obbligo o no, il lavoro in orario extra scolastico porti piuttosto che all'autonomia, all'essere capaci di .... ad uno scontro quotidiano all'interno delle famiglie.

C'è da chiedersi subito: perché assegnare compiti a casa nella scuola primaria? A cosa servono realmente?

Premesso che non sono d'accordo con chi ne assegna così tanti da impegnare i bambini per ore e ore, attribuendo a lui e alla famiglia il 60% del ruolo di educatore-formatore, ritengo però che aiutino l'alunno a:
* sviluppare e migliorare la memoria di lavoro
* misurare e affinare le proprie abilità
* diventare un buon organizzatore del proprio tempo e del proprio spazio
* diventare" capace " a fare da solo
* diventare in parte "autore" del proprio apprendimento

Pensate quindi con quale prontezza abbia approfittato della situazione creatasi in classe pochi giorni fa.
Appena entrata ho subito percepito un clima negativo, meno allegro e vivace del solito: c'erano stati dei rimproveri e dei brutti voti a causa di alcuni compiti per casa non eseguiti. Visto il loro smarrimento mi sono chiesta: Ma lo sanno come si fanno? Gli è stato insegnato a saperli gestire? No!

Ho ritenuto indispensabile quindi aiutare gli alunni nell'affrontare tale impegno in maniera consapevole, ragionata, autonoma: i bambini vanno "educati" ad un compito del genere.
Abbiamo iniziato a registrare alla lavagna i motivi per i quali qualcuno non aveva "studiato" la lezione assegnata il giorno prima. Le motivazioni emerse sono state:
* avevo l'impegno con lo sport
* mi sono dimenticato che avevo i compiti da fare
* ho dimenticato libro e/o il quaderno sotto il banco
* ho provato a farlo ma c'era mio fratello che giocava e mi dava fastidio
* mentre studiavo mi alzavo in continuazione
* non ho capito per niente quello che dovevo fare.


Bene!.... anzi male! Il problema esiste quindi cerchiamo di risolverlo insieme.

Prima di tutto ho chiesto loro che mi spiegassero cosa fossero i compiti per casa e a cosa servissero.Sono stati bravi a rispondere che si trattava di lavori scolastici da fare a casa. Poi, attraverso una serie di domande stimolo, abbiamo stilato alla lavagna i motivi che li rendevano necessari: una lista più o meno uguale a quella sopra citata.

Ma come risolviamo il problema della non-esecuzione dei compiti? Quali "trucchi" possiamo adottare?
Abbiamo tirato fuori una vera e propria procedura (hanno capito che procedura viene da "procedere", come si va avanti per fare una cosa.).
Ne è nato un lavoro bellissimo che si è avvalso del contributo divertito di tutti. Ho poi stampato al computer il risultato ottenuto.

Oggi ho consegnato ad ogni bambino la propria copia firmata da loro stessi e da noi insegnanti: si tratta di un vero e proprio "patto" di lavoro,un documento da inserire in una cartellina trasparente da tenere sempre nello zaino così da usarla ogni volta che si hanno compiti per casa.
Ne erano tutti orgogliosi! E il commento di molti di loro era che non sarebbe servito solo per l'italiano (la mia materia) ma per tutte le altre discipline!

Certo ho pensato che comunque il problema dei compiti a casa non sarebbe stato risolto definitivamente. Poi ho visto che Riccardo andava in giro per la classe, con la sua cartellina in mano, dicendo a tutti che aveva visto la mia collega assegnare il compito di storia all'altra sezione: era contentissimo perché avrebbe usato la sua procedura!
E questo mi ha fatto stare proprio bene!

Simonetta Rossini, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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